#GREENPASS, PERCHÉ È GIUSTO TOGLIERLO PROPRIO ORA intervento dell’on Pino Cabras alla Camera dei Deputatai

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Eccoci dunque a una fase di svolta nella vita della Repubblica, dopo due anni ad alta tensione. La crisi covid ha investito l’Italia come il mondo intero, e ovunque è tempo di bilanci e riposizionamenti.
Ogni paese ha preso le misure. Ogni popolo ha conosciuto la portata dei danni e dei rimedi. Ogni governo ha attinto all’arsenale delle sue leggi, chi per salvare la normalità, chi per crearne una nuova.
È tempo di bilanci anche per l’Italia e per un giudizio politico sulle misure adottate dal governo nel momento della svolta possibile. Il governo italiano ha scelto le misure più draconiane al mondo, dopo il Turkmenistan, in una spirale di decisioni che in queste aule noi di Alternativa abbiamo da subito contestato e criticato.
Abbiamo usato la scienza, la logica, il buon senso, i riferimenti giuridici più alti sui diritti umani. Abbiamo ascoltato le sofferenze di milioni di cittadini. Abbiamo frequentato piazze in ebollizione. Abbiamo proposto soluzioni pratiche, ben note e sperimentate in tanti paesi a noi vicini per alleviare la vita delle persone.
Il governo ha scelto a lungo – e sceglie ancora una volta – la via che aggrava, anziché la via che allevia; la via stolidamente repressiva, anziché la via democratica; il paese dei sudditi, anziché quello dei cittadini.
Il decreto sul Super Green Pass è uno strumento totalmente sbagliato, inefficace, dannoso, vessatorio, estorsivo. Va a intaccare una serie di diritti e principi costituzionali.
Una marea di riscontri e una valanga di dati di fatto e di numeri confermano oggi a posteriori quel che avevamo già visto ieri a priori: creare un meccanismo di segregazione non ha fermato l’epidemia, ha creato disuguaglianza, distruzione economica, sofferenza psicologica, indebolimento dei legami sociali. Sbagliare è umano, perseverare è draghiano.
Il capolavoro distruttivo del governo Draghi parte da una grande menzogna. Una grave menzogna del governo corrisponde a una grave violazione del patto sociale. La menzogna riguarda sin dal principio un tema molto serio: la portata e il significato dei vaccini e della campagna vaccinale.
Qui in Draghistan da un certo punto in poi non è più una questione sanitaria all’interno di un sistema costituzionale proporzionato, cauto, attento ai diritti. No, qui diventa un nuovo sistema di cittadinanza a punti, con l’avvio di una segregazione in grado di espandere le ragioni di separazione fra cittadini sulla base di principi provvisori che creano incertezza e precarietà e che il governo, senza più contrappesi, può estendere arbitrariamente.
I limiti vengono spostati e decisi non in base ad armonie costituzionali, ma in base a convenienze di quel momento: le dosi sono efficaci per sempre, no, per nove mesi, anzi dodici mesi, macché: per nove, che dico? Per sei mesi, anzi quattro! Non ci sarà bisogno di una terza dose, e chi lo dice è un maledetto no vax. Certo che ci sarà la terza dose ma fra un anno, no no, fra tre mesi, e chi ha dubbi su un virustar che parla – manco a dirlo – “in nome della scienza” e cambia idee come si cambiano le mutande, è un maledetto no vax, un “paria” ignorante da dare in pasto agli influencer a contratto per manganellarlo, umiliarlo, per punirne uno ed educarne cento, per far capire quale sarà il clima in un paese totalitario che si rispetti, per incoraggiare il conformismo in ogni ambito dell’esistenza.
E mentre i dubbiosi venivano associati a ogni forma di infamia e di principio d’odio, il potere diffondeva e diffonde ancora odio senza diluizioni, odio puro, ventiquattro ore su ventiquattro, talk show dopo talk show, con tante bugie sparse a piene mani.
