Il Buongiorno di Pina Colitta. La coscienza come libero arbitrio

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Un buongiorno domenicale in cui continuo a dire di coscienza parlandovi della presunta immortalità, quella che spesso crediamo di avere tutti noi, nel modo moderno di vivere, senza freni, senza pausa, senza mai un equilibrio storico tra ciò che è stato e ciò che è. Un continuo cambiamento in cui ci si perde grazie alla continua e costante trasformazione della società moderna che non da il tempo di operare similitudini e differenze tra ciò che eravamo e ciò che siamo…
Deterrente fondamentale, se ci pensate,  per creare “coscienza” . Come potrebbe nascere e poi esistere una coscienza nella continua autoaffermazione dell’individuo che è sempre alla ricerca di una
felicità sfuggente? Ed è sempre Bauman che ci viene in aiuto con una risposta soddisfacente, forse…
«La società degli individui plasma l’individualità dei suoi membri e degli individui che danno forma alla società tramite le loro azioni vitali e il perseguimento di strategie plausibili e fattibili all’interno della rete socialmente costruita della loro dipendenza». Mi sembra chiaro che tutto ruota intorno alle azioni, ai traguardi individuali, per essere in corsa in una società in corsa … Ma la coscienza in un individuo ‘civilizzato’ nell’opera di modernizzazione continua e incessante, compulsiva e ossessiva, dove
sta? Io ho l’impressione che si vive quotidianamente con un fardello addosso, quello dell’autocondanna. Sicuramente lo abbiamo inconsapevolmente questo fardello, ma consapevoli della disistima  se
si hanno sempre gli occhi puntati esclusivamente sulla nostra esistenza, sui nostri vissuti, fatti di performance individuali perfette ed uniche. Il risultato è inevitabile: prestare poca attenzione all’esistenza sociale, allo spazio sociale, il cui confronto, aimè, è fondamentale per cogliere le contraddizioni che si creano tra l’essere individuo e l’essere sociale, per trovare un rimedio e spostare l’attenzione da se all’altro. Da qui l’uso cosciente del libero arbitrio che significherebbe libertà individuale insieme alla responsabilità che ci deve essere sempre in ogni forma di reale autonomia e autoaffermazione. Bisognerebbe davvero dare una giusta definizione di libertà e proviamo
a darla sempre con le parole di Bauman

<<il vero significato del termine ‘libertà’, e se la libertà ‘realmente esistente’, la libertà disponibile significa davvero tutto ciò, non può essere né una garanzia di felicità né un obiettivo per cui valga la pena di lottare>>. In realtà, la libertà secondo il mio modestissimo parere si raggiunge realmente quando ci si libera delle forze fisiche irrazionali, della “forza libertaria”, individualistica, nel rispetto della volontà
sociale come unica al di sopra del proprio libero arbitrio, dove il pensare lo porterebbe a non trasformarsi in un individualismo libertario… Non a caso Leo Strauss ebbe a dire “..la filosofia è la ricerca dell’eterno e immutabile ordine entro cui la storia (umana) si dipana e, alla quale, (l’essere umano) è completamente insensibile”. E mi piace concludere questa mia lunga riflessione sulla coscienza
usando le parole del mio amico di scrittura riflessiva di Bauman che, si è compreso, io amo leggere, perché grande, grandissimo libero pensatore:

«Forse il tempo a disposizione mi è parso troppo breve non a causa della mia ormai veneranda età, ma perché quanto più vecchi si diventa tanto più si impara che, per quanto grandi i pensieri possano sembrare, non lo saranno mai abbastanza da inglobare, e tanto meno trattenere, la munifica prodigalità dell’esperienza umana. Non è forse vero che una volta che è stato detto tutto sulle più importanti questioni della vita umana, rimangono ancora da dire le cose più importanti?»

 


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