Cultura

Le origini delle letterature romanze medievali

Condividi

di Stefania Romito

Le letterature romanze nascono presso popoli che da tempo apparivano dotati di una propria tradizione letteraria. Una tradizione il cui mezzo espressivo era costituito dal latino, già lingua dell’impero romano d’Occidente.

Le persone di cultura, a partire dai primi secoli del Medioevo, condividevano l’opinione che il latino rappresentasse il mezzo espressivo gerarchicamente superiore agli altri idiomi. Anche dopo che i testi letterari volgari cominciarono a essere ritenuti degni di una fissazione scritta, le persone di cultura rimasero di questo avviso.

Ma di fatto l’utilizzo dei volgari neolatini come lingue di cultura è diventato realtà, soprattutto nella Romania occidentale (cioè penisola iberica e italiana)

Da quasi nove secoli potremmo immaginare questa evoluzione, che ha portato dalla letteratura latina alle letterature romanze attuali , come un movimento diacronico che si è sviluppato alternando fasi di frammentazione a fasi di aggregazione.

Lungo i secoli dell’era cristiana si è passati dall’unità rappresentata dal sistema letterario classico alla frammentazione delle letterature romanze che hanno avuto corso nel basso Medioevo, per poi tornare a forme aggregative generatrici di sistemi letterari legati alle sorti delle nuove entità statali europee, eccezione per l’italiano, lingua letteraria di una nazione che comincerà ad esistere come Stato unitario tre secoli dopo l’avvenuta unificazione linguistica del territorio.

L’affermarsi del presente quadro linguistico-letterario neolatino ha comportato la scomparsa di tre fra le più significative  letterature romanze del Medioevo: il provenzale, il galego-portoghese, il catalano.

La fine del provenzale e la eclisse del catalano si verificarono a causa di ragioni di carattere politico. Per quanto riguarda il provenzale, dapprima viene scosso dal soffocamento  delle autonomie delle corti feudali della Francia del Sud da parte della monarchia francese, fino ad arrivare all’editto di Villers-Cotterets (1539) in cui Francesco impone di utilizzare solo il francese nei tribunali di tutto il territorio nazionale.

Quanto al catalano, fu l’unione delle due corone di Catalogna-Aragone e di Castiglia (1479), a seguito del matrimonio di Ferdinando con Isabella, ad avviare il declino del catalano a favore del castigliano a tal punto che, nel corso del XVII e XVIII sec, il catalano venne considerato come una sorta di dialetto, perdendo il suo carattere letterario.

Tra la fine del XII secolo e la metà del XIV , il ricorso al galego-portoghese quale veicolo lirico era frequente a tutti i poeti della penisola iberica, con eccezione dei catalani che utilizzarono a lungo il provenzale, prima di passare al proprio idioma. L’abbandono del galego-portoghese, da parte di autori non portoghesi, fu la conseguenza di un lento declino avvenuto tra il 1350 e il 1400. La causa è da ricercare nella caduta di prestigio del modello trobadorico, cui la scuola poetica gelego-portoghese si era attenuta in maniera stretta, causato dalle vicende storiche che videro il regno di Castiglia allearsi con la Francia, mentre il Portogallo si schierava a fianco dell’Inghilterra (durante la guerra dei 100anni).


Condividi

Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

Lascia un commento