Il lasciapassare verde è il primo nucleo di un sistema di crediti sociali nuovo di zecca, dove nell’algoritmo del “QR code” si potranno aggiungere via via nuove regole per separare i cittadini di serie A e di serie B.
Dicevo che il green pass modello Draghi parte da una grande menzogna originaria. Molti ricordano cosa causò la sconfitta del presidente Bush padre: una promessa non mantenuta, una sua grande menzogna. Disse: «Leggete le mie labbra, non aggiungerò mai nuove tasse!». E invece aumentò la pressione fiscale, e quella sua frase lo perse per sempre.
Allo stesso modo, tutti ci ricordiamo la frase solennemente pronunciata da Draghi nel luglio 2021 per giustificare il green pass, quella frase che sembrava una vecchia gag di Corrado Guzzanti: «Non ti vaccini, ti ammali e muori. Oppure, fai morire: non ti vaccini, contagi, lui o lei muore».
Se la premessa di un sillogismo è falsa, è falso tutto quel che ne consegue. L’intera economia di un paese, il lavoro e lo studio di milioni di persone, le connessioni fra i territori, la vita pubblica nel suo insieme, sono pesantemente condizionati da una misura fondata su una premessa falsa: che chi si vaccina non si contagia e non contagia gli altri e inoltre ha la garanzia – dico, la garanzia! – di vivere in ambienti sicuri, mentre chi non si vaccina è un untore da punire e marchiare con la “Colonna Infame 2.0”.
Glielo dicemmo subito al presidente del Consiglio: «Mentre sillabava questa paura primordiale della morte – senza distinzioni fra gli anziani che rischiano e i ragazzini che non rischiano nulla – ha giustificato il green pass più rigido del pianeta, il lasciapassare più opprimente e illogico, la limitazione più vasta e senza precedenti in tutto l’Occidente delle libertà personali, del lavoro, della scuola, dell’università, del viaggio. Non contento, Draghi e gli altri suoi profeti della paura, hanno esteso sempre di più un sistema di estorsione. Una cultura ossessiva della sicurezza, che ad ogni obiezione risponde con un inasprimento sempre più smodato e assurdo delle iniquità, in un clima di caccia alle streghe».
Era il 20 ottobre 2021 quando in risposta alle nostre obiezioni sulla intrinseca inefficacia del green pass, Draghi si inventò in quest’aula una statistica di sana pianta, dicendo che da quando era in vigore il Green Pass, i decessi erano crollati del 94%, le terapie intensive del 95% e i ricoveri del 92%. Era una raffica di balle, per la verità molto applaudite qui dentro, ma pur sempre una terrificante raffica di balle. Fandonie, imbrogli pronunciati “coram populo”.
Una catena di fanfaluche che si scontra drammaticamente con la realtà effettuale che è davanti ai nostri occhi.
E da quando è stato introdotto il green pass nei luoghi di lavoro, i contagi si sono impennati. Da quando è stato introdotto il super green pass i contagi sono esplosi. E la maggior parte dei contagi avviene da e fra persone vaccinate. Sono costretti ad ammetterlo perfino i virologi dei tanti siparietti televisivi.
Un’intera narrazione è crollata di fronte alle sue contraddizioni. La premessa del sillogismo: la grande menzogna. L’idea falsa che si possano limitare i diritti di una categoria di persone perché altrimenti quelle persone costituirebbero un pericolo per gli altri. Stigma sociale, “labelling”, costruzione del capro espiatorio, divide et impera.
Separa, segrega, demansiona, mortifica, chiudi, multa, minaccia, sorveglia, limita, rovina, precarizza chi non obbedisce.
Blandisci, prometti, promuovi, adesca, offri false sicurezze a chi obbedisce. E poi tradiscilo e intortalo con un nuovo giro di frasi fatte: “ne usciremo solo così”, “ancora altre due settimane”, “è solo colpa dei no vax”, “è colpa del tennista Djokovic”!
