Cultura

L’Epica medievale

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di Stefania Romito

 

La nozione di poesia epica è presente dalla filosofia greca al pensiero contemporaneo, ma con mutamenti di significato. Significato che cambia a seconda che il criterio  adottato per la definizione dei generi abbia considerato il rapporto con la realtà rappresentata, il contesto culturale e letterario, ecc.

La permanenza di un certo numero di elementi sembra designare come “poesia epica” certi testi , pur appartenenti a epoche e culture diverse sono da osservare entro il sistema dei generi letterari di queste culture.

Questi rilievi si possono ripetere per la lirica e per il dramma che, insieme all’epica, si sono fissati come generi basilari, con l’avvertimento che la riflessione recente, per il ruolo assunto dalle forme narrative dal Medioevo in poi, ha moltiplicato le osservazioni sul racconto, e che questa forma si è affiancata alle altre anche se di fatto interferisce soprattutto con l’epica.

Gli elementi componenziali il cui insieme appare proprio dell’epica sono la storicità (vera o simulata) del tema, anche se sia smarrita ogni consapevolezza circa gli eventi e i personaggi; il disporsi di un complesso di azioni intorno a uno scontro fra parti contrapposte, rappresentato come decisivo per un’intera comunità e i suoi ideali (religione, patria), con un forte senso di destino collettivo; la presenza di un eroe che si batte per la comunità e che nell’azione trova il senso del proprio onore.

La voce dell’autore non compare, frequente è l’anonimato dei testi. Il testo è destinato a una dizione pubblica ad opera di un professionista (giullare, ecc) che lo memorizza ed effettua la sua performance accompagnandosi con strumento musicale.

L’epica appare diffusa in culture lontane tra loro storicamente e geograficamente. Si pensi ai poemi omerici, al poema giapponese Heike, o all’epica serba.

Il Medioevo europeo è caratterizzato da una varia fioritura di testi eroici e celebrativi. Essi vanno dal Digenes Akrites bizantino ai testi finnici raccolti nel Kalevala di Lonrot nel 1835 e 1849, all’intera tradizione germanica, meritevole di attenzione per le implicazione in quella neolatina.

Nella cultura monastica si erano tramandati i modelli epici latini, alcune opere mediolatine ad essi ispirate entrano nel quadro di cui dobbiamo far conto. Talvolta esse incrociano quella tradizione germanica.

Il prodotto più significativo di quest’epica culta è l’Alexandreis (1180) di Gautier de Chatillon, il macedone, eroe di una galassia testuale distesa dall’antichità al Medioevo acquisisce un ruolo emblematico nell’epos oitanico.

Fin dalla Germania e dagli Annales di Tacito, ci è attestata un’attività poetico-celebrativa delle popolazioni germaniche, come rito di autocelebrazione nel ricordo delle gesta eroiche proprie e degli avi.

Testimonianze, per lo più indirette, si hanno anche per i franchi e altre popolazioni dell’Occidente europeo.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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