Salvatore Toma è il nuovo Presidente della ConIndustria Taranto

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Il cambiamento inizia quando qualcuno vede il passo successivo. Sta a noi costruire il futuro”. 

Questa frase salta subito all’occhio leggendo le note biografiche del neo Presidente della Confindustria Taranto Salvatore Toma, nato a Taranto il 15 luglio del ’64, vive la sua infanzia e adolescenza in Sava, piccola località della provincia di Taranto.

Si diploma nel 1983 in ragioneria e prosegue gli studi presso la facoltà di economia e commercio dell’università di Bari lavorando, contemporaneamente, nell’azienda tessile di famiglia. Dove intraprende una interessante carriera cominciando prima come Amministratore delegato e poi Direttore  finanziario per la società VE.AN. FASHION Srl azienda specializzata nella creazione di collezioni di abbigliamento. Attualmente società licenziataria del Brand “Alessandro dell’Acqua“. Ricopre altresì il ruolo di socio fondatore dal 1994 nella società G.S.T. GRUPPO SVILUPPO TESSILE SrL. Struttura specializzata nella creazione, produzione e distribuzione di collezioni di abbigliamento menswear. Attualmente proprietaria dei brands HAVANA&Co. e Angelo Toma Cerimonia, nonché licenziataria del Brand francese “UNGARO Paris”.

Il gruppo pugliese, porta in se quattro generazioni di esperienza nel segmento menswear.

Oggi opera nel mercato nazionale ed internazionale con il costante obiettivo di valorizzare il Made in Italy.

L’abilità manifatturiera viene affiancata da strutturate strategie di investimento sul piano della comunicazione e del marketing oltre che negli strumenti tecnologici che supportano l’innovazione dei processi produttivi e commerciali. Le numerose attività condotte all’estero negli venti anni, in particolar modo in Eurasia e nella Repubblica popolare cinese, hanno generato un consistente incremento nell’esportazione.

Nel 2017 viene nominato presidente di Confindustria Taranto del settore tessile/abbigliamento;  dal 2017 è referente SMI per la Puglia;  dal 2019 ricopre il ruolo Vice Presidente Confindustria Taranto;  Dal 2019 è coordinatore del tavolo dell’Internazionalizzazione e del Fashion in Confindustria Puglia. Oggi è Ambasciatore di Confindustria Puglia in qualità di promotore per l’internazionalizzazione e il gemellaggio in Cina (Changshu – Taranto).

«L’occasione che oggi ci vede qui riuniti  – ha esordito Toma – è per me particolarmente importante perché segna un passaggio fondamentale della mia storia personale e professionale.

Oggi dopo essere stato investito della carica di Presidente della Confindustria Taranto desidero quindi, prima di ogni altra cosa, ringraziarvi tutti, uno per uno, perché se sono qui è Grazie a voi –  ha detto visibilmente emozionato –  Chi già mi conosce sa che non sono l’uomo dalle grandi promesse, – ha proseguito – e tantomeno dalle grandi “premesse”. Amo arrivare al nocciolo delle questioni e poter dire esattamente ciò che penso.»

« È  pertanto con grande convinzione che vi dico: oggi il cambiamento della nostra Confindustria Taranto, inteso in senso di crescita e di evoluzione, non è solo possibile ma è doveroso.

La mia esperienza di imprenditore, nata diversi anni fa e maturata in questi ultimi anni proprio in Confindustria, mi porta a immaginare una città incubatrice di nuove logiche economiche che vadano ad affiancare quelle industriali; parlo di un modello fondato sulla creazione di valore condiviso, con alla base strategie che riconoscano e valorizzino la centralità delle eccellenze Made in Puglia come traino di ogni settore. Il mio obiettivo sarà pertanto quello di formulare, di volta in volta, proposte concrete, ambiziose e allo stesso tempo misurabili, per ciascuna delle materie e dei settori che compongono il nostro sistema associativo.

Alla base di questo progetto di rinnovamento – ha detto con fermezza – ritengo indispensabile il costante e sincero confronto fra imprenditori tenaci e competenti, che vogliano accogliere le sfide che il territorio pone dinanzi a loro.

Vediamo brevemente assieme quale è lo scenario nazionale, almeno per quegli aspetti che ci riguardano da vicino.

