Riorganizzazione laboratori analisi, Zullo (FdI) chiede il confronto con le parti interessate

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La riorganizzazione dei Laboratori analisi privati accreditati rischia di far provocare un terremoto nel settore: viene chiesto un tetto di 200mila prestazioni con risorse risicate.

Il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo, si chiede: <Se la struttura deve rispettare un tetto di spesa invalicabile come pu? essere efficiente nel senso di espandersi ed essere più produttiva raggiungendo soglie più alte?>, per questo ha chiesto non la semplice audizione dell’assessore alla Sanità, Rocco Palese, ma un confronto in Commissione tra quest’ultimo e rappresentanti dei laboratori.

Di seguito la dettagliata richiesta di audizione

Sig. Presidente,

in riferimento all’oggetto, la normativa regionale parte dal riferimento nazionale con la legge 27 dicembre 2006, n.296, avente ad oggetto “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2007)”, con particolare riferimento all’art. 1 comma 796, che prevede l’obbligo per le Regioni, di adottare il piano regionale di riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private eroganti prestazioni di diagnostica di laboratorio.

 il D.Lgs. n.502/92, cos? come integrato dalla legge n. 133/2008, prevede, tra i criteri generali per l’accesso all’accreditamento istituzionale, il criterio della soglia minima di efficienza, fissata a 200.000 prestazioni annue complessive tra private e mutuabili.

 In data 23 marzo 2011, la Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni ha sancito l’Accordo sul documento recante “Criteri per la riorganizzazione delle reti di offerta di diagnostica di laboratorio”.

In riferimento ai meccanismi di aggregazione, l’Accordo Stato-Regioni del 23/03/2011 prevede: ” …. Tutto questo si realizza so/o attivando meccanismi di reale aggregazione fra strutture di laboratorio, volte non tanto alla sopravvivenza delle stesse, ma ad un reale progetto di miglioramento della qualità complessiva. (. .. .)

Quindi, l’aggregazione non deve rappresentare un meccanismo formale di sopravvivenza, ma la reale riorganizzazione dell’offerta del privato in ambito di diagnostica di laboratorio.”

 Nei criteri di accreditamento dovrà essere prevista una soglia minima di attività, al di sotto della quale non si pu? riconoscere l’idoneità al riconoscimento di produttore accreditato e a contratto. La soglia minima proposta come riferimento è di un volume di attività di 200.000 esami di laboratorio complessivamente erogati/anno.

 L’unica riserva nell’approvazione del documento di riorganizzazione da parte delle organizzazioni rappresentative riguarda la previsione che la soglia minima di efficienza non è applicabile ai Laboratori di patologia clinica delle Case di Cura accreditate che erogano anche prestazioni nei confronti di pazienti non ricoverati, fatta salva la facoltà per la Casa di Cura di aderire alle aggregazioni con altri laboratori che non raggiungono la soglia di efficienza.

 Con Deliberazione di Giunta regionale n. 281 O del 30/12/2014 si è proceduto a ricostituire il Gruppo di Lavoro Regionale per la “Riorganizzazione della rete delle strutture pubbliche e private di diagnostica di laboratorio” di cui alla precedente DGR n. 482/2014 e s.m.i.

 Con DGR n. 736 del16/05/2017 si è dato corso all’approvazione del nuovo modello organizzativo e dopo le consultazioni del gruppo di lavoro è stato redatto un modello definitivo di reti:

 A) Modello A: a discrezione delle convenienze economiche e di maggiore o minore necessità di prossimità al paziente per la rapidità e la qualità dell’esito si decide di accentrare una parte di esami in un laboratorio aggregante della rete mentre i rimanenti esami si eseguono in sede;

 B) Modello B (81 e 82) si concentra la totalità degli esami e i laboratori spoke diventano punti prelievo, che conferiscono i campioni al laboratorio che esegue la fase analitica ( Hub).

 Recentemente e inaspettatamente, a Gennaio 2022 le sigle associative dei laboratori accreditati sono state convocate dal dipartimento per la salute, per la revisione dei modelli di rete prodotti appena nel 2017. Il dipartimento ha esposto che in conformità all’art. 29 del D.L. 73/2021, si prevede uno stanziamento nazionale teso a efficientare la rete dei laboratori accreditati per cui occorre rivedere in tempi stretti entro il corrente anno 2022 la normativa sulle reti. E’ stato verbalizzato in sede di riunione del 26/01/2022 che l’assetto delle reti della DGR 736 era transitorio. Questo aspetto normativa non è mai stato citato nel testo della delibera 736, mentre improvvisamente dovrebbe cedere il passo celermente ai modelli 81 e 82, secondo le volontà provenienti dal Ministero della salute.

 Va considerato che: l’intento di “efficientamento” viene imposto dall’alto in tempi stretti dopo un lavoro di concertazione durato anni per addivenire alla riorganizzazione dei laboratori.