Magari è colpa di Djokovic anche il fatto che in Danimarca i tamponi sono gratis e qui costano una fortuna solo per il gusto di punire chi non obbedisce.
Ecco, dicevo: la premessa è falsa, è falso quel famoso discorso di Draghi e sono false le conseguenti tabelle dei ministri. È sbagliata la pietra angolare di tutta questa folle costruzione sociale.
Quando noi di Alternativa vi facevamo leggere i lavori di quegli scienziati che dimostravano che vaccinati e non vaccinati contagiavano entrambi, ci chiamavano “antiscienza”. Per loro la soluzione era il green pass.
Ma i fatti hanno la testa dura, oggi dilagano, dimostrano che avevano e hanno torto marcio, e dunque non può esservi giustificazione alcuna per sostenere un sistema che intrinsecamente non funziona, intanto che limita il diritto alla mobilità, allo studio, al lavoro, alla vita di relazione a intere categorie, a interi territori, mentre distrugge turismo, ristorazione, economia di prossimità.
Così abbiamo un popolo che rimane ostaggio di gente che blatera di “carica virale” ma non saprebbe distinguere una proteina da un carciofo. Abbiamo gli spostamenti di sei milioni e mezzo di abitanti delle isole che in questo momento dipendono dall’arbitrio antiscientifico del governo, dal mancato rispetto di ogni proporzionalità delle misure.
Era il green pass modello base ad essere già sbagliato e dannoso. Figuriamoci quanto sono sbagliati e dannosi tutti gli aggiornamenti sempre più dispotici, compreso questo inutile green pass.
Le troppe incongruenze della versione adottata dai governi e dal complesso mediatico-farmaceutico intorno alla sindemia covid stanno emergendo in modo ormai inarrestabile e il professor Ehud Qimron – direttore del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia dell’Università di Tel Aviv e uno dei principali immunologi israeliani – ha scritto una lettera aperta al suo governo in cui critica con forza e senza mezzi termini la gestione israeliana – straordinariamente simile a quella a livello planetario globale – delle questioni sanitarie. Lo ha detto in un modo chiaro che voglio riportare anche qui, perché è molto illuminante anche per noi, tanto le situazioni si assomigliano.
Cosa scrive il dottor Qimron? Lo riporto:
«Ministero della Salute, è tempo di ammettere il fallimento.
Alla fine, la verità viene sempre a galla e la verità sulla politica del coronavirus sta cominciando a manifestarsi. Nel momento in cui le concezioni più devastanti stanno crollando una ad una, non resta che dire agli esperti che hanno guidato la gestione della pandemia: “ve l’avevamo detto”.
Con due anni di ritardo, finalmente ci si rende conto che un virus respiratorio non può essere sconfitto e che qualsiasi tentativo del genere è destinato a fallire.
Non lo ammettete, perché negli ultimi due anni non avete mai ammesso nessun errore, ma in retrospettiva è chiaro che avete fallito miseramente in quasi tutti i vostri interventi, e anche i media stanno iniziando a far fatica a coprire la vostra vergogna.
Nonostante anni di osservazioni e conoscenze scientifiche, avete rifiutato di ammettere che l’infezione arriva a ondate, che svaniscono da sole. Avete insistito ad attribuire il declino di ogni ondata esclusivamente ai vostri interventi, e così “avete sconfitto la pandemia” grazie a una falsa propaganda. E l’avete sconfitta ogni volta di nuovo, e ancora e ancora e ancora.
Avete rifiutato di ammettere che i test di massa sono inefficaci, nonostante i vostri piani di emergenza lo affermino esplicitamente».
Beh, qui in Italia non abbiamo avuto nemmeno quei piani, e questo dovrebbe essere una ragione sufficiente perché il ministro Speranza, il re della tachipirina e della vigile attesa, si dimetta. Ma torniamo al professor Qimron, che accusa:
«Avete rifiutato di ammettere che la guarigione protegge di più di un vaccino, nonostante le precedenti conoscenze e osservazioni dimostrino che le persone vaccinate hanno maggiori probabilità di essere infettate rispetto alle persone guarite. Nonostante le osservazioni, avete rifiutato di ammettere che i vaccinati sono contagiosi. Sulla base di ciò, speravate di ottenere l’immunità di gregge mediante la vaccinazione e anche in questo avete fallito.
