La paraletteratura

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di Stefania Romito

 

Nell’ambito della paraletteratura vengono confinate tutte le merci librarie che, essendo state concepite all’infuori di qualsiasi aspirazione alla dignità espressiva, si sottraggono a ogni giudizio di valore letterario, positivo o negativo che sia. Che senso ha fondare criticamente una categoria come quella della paraletteratura, nella quale ammucchiare tutti i testi cui si ritiene negato il diritto al giudizio critico?

Dal punto di vista tecnico non esistono differenze antitetiche tra il metodo di lavoro letterario e paraletterario. “Il bacio di una morta” presenta gli stessi caratteri strutturali de ”I Promessi sposi”, comune è il proposito dell’autore di rivolgersi a una collettività più o meno ampia e competente di lettori, offrendo loro uno scritto funzionalizzato a uno scopo di comunicazione.

È impossibile delimitare a priori l’ambito paraletterario. La paraletteratura prende corpo solo attraverso l’applicazione di norme di gusto e di valore storicamente, socialmente, culturalmente determinate.

Paraletterarie sono le opere che appaiono pregiudizialmente immeritevoli di riflessione critica, in quanto palesemente sfornite dei requisiti minimi necessari perché valga la pena di sottoporvele. La paraletterarietà si configura attraverso una conventio ad exludendum basata su criteri valutativi inculcati con maggior perentorietà e interiorizzati con maggior sicurezza, così da rappresentare una specie di senso comune letterario.

L’istituzione letteraria ha sempre fondato il suo prestigio sul rifiuto di una somma di attività espressive, orali o scritte, che pur oltrepassando l’ambito del discorso comune non sembravano adempiere le  condizioni previste per conseguir la dignità del prodotto di linguaggio esteticamente apprezzabile. Una paraletteratura esiste dovunque trovi luogo una letteratura.

Resta il fatto che a stabilire le coordinate dell’accettazione o esclusione dall’università letterario sono le èlites intellettuali, in quanto rappresentanti degli orientamenti critici, culturali, ideologici in cui le classi dirigenti si riconoscono. Ad essere proscritte infatti sono tutte le produzioni rivolte ad un pubblico subalterno. L’identità collettiva dei destinatari si costituisce come il vero criterio discriminante per l’opposizione tra letteratura e paraletteratura.

Questo asse prospettico d’indole sociologica, basato sulla stratificazione delle fasce di lettori, si incrocia con un altro che invece attraversa i diversi interessi di lettura riscontrabili anche all’interno del  pubblico letterariamente più accreditato. Entrano in gioco le opere che infrangono o trascurano le convenzioni del bello estetico, nei suoi presupposti di moralità artistica, in quanto si volgono  alla rappresentazione dell’ignobile, del volgare, dell’osceno. Oppure si pongono troppo dichiaratamente su un piano di puro svago, di facilità dilettosa.

La paraletterarietà si insinua nel corpus delle belle lettere, attraverso le disposizioni ricettive dei soggetti che ne fruiscono. Sul piano dell’oggettività, un dato resta indubbio: quando un autore destina palesemente il suo lavoro ai ceti colti dominanti, qualsiasi pecca gli venga imputata non impedisce di concedergli un titolo di pregio. E tanto basta per garantire l’identità letteraria del suo prodotto.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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