 Questo nuovo inquadramento non si pu? imporre in tempi cos? stringenti e porta con sé una serie di svantaggi senza apportare alcun vantaggio in termini di risparmio di spesa sanitaria regionale e assistenza territoriale sui pazienti.

 Innanzitutto vi è una forte contraddizione tra soglia di efficienza e tetti di spesa imposti dalla Regione. Se la struttura deve rispettare un tetto di spesa invalicabile come pu? essere efficiente nel senso di espandersi ed essere più produttiva raggiungendo soglie più alte?

 Con l’accentramento spinto viene persa la professione del patologo di laboratorio, svilita a semplice smistatore di provette dallo “spoke” all’ “hub” dopo anni di studio, specializzazione e formazione continua.

 Si perde la celerità di risposta di referti, in molti casi di vitale importanza per pazienti anziani, pediatrici e soprattutto oncologici. Infatti i tempi di risposta inevitabilmente si allungano e le strutture private perdono competitività e capacità sussidiaria di affiancamento alla struttura pubblica fortemente in affanno.

 Viene meno la capacità assistenziale, fruibile in più ore della giornata, cosa impossibile con il prelievo ed il successivo trasporto dei campioni ematici e biologici. Molti pazienti richiedono in più ore del giorno emocromi urgenti, esami ematochimici urgenti, a titolo di esempio, creatinina ed elettroforesi sieroproteica, finalizzati ad esami contrastografici, markers oncologici con risposte tempestive, markers di danno cardiaco, esami tiroidei ed antibiogrammi finalizzati a terapie mirate.

 La centralizzazione spinta porta inevitabilmente con sé il licenziamento di personale, che non troverà mai la possibilità di una ricollocazione di lavoro.

 In concreto poi, i laboratori che conferiscono i campioni all’hub devono sostenere le spese di trasporto e continuano comunque a sostenere una serie di spese gestionali relative alla fase pre-analitica e post-analitica del laboratorio di analisi, per cui in tutto questo processo di aggregazione non c’è un reale vantaggio economico e di efficienza.

 Esiste anche un vulnus all’attività libero-professionale in regime privato poiché la soglia di efficienza delle 200.000 prestazioni nella rete comprende esami a carico del SSN ed esami di tipo privatistico. Per cui verrebbe impedita al Laboratorio accreditato, che è anche autorizzato la possibilità di svolgere esami in regime privatistico.

 Esistono forti incertezze e timori su come saranno ripartiti i tetti di spesa per i laboratori trasformati in spoke.

 Le esperienze di grosse realtà di esamifici anche pubblici presenti nel nord Italia da anni, dimostrano che spesso è necessario ripetere il prelievo al paziente, perché il campione arriva tardi all’hub, perché la quantità di campione pu? essere insufficiente senza parlare poi degli esami emocromocitometrici dove l’analisi eseguita subito dopo il prelievo è molto più attendibile che non a distanza di tempo ed ancora gli esami microbiologici che, per quanto si rispetti la catena del freddo, possono alterarsi soprattutto in estate.

 Ancora: i Laboratori devono comunque rispettare i contratti di service e acquisto delle apparecchiature in essere, che non si possono rescindere dall’oggi al domani.

 Ai Laboratori di media o piccola dimensione vengono inoltre imputate carenze di qualità, la quale, secondo la visione del legislatore è un appannaggio esclusivo di una struttura di grosse dimensioni. Tutto ci? è in palese contraddizione con il percorso di qualità molto stringente cui tutte le strutture accreditate sono tenute ad ottemperare con il modello di accreditamento richiesto dal REGOLAMENTO REGIONALE 23 luglio 2019, n. 16, che prevede complessi percorsi che hanno come obiettivo il miglioramento continuo della qualità, prescindendo dalla dimensione della struttura.

 Per questa serie di ragioni, i Laboratori chiedono il mantenimento della DGR 736/2017, ed in particolare il Contratto di rete tra Laboratori, che consente la scelta del modello di aggregazione a costo zero per la Regione con evidenti vantaggi sull’assistenza territoriale finalizzata ai percorsi di diagnosi, cura e prevenzione.

 Tutto ci? premesso e considerato, Le chiedo di favorire un confronto in audizione tra l’Assessore alle politiche della salute e rappresentanti dei laboratori come da allegato i quali auspicano il mantenimento degli Accordi ex DGR 736/2017 o comunque una nuova riorganizzazione che tenga conto delle criticità rappresentate,

Certo di un sollecito riscontro, porgo cordiali saluti.

Ignazio Zullo
Consigliere regionale di Fratelli d’Italia

 

Per Il Gruppo, il Presidente

 

Ignazio Zullo

 


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Redazione Oraquadra

La redazione.

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