Gli effetti del caro energia si confermano purtroppo di segno negativo nell’indagine rapida del Centro Studi Confindustria di pochi giorni fa, in cui si rileva un forte calo della produzione industriale in gennaio (parliamo di un -1,3%), che segue una sensibile  flessione già registrata a dicembre 2021.

L’insufficienza di materiali e la scarsità di manodopera hanno toccato i valori massimi degli ultimi dieci anni. Significativi anche gli aumenti senza precedenti dei costi di esportazione e dei tempi di consegna. Il perdurante incremento dei prezzi delle commodity ha contribuito ad erodere i margini delle imprese, penalizzando l’attività industriale.

Secondo gli ultimi dati PMI del settore manifatturiero, l’indicatore, pur confermando un quadro espansivo per il diciannovesimo mese consecutivo, registra un rallentamento proprio a gennaio 2022, il peggiore dato in 12 mesi, a causa della persistenza di interruzioni sulle catene di approvvigionamento.

La crisi in cui versa gran parte dell’industria è dimostrata dai circa 100 dossier aperti nei soli tavoli gestiti dal ministero dello Sviluppo economico, cui si sommano le crisi gestite su base regionale e quelle in capo al ministero del Lavoro. Le misure varate in questo senso dal governo sono sicuramente importanti ma rischiano di non essere esaustive.

Uno scenario che ci induce inevitabilmente a riflettere, perché tutto ciò che si va a  palesare a livello nazionale produrrà i suoi effetti, in positivo o in negativo, anche sui nostri territori.

Ma non ci dimentichiamo che saremo sempre noi, imprenditori, a “fare la differenza”:  mettendo a sistema i punti di forza del nostro territorio ed affrontando, con impellenza e lungimiranza,  temi – come la sostenibilità, l’innovazione, il lavoro, la formazione e l’internazionalizzazione – che richiedono azioni pianificate e di lungo respiro.”

Nella lunga relazione Toma ha toccato vari argomenti come la Pandemia e post pandemia: il polso delle imprese e la “ripartenza”, della  formazione, come leva del necessario cambiamento culturale, di come  costruire e condividere strategie che supportino il cambiamento alla base della cultura imprenditoriale e del fare impresa, sono i capisaldi del mio pensiero.

Molti di voi sanno in quale misura sia per me fondamentale la formazione, che considero un asset imprescindibile per la crescita, e, in questo momento particolare, per la ripresa. Formazione per me significa:

  • Pianificare percorsi formativi dedicati ai giovani talenti, linfa indispensabile per le aziende del futuro.
  • Strutturare processi che riducano il gap tra il mondo della scuola e quello dell’impresa, favorendo opportunità per le nuove generazioni.
  • Dare vita a dialoghi strutturati e sburocratizzati con gli istituti superiori, gli ITS e le università provinciali e regionali, riconoscendo alle imprese un ruolo-chiave nella formazione professionalizzante: penso a borse di studio da destinare ai neolaureati affinché realizzino progetti per le imprese, ed allo stesso tempo ad un graduale inserimento di questo capitale umano all’interno delle stesse imprese, evitando così la “fuga” nei paesi esteri.
  • Formare gli imprenditori, investendo su specifiche competenze manageriali per crescere e sviluppare nuove aree di business e per agganciare progetti in arrivo con il Pnrr, sul modello di Rinascita Manageriale proposto da 4.Manager (ente bilaterale costituito da Federmanager e Confindustria). Si tratta, in sostanza, di un nuovo progetto che prevede lo stanziamento di 4 milioni di euro sotto forma di rimborso spese a favore delle aziende che assumono un manager inoccupato e lo ingaggiano “guardando” a quattro settori strategici: innovazione e digitalizzazione, sostenibilità, organizzazione del lavoro post-Covid ed export.

Tutto questo come humus per incentivare l’occupazione locale, reale alternativa alla ricorrente “fuga di cervelli”. Parallelamente, andranno dedicate azioni di supporto agli stessi imprenditori accompagnandoli verso un rinnovato approccio industriale che valorizzi ogni singola azienda come anello di una rete territoriale: l’idea è quella di riposizionare centralmente le nostre micro e piccole imprese, sollevandole dai ruoli marginali ai quali sono spesso relegate.

