Il Buongiorno di Pina Colitta. Umanità a costo zero.

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Dedico questa giornata di riposo dalle fatiche della settimina, con la costernazione di questi momenti, in cui percepiamo i vuoti di questa umanità che sono esternazioni di malcontento, di ansia, di angoscia…
Sicuramente non aiuta pensare che la nostra vita sia perfetta e che quell’umanità che soffre, che arranca è altro da noi. Mai  lo sarà per davvero!!!
Mai lo sarà se riusciamo a mettere in atto tutto quello che possiamo offrire a chiunque, altro da noi, e persino a costo zero. Cosa costa un saluto nei confronti di chiunque, insieme ad un grazie anche quando quel “chiunque”  potrebbe non meritarlo?
Cosa costa ribadire in qualsiasi tipo di confronto che il voler bene e l’amore crea le basi per comprendersi? Cosa costa accogliere con un sorriso di gioia l’altro, accettando la sua storia senza un pregiudizio che non farà mai vedere le sue fragilità?
Cosa costa volgere lo sguardo verso quel qualcuno per il quale il nostro essere disattenti non gli permetterà mai di chiedere aiuto?
Cosa costa incoraggiare chi ha sbagliato per sollevare il suo morale? Lui sa già di aver sbagliato e ribadirlo lo umilierà soltanto…
Cosa costa dire ciò che si pensa per amore invece di tacere per viltà o aggredire per correggere?

Cosa costa far pulizia negli armadi e non pensare che quel capo, li “parcheggiato” da anni potrà servirti un giorno, in un prossimo o lontano futuro, quando invece, privandocene, può servire nell’immediato a chi ha bisogno, a chi ha freddo, a chi non ha di che vestirsi? Conoscere nei dettagli chi ci è vicino non vuol dire evitare l’offesa, vuol forse dire non essere scontenti e prevenire la rabbia? Accettare le nostre fragilità e le situazioni vissute giorno per giorno vuol dire evitare il pessimismo, le preoccupazioni, il
lamentarsi sempre, vivendo in ogni mento nella tristezza.
Evitare di usare un IO imperante che segna il sentiero dell’egoismo e del narcisismo, usando la diplomazia e la parola ricercata non può forse evitare la saccenza, pienezza di sé?
E’ semplicemente questa la strada possibile per alimentare l’attenzione verso l’altro, evitando di concentrarsi sui propri fallimenti e potremmo, forse, realmente guardare empaticamente il
dolore ed il pianto altrui. E se cominciassimo a  valutare le aspettative che abbiamo ed insieme a
queste a versare qualche lacrima per un nostro fratello lontano che di aspettative non ne ha per niente ingabbiato in un’esistenza che è nulla! Forse, potremmo pensare a cambiamenti che vanno bene se fatti con la politica dei piccoli passi e senza aspettarsi sempre solo cose positive.
Forse potremmo pensare di non voler nessun tipo di cambiamento perché il nostro vero patrimonio siamo noi stessi con la nostra forza, il nostro coraggio di sopravvivere a questa nostra fragile umanità…
Con una sola idea in testa “determinazione”… Si, ce ne vuole tanta per conservare dentro il nostro animo, dentro il nostro cuore quei sentimenti di umanità che hanno fatto la storia della giustizia, della comprensione, della solidarietà, grazie all’azione di tanti uomini; uomini semplici, uomini che, con il loro credere nell’uomo stesso, in un loro simile, hanno avuto cura per esso, hanno teso una mano amica, hanno rinnegato e mai sostenuto ogni forma di sopruso. La microstoria, quella delle famiglie, degli
incontri di amicizia e di fratellanza crea la macrostoria, quella delle nazioni,  degli Stati, degli statisti, dei governanti. Non mi voglio mai sentire una povera illusa e credo sempre nel valore del fuoco dell’amore per l’altro e mai in quello che proviene da un’esplosione. Costruisco il mio mondo intorno a tutto questo mio sentire e posso solo condividere con i miei fratelli in sofferenza, così lontani, il mio pianto, la mia preghiera ed un piccolissimo gesto di solidarietà che per loro è grande, grandissimo, l’universo intero,
perché non si aggiunga al loro cuore l’esplosione dell’indifferenza.
Perché vedete..

“Le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono e non si accontentano
mai: le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano, costano molto! E per procurarseli, qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!”

Alberto Sordi, nel monologo finale del film “Finché c’è guerra c’è speranza”.


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