Avete insistito a ignorare il fatto che la malattia è decine di volte più pericolosa per le categorie a rischio e per gli anziani che per i giovani che non fanno parte delle categorie a rischio, nonostante che conoscenze in tal senso arrivassero dalla Cina sin dal 2020.
Avete rifiutato di adottare la Dichiarazione di Barrington, firmata da più di 60.000 scienziati e medici professionisti, o altri programmi di buon senso. Avete scelto di ridicolizzarli, calunniarli, distorcere le loro parole e screditarli. Invece di optare per i programmi e le persone giuste, avete scelto professionisti privi di una formazione adeguata per la gestione della pandemia (come consiglieri del governo avete scelto esperti in fisica, veterinari, agenti della sicurezza, personalità dei media e così via).»
Dice proprio così, il luminare israeliano, e sembra parlare proprio di questo governo! E continua:
«Non avete impostato un sistema efficace per segnalare gli effetti collaterali dei vaccini e le segnalazioni sugli effetti collaterali sono state persino cancellate dalla vostra pagina Facebook. Per evitare di essere perseguitati, come avete fatto con alcuni dei loro colleghi, i medici evitano di collegare gli effetti collaterali al vaccino. […] Invece, avete scelto di pubblicare, in collaborazione coi dirigenti di Pfizer, articoli non obiettivi sull’efficacia e la sicurezza dei vaccini.
Tuttavia, dall’alto della vostra arroganza, avete anche ignorato il fatto che alla fine la verità verrà a galla. E sta cominciando a manifestarsi. La verità è che avete fatto crollare la fiducia del pubblico a un livello senza precedenti e avete eroso il vostro status di fonte di autorità».
Il professore lo dice con una precisione che diventa irrinunciabile per definire anche le politiche adottate nella nostra Repubblica.
La verità è che avete bruciato inutilmente centinaia di miliardi per minacciosi avvertimenti, per test inefficaci, per distruttivi lockdown, zone rosse arancioni gialle e per aver interrotto la routine della vita quotidiana negli ultimi due anni.
«Avete distrutto l’istruzione dei nostri figli e il loro futuro. Avete fatto sentire in colpa i bambini, li avete spaventati, resi dipendenti, abbandonati e divisi, come attestano i presidi scolastici di tutto il paese. Avete peggiorato gravemente le condizioni di vita, l’economia, i diritti umani, la salute mentale e fisica.
Avete calunniato i colleghi che non si sono arresi, avete messo le persone l’una contro l’altra, diviso la società e polarizzato il discorso. Avete bollato, senza alcuna base scientifica, le persone che hanno scelto di non vaccinarsi come nemici pubblici e come propagatori di malattie. Promuovete, in un modo senza precedenti, una politica draconiana di discriminazione, negazione dei diritti e selezione delle persone, compresi i bambini, per le loro scelte terapeutiche. Una selezione priva di qualsiasi giustificazione epidemiologica.
Quando si confrontano le politiche distruttive che state perseguendo con le politiche sane di alcuni altri paesi, si può vedere chiaramente che la distruzione che voi avete causato ha solo aggiunto altre vittime a quelle vulnerabili al virus. L’economia che avete distrutto, i disoccupati che avete causato e i bambini cui avete negato l’istruzione sono le vittime in eccesso risultate dalle vostre stesse azioni.
Al momento non ci sono emergenze mediche, ma da due anni coltivate questo stato di cose per brama di potere, denaro e controllo. L’unica emergenza ora è che voi state continuando a decidere le politiche e a gestire ingenti fondi per la propaganda e l’ingegneria sociale invece di indirizzarli a rafforzare il sistema sanitario.