Affinché questo trovi riscontro nella realtà, non vi è altra strada se non quella di unire le forze e aprirsi a reti e consorzi strutturati, che interagiscano direttamente con le grandi aziende. Un approccio questo, che spesso spaventa noi coraggiosi ma diffidenti imprenditori meridionali, abituati a ritenere che il concorrente da battere sia il collega dirimpettaio invece che abbracciare, assieme a lui e a tutti gli altri, logiche commerciali win win.

Assieme a questi criteri da fare propri, chiederò a tutti voi di esprimere anche il  senso di appartenenza a questa Confindustria in modo diverso: più partecipe, solidale e compenetrato in quelle esigenze che di volta in volta si presentano e devono trovarci unanimemente protesi verso un obiettivo comune. 

La logica che vi chiedo è quella di far passare ogni processo di scambio, conoscenza e partecipazione attraverso la Casa degli Imprenditori, in un rapporto di mutuo sostegno.

Ebbene, laddove dovesse considerare tali occasioni in funzione di realizzazioni di più ampio respiro, questa impresa troverà in Confindustria il giusto supporto per confrontarsi e analizzare ogni eventualità da mettere in campo per far sì che uno scambio di conoscenze diventi partnership, un’idea diventi progetto, una programmazione complessa diventi realtà tangibile e   possibile.

È una vision, la mia, che contraddistingue da sempre anche il mio modo di essere imprenditore, e che vorrei che diventasse appannaggio di tutti voi.

Internazionalizzazione come antidoto alla crisi ed opportunità di crescita

La nuova Confindustria Taranto vuole porsi come soggetto facilitatore nell’accesso ai mercati internazionali, creando opportunità per diversificare la clientela target, spesso limitata a pochissimi committenti.

La mia ventennale esperienza personale nei mercati esteri, testimonia la non remota possibilità anche per le PMI di interagire con questi mercati, oggi tra l’altro più vicini e raggiungibili grazie agli strumenti e alle strategie digitali.

L’up-grade è quello legato alla trasformazione digitale, per il quale è però fondamentale organizzarsi, sia sul piano infrastrutturale che di formazione del personale. Bandi regionali e nazionali, oltre ai finanziamenti agevolati Sace-Simest, sono utili strumenti per colmare questo gap. Alla luce delle azioni di riaccentramento delle risorse che la Cina sta attuando a supporto del proprio mercato interno e a discapito dell’export, si profila per il mercato europeo e quindi per le imprese locali, l’occasione di acquisire quelle quote di mercato fino ad oggi ad esclusivo appannaggio del colosso asiatico.  Per esempio, cercando di tornare a produrre nel nostro Paese componentistica prodotta oramai solo in Asia: una questione sulla quale la Commissione Europea è intervenuta con un piano di risorse per potenziare la produzione di microchip, proprio in vista di un graduale affrancamento dalla dipendenza rispetto ai giganti asiatici.

La trasformazione conseguente dalle azioni di politica macro-economica apre spiragli per le nostre aziende in mercati, come quello europeo appunto, in cui la competitività cinese fino ad oggi non ha lasciato spazio. Un’opportunità che vi invito, fin da subito, a prendere in considerazione.

Le risorse del territorio- Progettare la trasformazione

Ho già avuto modo di soffermarmi brevemente, in questa mia analisi, sul compito cui noi imprenditori siamo chiamati nel tracciare un solco importante verso la ripresa sociale ed economica del territorio: un ruolo importante supportato dalle potenzialità insite nel DNA della Terra di Puglia e di tutta la provincia jonica in particolare.

Non a caso la Puglia è stata, per ben due volte, indicata come la regione più bella del mondo, fino a consolidare, negli ultimi anni, il suo status di itinerario preferito dai turisti, particolarmente nella stagione estiva.

Il turismo  – se declinato nei suoi molteplici aspetti – rappresenta, per la provincia, una leva strategica per destagionalizzare i flussi vacanzieri, ed è una opportunità che anche in questa sede torno a rilanciare: dobbiamo riuscire, anche e soprattutto attraverso un rapporto sinergico con le nostre istituzioni, a fare di questa opportunità un asset da capitalizzare.

