“Nei silenzi del mondo” il giallo psicologico di Alessandra Politi

Condividi

Non solo un “giallo” ma un romanzo “psicologico”. Così l’autrice Alessandra Politi descrive il suo libro dal titolo “Nei silenzi del mondo”, edito da Aletti nella collana “I Diamanti della Narrativa”.

«La caratterizzazione dei personaggi che creano la storia – spiega la scrittrice di Ruffano (LE), interior designer per professione – non è per nulla subordinata allo svolgimento della trama, anzi viene posta grande attenzione all’aspetto caratteriale dei protagonisti, alla loro psiche e ai rapporti relazionali tra di loro. Gli spazi concessi all’introspezione e all’analisi psicologica sono talmente rilevanti che penso sia giusto completare la definizione del genere, sottolineando i collegamenti coi processi e le risorse mentali a cui i personaggi si affidano per riconoscere e combattere l’avversario».

Una trama ricca di colpi di scena, di suspense – che l’autrice definisce linfa vitale  per questo genere di romanzi, che nasce da continui tentativi di giocare con la mente, di demolire certezze, di inscenare conflitti che rompono gli equilibri – dove un’investigatrice indagherà su due casi di omicidio, avvenuti alla breve distanza di tre mesi l’uno dall’altra, probabilmente per mano di un serial killer, ma dovrà fare anche i conti con un passato che credeva essersi lasciato alle spalle e che tornerà prepotentemente a bussare. La protagonista, Meredith, capirà che, ad un certo punto, bisogna attraversare il dolore per poter raggiungere la meta. Un meccanismo spiegato dalla stessa scrittrice: «Il back-story mi ha aiutata a svelare la storia esistente dietro la situazione svelata, approfondendo le motivazioni del personaggio e dimostrando come il suo passato abbia plasmato le sue attuali percezioni cognitive». A fare da sfondo, la parte più impervia e incontaminata dell’Irlanda del nord, dove il faro di Fanad Head Lighthouse veglierà con il suo occhio luminoso.

Una storia investigativa resa il più reale possibile dall’autrice che svela di essersi «ingegnata a trovare trucchi e stratagemmi che potessero sorprendere il lettore e non farlo annoiare mai: indizi ed elementi disseminati per risolvere il caso, informazioni improvvise tirate fuori dal cilindro nel momento meno assodato, misteri celati come un sottofondo costante. Ho dovuto tessere la trama del mio giallo – spiega la Politi – prima ancora di mettermi realmente a scriverlo e in modo tale che funzionasse come un perfetto ingranaggio».

La narrazione diventa uno strumento non solo per raccontare le fragilità, la sofferenza, la vulnerabilità, ma per dar voce al dolore, accettandolo e prendendone coscienza per poterlo superare. Da qui, il ruolo importante della scrittura. «È come il mio DNA – afferma l’autrice -, una molecola essenziale per la vita. È come la mia impronta digitale, perché mi distingue e mi rende unica e inimitabile. Quando scrivo,  finalmente entro in relazione con me; mi ascolto. Così la storia comincia a frullarmi in testa e non penso a quale genere letterario appartenga, non m’importa. La scrivo e basta». E tornando sul suo romanzo aggiunge: «È una storia che racconta l’Uomo. L’Io angosciato, sofferente e colmo di dolore dona a questo libro una narrazione potentissima. La sua drammaticità traspare fra le pagine come una sorta di imprecazione rivolta al mondo, ai suoi silenzi, spesso assurdi, alla vita e al destino, oltre che a se stessi».

 


Condividi

Redazione Oraquadra

La redazione.

Lascia un commento