Questa emergenza deve finire!»
Questa emergenza deve finire! Parola del Professor Udi Qimron, Facoltà di Medicina, Università di Tel Aviv.
Parole accorate, appassionate, che inchiodano il governo israeliano, ma anche il governo italiano e alcuni altri governi, all’assurdità con cui hanno trasformato un sistema sociale in un calendario zootecnico, scandito da dosi su dosi su dosi senza più riguardo al principio di precauzione, senza più alcuna attenzione a contemperare diritti, interessi reali di masse di cittadini, trascinati nella Pfizercrazia.
Niente, il governo anche stavolta sembra volersi disporre a chiedere la fiducia senza modificare il decreto per girare ancora di più la vite nella garrota e aggiungere un carico di punizioni.
In conseguenza di tale decretazione “d’urgenza”, non suffragata da motivazioni epidemiologiche e di salute pubblica capaci di darne giustificazione oggettiva (perché l’emergenza non è una decisione politica ma una condizione di fatto), assistiamo ad esempio a una macroscopica condizione di limitazione del diritto di circolazione sul territorio nazionale (come da art. 16 della Costituzione) particolarmente invasiva e sproporzionata.
Anche se il governo vuole fino in fondo la foglia di fico del “consenso” informato, questo è un obbligo vaccinale per potersi liberamente muovere sul territorio nazionale, obbligo introdotto in modo irrituale nella forma e nella sostanza, attraverso una progressiva espansione della necessità di esibire il green pass “rafforzato” al fine dell’utilizzo del trasporto pubblico e dalla contemporanea restrizione dei criteri per poterne entrare in possesso, al di fuori da ogni ragionevolezza medica o scientifica.
Scompare per masse di cittadini un servizio pubblico essenziale, e sono dunque costretti a ricorrere al trasporto privato (se presente) o ad un mezzo proprio (se esistente) per potersi muovere sul territorio nazionale in evidente violazione dell’articolo 3 della Costituzione che prevede la piena eguaglianza di fronte alla Legge senza distinzioni di “condizioni personali e sociali” quale sicuramente è la condizione di (non) vaccinato o (non) guarito.
Nella catena di decreti siamo arrivati al fatto che dalle isole al continente sono necessari mezzi di trasporto pubblici non agevolmente surrogabili con quelli privati (come l’automobile) come invece avviene nel trasferimento in altre parti del territorio.
In tal modo sono violati diritti e principii generali appartenenti a tutte le comunità isolane. Un disastro di proporzioni storiche devastanti. L’estensione degli obblighi in varie professioni estromette masse di cittadini dal lavoro.
Il decreto segue e precede a raffica altri decreti, e già questo è un modo di trasformare la legge in una sorta di yogurt a scadenza, dove l’angoscia dei cittadini soggetti a misure che li escludono dal lavoro e dalla società si somma a una nuova e drammatica incertezza giuridica, in cui l’eccezione segue l’eccezione. Tutto quel che era ovvio deve essere precario, concesso per grazia del governo.
Lo faccio dire meglio a Giorgio Agamben:
«Dal punto di vista tecnico, si ha una separazione della forza-di-legge dalla legge in senso formale. Lo stato di eccezione definisce, cioè, uno “stato della legge” in cui da una parte la legge teoricamente vige, ma non ha forza, non si applica, è sospesa e dall’altra provvedimenti e misure che non hanno valore di legge ne acquistano la forza. Si potrebbe dire che, al limite, la posta in gioco nello stato di eccezione è una forza-di-legge fluttuante senza la legge.
Comunque si definisca questa situazione – sia che si consideri lo stato di eccezione come interno o che lo si qualifichi invece come esterno all’ordine giuridico – in ogni caso essa si traduce in una sorta di eclissi della legge, in cui, come in un’eclissi astronomica, essa permane, ma non emana più la sua luce.