Non va dimenticata, in questo senso, l’opportunità dei Giochi del Mediterraneo 2026, che aggiunge alle varie declinazioni turistiche quella sportiva e prevede il diretto coinvolgimento delle imprese nella programmazione degli interventi infrastrutturali, ma anche di riqualificazione e di ammodernamento, degli impianti sportivi di tutto il tessuto jonico.

Il Porto di Taranto, egregiamente rilanciato dall’Autorità di Sistema portuale del Mar Ionio, rappresenta una realtà in divenire, sempre più proiettata in una dimensione internazionale.

Pensiamo alla apertura alle rotte crocieristiche ma anche all’ingresso di Yilport e all’insediamento del Gruppo Ferretti, ma soprattutto all’accordo di partnership e collaborazione tra l’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio e il Porto di Rotterdam  per il Future Port Innovation Hub, grazie al quale lo scalo portuale potrebbe diventare il primo Innovation Hub italiano in ambito di Economia del mare.

Quando si parla di Porto, tuttavia, occorre pensare in un’ottica di intermodalità da tempo perseguita, ovvero all’integrazione del sistema dei trasporti (ferroviari, stradali e autostradali, aeroportuali e quindi portuali), sfruttando anche il percorso di investimenti sull’intermodalità di cui la ZES Jonica, e per altri aspetti la Zona Franca andranno a  beneficiare.

Accanto a tutto questo, va tenuta in debito conto la designazione dell’Aeroporto di Grottaglie a primo spazioporto italiano ed europeo, che significa molteplici opportunità nel campo della ricerca e dell’innovazione e delle scienze dello spazio, e che può potenzialmente convogliare infrastrutture, capacità ingegneristica e turismo.

Risorse a cui puntare con una visione di possibili ricadute sul territorio e di sviluppo aggiuntivo all’industria di tradizione.

Il territorio e gli investimenti

Con il PNRR si prospetta per i prossimi cinque anni uno scenario di grande trasformazione del territorio.

La nostra Confindustria deve, alla luce di quanto affermato fino ad ora, riconquistare autorevolezza sullo scenario nazionale e partecipare proattivamente ai tavoli istituzionali locali, regionali e nazionali creando dialoghi di qualità con le istituzioni.

Il modo migliore per farlo, a mio avviso, è servirsi di progetti e programmi duraturi, scevri da condizionamenti e volti esclusivamente allo sviluppo di pratiche virtuose per il territorio.

La mia sarà una posizione di ascolto costante di queste istanze, ma solo se, come è nel mio auspicio e nell’auspicio di tutti noi, saranno concepite nella logica del dialogo costruttivo e del confronto aperto e leale.

Non accetterò le logiche del “contro” e le dietrologie, attraverso le quali ogni crescita è condizionata da un eterno freno a mano.

L’associazione deve diventare il luogo dell’elaborazione: di idee, di proposte, di confronto prima ancora di diventare condivisione. Il luogo in cui  i vicepresidenti, il consiglio generale, il comitato di Presidenza, i Presidenti della Piccola Industria e del Gruppo Giovani, diventino elementi di mediazione fra le varie esigenze delle aziende associate e di collegamento con i soggetti istituzionali esterni.

Oltre alla “squadra” che mi affiancherà nel mandato con le relative deleghe, chiederò un impegno inedito e un approccio diverso ai Presidenti delle sezioni e delle delegazioni, affinché diventino promotori e portavoce di proposte e suggerimenti, traducendo al meglio ogni istanza che arriverà dalla base associativa.

Allo staff di Confindustria Taranto, chiederò di affiancarmi in un percorso al quale  io stesso cercherò di imprimere interesse ed entusiasmo, affinché possa diventare un modello di lavoro efficace e condiviso.

Dovremo assumerci tutti quanti insieme, e lo spero vivamente, la responsabilità e il coraggio di cambiare e di sostenere anche schemi inediti, non necessariamente più difficili ma sicuramente più stimolanti.

Lo diceva prima di me un saggio filosofo greco, e qui ripeto il messaggio di Socrate: Il segreto del cambiamento consiste nel concentrare la propria energia per creare qualcosa di nuovo e non per combattere contro il vecchio.»

Per chi volesse leggere l’intero discorso clicchi su questo link   Assemblea 2022 – Relazione S.Toma

 


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Redazione Oraquadra

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