Il progetto Azadi dal Salento a Marsiglia, musica e colori in libertà

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Dalla Grecìa Salentina fino in Provenza, il progetto Azadi sarà presentato per la prima volta nella cornice del Mucem (Museo del Mediterraneo) di Marsiglia, uno tra i contenitori artistici più attivi e illustri d’Europa.

L’appuntamento è frutto di una coproduzione tra l’associazione Persiana e La Cité De La Musique di Marsiglia, che ospita una residenza artistica dal 7 al 11 febbraio finalizzata alla messa in scena del progetto, la cui fase finale vedrà la performance live sul palco dell’auditorium del Mucem dove, sabato 19 febbraio, salgono Shadi Fathi (setar e daf), Valerio Daniele (chitarra elettrica baritona e live electronics), Ninfa Giannuzzi (voce) e l’artista visivo Egidio Marullo, che colora il concerto dal vivo con le sue astrazioni dipinte.
L’occasione è propizia per approfondire il legame già intenso tra la penisola salentina e la città di Marsiglia con due appuntamenti collaterali: il concerto “Aspro” (di Ninfa Giannuzzi e Valerio Daniele) dedicato ai canti di tradizione in griko vestiti di inediti arrangiamenti, e uno stage condotto dalla stessa Giannuzzi sul canto griko.

Azadi, progetto che vede protagonista la virtuosa musicista Shadi Fathi, nasce dall’amore della musicista iraniana per il Salento. L’ormai consolidata collaborazione degli ultimi anni tra Shadi Fathi, l’interprete “grika” Ninfa Giannuzzi, il chitarrista compositore e produttore Valerio Daniele e l’artista visivo Egidio Marullo, ha portato l’ensemble a concepire una performance che si sviluppa in modo eterogeneo sull’esperienza di vita e artistica della solista persiana e sul ricordo indelebile che ha lasciato in lei il tragico e per tanti aspetti dimenticato conflitto Iran-Iraq. Una guerra che, nonostante il suo carico di atrocità, ha generato in Shadi Fathi (bambina) il bisogno di esistere e resistere attraverso il dono della musica. Anche nei momenti più bui, nell’oscurità dei rifugi sotterranei o sotto il frastuono delle esplosioni, le melodie prodotte dal delicato suono del setar hanno aperto la strada alla sua rinascita come persona e come artista.

Nella performance l’acqua, elemento principe delle creazioni pittoriche di Marullo, simboleggia la vita e le graziose melodie del setar si mescolano alla guerra. Il terrore del conflitto si trasforma grazie alla musica sino a diventare celebrazione stessa della gioia.

Questo “spazio di possibile” apre orizzonti alla creazione, alla sopravvivenza ed alla vita, dove l’artista persiana declama la propria utopia, fedele alla massima che da sempre guida il suo viaggio intimo: “l’arte salva la vita”.  Un autentico manifesto per Azadi, parola persiana per intendere entrambi i significati di “libertà” e “salvezza”.

Nel Salento aspro ma bagnato dalle acque del Mediterraneo, dove un pugno di anziani parla ancora una lingua secolare, il griko (misto di greco e dialetto salentino), Shadi Fathi vede l’eco della sua resilienza, della sua sopravvivenza, il ricordo indelebile della guerra e del suo stesso destino.

L’idea di Azadi nasce proprio durante un concerto di Ninfa Giannuzzi, ascoltando il chitarrista Valerio Daniele modulare il suono tra vertigini elettroniche ed armonie acustiche. Shadi riconosce una eco dei suoni della sua storia, quasi un’epifania. Le visioni nate dai paesaggi sonori del chitarrista la riportano alla sua infanzia, a Teheran ed ai bombardamenti iracheni. “Su queste emozioni – dice la polistrumentista – ho concepito il progetto Azadi: una mescolanza di musica classica persiana, elettronica, canto e poesia in griko, in lode alla salvezza (Azadi)”.


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Redazione Oraquadra

La redazione.

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