La prima conseguenza è il venir meno di quel principio fondamentale che è la certezza del diritto. Se lo Stato, invece di dare disciplina normativa a un fenomeno, interviene grazie all’emergenza, su quel fenomeno ogni 15 giorni o ogni mese, quel fenomeno non risponde più a un principio di legalità, poiché il principio di legalità consiste nel fatto che lo Stato dà la legge e i cittadini confidano su quella legge e sulla sua stabilità».
Questa cancellazione della certezza del diritto implica «una mutazione radicale non solo del nostro rapporto con l’ordine giuridico, ma nel nostro stesso modo di vivere, perché si tratta di vivere in uno stato di illegalità normalizzata».
E aggiunge Agamben: «Al paradigma della legge si sostituisce quello di clausole e formule vaghe, come “stato di necessità”, “sicurezza”, “ordine pubblico”, che essendo in sé indeterminate hanno bisogno che qualcuno intervenga a determinarle. Noi non abbiamo più a che fare con una legge o con una costituzione, ma con una forza-di-legge fluttuante che può essere assunta, come vediamo oggi, da commissioni e individui, medici o esperti del tutto estranei all’ordinamento».
Ecco, ha ragione Agamben. Oggi non stiamo discutendo più la legge, ma una “forza-di-legge fluttuante”. I diritti costituzionali di milioni di persone vengono manomessi giorno dopo giorno da una legione di pseudo-tecnici completamente sottratta alla democrazia.
È quel che si vuol fare anche con il cosiddetto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con le decisioni che rischiano di consegnarci mani e piedi al MES, cioè ai vecchi padroni del discorso europeo degli ultimi trent’anni, quello dell’austerity.
Le conseguenze su quel che rimane della Costituzione e dei diritti sono incalcolabili. Quante implicazioni può avere la china intrapresa con il Green Pass!
Alla fine, di fronte al fatto che tutta la narrazione non si fonda sul contagiarsi o meno in base allo status vaccinale, l’unico sostegno del green pass collassa.
Cosa rimane? Rimane l’eterno discorso che è un modo per costringere chi non intente vaccinarsi a farlo, non importa la sua volontà, la sua età, il suo livello di rischio. Uno Stato che cioè non rispetta la dignità umana.
E allora voglio farvi un esempio che fa crollare anche questa pretesa di moda nel Draghistan. Confrontiamo i dati e i comportamenti di Giappone e Italia.
GIAPPONE
Abitanti: 126 milioni
Decessi dall’inizio della crisi covid: 18.423
Rapporto decessi/milione di abitanti: 146
Vaccinati con seconda dose: 79%
Vaccinati con terza dose: 0,8%
ITALIA
Abitanti: 59,3 milioni
Decessi dall’inizio della crisi covid: 141mila
Rapporto decessi/milione di abitanti: 2.378
Vaccinati con seconda dose: 78%
Vaccinati con terza dose: 43%
A occhio, direi proprio che il Giappone ha ottenuto risultati di gran lunga migliori. In proporzione agli abitanti, ha avuto 16 volte meno decessi.
Immagino che Speranza, Brunetta e Draghi pensino che i risultati derivino da una maggiore dose di sadismo burocratico, da un green pass nipponico sedici volte più crudele di quello italiano. Niente di tutto questo!
Vi leggo le linee guida del Giappone in tema di vaccinazione anti Covid:
«Sebbene incoraggiamo tutti i cittadini a ricevere la vaccinazione COVID-19, non è obbligatoria né coercitiva. La vaccinazione sarà effettuata solo con il consenso della persona da vaccinare dopo le informazioni fornitele. Si prega di farsi vaccinare di propria decisione, comprendendo sia l’efficacia nella prevenzione delle malattie infettive che il rischio di effetti collaterali. Nessuna vaccinazione sarà somministrata senza il consenso. Siete pregati di non costringere nessuno nel vostro luogo di lavoro né coloro che vi circondano a farsi vaccinare né a discriminare coloro che non sono stati vaccinati».
Le linee guida italiane sono: tachipirina e vigile attesa, ricatto, estorsione, segregazione, green pass sempre più severi e ingiusti.
Questo è il grande scandalo. Basta con questa emergenza!
Guardate cosa sta accadendo intorno a noi: la variante omicron sta cambiando totalmente lo scenario. Il covid, sebbene come tante epidemie nella storia dell’umanità abbia causato lutti e un drammatico impatto per i popoli, non è sinonimo di morte nera, di paura e di paralisi definitiva.
È una delle tante sfide difficili che possono raggiungere miliardi di esseri umani, sta già dilagando come un fenomeno con cui però si può convivere. La svolta di cui parlavo all’inizio è in atto e, come vediamo grazie a infiniti esempi nel mondo, non è affatto detto che convivere con la presenza del virus debba comportare la compressione delle costituzioni, la discriminazione dei cittadini, la paura indotta da ogni schermo, la divisione sociale.
Qui invece si va avanti come se niente fosse.
Eppure avete sentito la netta presa di posizione sia dell’OMS che dell’EMA contro i “booster”, ovverosia contro la politica dei richiami vaccinali ravvicinati permanenti. L’OMS ha dichiarato che è ormai evidente che i vaccini esistenti hanno un bassissimo impatto sulla prevenzione dell’infezione e della trasmissione, soprattutto nei confronti di Omicron, e che «andrebbero sviluppati vaccini contro il Covid-19 che abbiano un alto impatto sulla prevenzione dell’infezione e della trasmissione oltre che sulla prevenzione di malattie severe e morte». Fino a quel momento, secondo l’OMS, non ha senso continuare a effettuare richiami con i vaccini esistenti. «Una strategia di vaccinazione basata su richiami ripetuti» dei vaccini attuali «non appare né appropriata né sostenibile», ha concluso l’OMS.
Sull’incapacità del vaccino di fermare la trasmissione, da segnalare l’ennesimo studio, apparso su “The Lancet”, che conferma che «l’impatto della vaccinazione sulla trasmissione delle varianti circolanti di SARS-CoV-2 non risulta essere significativamente diverso dall’impatto tra le persone non vaccinate».
Lo dice perfino un membro del Comitato Tecnico Scientifico (CTS): un regime di vaccinazione ravvicinata permanente potrebbe addirittura avere effetti negativi in termini di immunizzazione: «Se si vaccina ogni 2-3 mesi per stimolare continuamente la risposta “effettrice”, dopo un po’ potrebbe ottenersi l’effetto contrario. Il sistema immunitario si potrebbe “anergizzare”. Si rischia l’effetto paradossale di “paralizzare” la risposta immunitaria».
Ma il Draghistan è il nuovo Titanic: ignorate l’iceberg.
Non così il premier spagnolo Sanchez, che ha reso nota l’intenzione della Spagna di cominciare a trattare il Covid come una «normale influenza». Per Sanchez ci sono le condizioni prudenti, prudenziali per passare da un quadro di «pandemia» a uno di «malattia endemica» come è appunto l’influenza stagionale.
Basta davvero con questa emergenza.
Basta con i green pass.
Togliete le sospensioni dei medici e degli operatori sanitari, degli insegnanti, dei poliziotti, di tutti i funzionari. Riaprite come si deve le scuole e le università. Togliete tutte queste dogane e check point di cui avete disseminato l’Italia. Ricollegate le isole. Riammettete tutti ai treni, alle navi, agli aerei, agli autobus. Investite meno nel pagare i propagandisti delle vostre misure orribilmente sbagliate e investite di più nella medicina territoriale.
Finitela di sequestrare un intero Paese. Uscite dalla vostra bolla provinciale che osate chiamare “scienza” e guardate a un mondo che si apre persino – anzi, proprio – nel momento in cui l’epidemia corre di più.
Abbiate il coraggio di fare la cosa giusta, una buona volta.
A questa criminale perseveranza nell’errore c’è un’ Alternativa!


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Redazione Oraquadra

La redazione.

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