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Taranto e il problema sociale: domande e risposte sul futuro della città jonica

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Taranto, la seconda città della Puglia per numero di abitanti, non nasconde nel 2022 i suoi problemi sociali e di natura economica e aspetta risposte sul suo futuro ormai da tanto tempo. Per parlare di Taranto e del suo contesto sociale attuale abbiamo scelto oggi una persona fra le più indicate: l’avv. Simona Scarpati, già assessore Servizi Sociali del comune di Taranto, promotore di molte iniziative per il miglioramento della vita della città Jonica.

Avvocato Scarpati, buongiorno. Le faccio anzitutto una domanda: che tipo di città è Taranto dal punto di vista sociale, ovvero, quali sono i principali problemi che ha riscontrato nel biennio 2017-19 quando ha ricoperto il ruolo di assessore ai servizi sociali del Comune di Taranto?

 

Dalla disamina delle principali dinamiche sociali osservabili, tutte verificate durante il corso dei lavori preparatori alla redazione del piano sociale di zona per il passato triennio 2018-2020, già si osservava mancanza di lavoro, emergenza abitativa, rischio di isolamento sociale, situazione di povertà, indebolimento delle reti di protezione primaria, richieste di aiuto all’ente civico per contribuzione straordinaria. Accanto a tali emergenze, a partire dal 2020, a seguito della crisi economico sociale prodotta dalla pandemia, si è registrato un peggioramento del quadro sociale. Ai precedenti livelli di povertà ed emergenza si è aggiunta anche una fascia media della popolazione che, con la crisi provocata dal covid, non è più in grado di far fronte alle necessità, anche alimentari, del proprio nucleo familiare. Queste criticità sociali dovrebbero essere affrontate in maniera più organica, non semplicemente ricorrendo a sussidi di carattere temporaneo. Occorre implementare e rafforzare la rete di servizi, anche attraverso collaborazioni interistituzionali. E’ una forma di coesione e co-azione che ho sempre attuato e che ha sempre portato a buoni frutti nella gestione delle emergenze. A tanto si registra la grave crisi lavorativa e dell’intero settore del commercio, a causa dei numerosi esercizi commerciali che hanno cessato la gestione in quanto non più in grado di far fronte neppure ai costi fissi.

 

Quali sono gli sviluppi negli anni a venire delle problematiche sociali di Taranto alla luce dei cambiamenti economici in corso, delle problematiche della guerra e del covid: la situazione è destinata a migliorare o a peggiorare?

Qui entra decisamente in gioco il concetto stesso di welfare, ovvero l’insieme delle politiche pubbliche finalizzato al raggiungimento del benessere dei cittadini. Dal punto di vista strettamente territoriale, ogni amministrazione comunale ha il dovere ed il compito preciso di intervenire in maniera mirata nel settore delle politiche sociali per migliorare la qualità della vita della propria collettività. Recentemente sono state emanate le linee giuda da parte della Regione Puglia per la redazione dei prossimi piani sociali di zona e questa sarà l’occasione per andare a prevedere accanto ai servizi tradizionali che caratterizzano il welfare consolidato, numerosi programmi e progetti di innovazione sociale che tengano conto delle nuove emergenze rappresentate oggi dalle criticità della nuova crisi economico sociale. Le linee guida costituiscono la base su cui costruire il piano sociale di zona che deve poi essere implementato da ciascun ambito territoriale a seguito di un percorso strutturato di partecipazione, coprogettazione, discussione e dibattito con le parti sociali, con le asl territoriali e con tutti i rappresentanti del terzo settore. Probabilmente con la redazione dei prossimi piani di zona diventerà realtà anche la attuazione di un sistema di welfare fondato sui c.d. leps, ovvero i livelli essenziali delle prestazioni sociali, intesi come diritti effettivamente esigibili. E’ chiaro che occorre intensificare la spesa nazionale destinata al welfare. Il fondo nazionale delle politiche sociali è stato integrato anche tenendo conto dei bisogni dei vari territori, accanto alle novità normative nel settore sociale per l’attuazione del pnrr. Mi piace anche pensare ai prossimi piani sociali di zona come dei laboratori sociali in continua e costante evoluzione, da tenere il passo alle variazioni delle emergenze e dei bisogni che sicuramente si verificheranno nei prossimi anni. Ecco perché la fase annuale della verifica dovrà essere anche l’occasione per una eventuale integrazione dei piani qualora determinate progettazioni non siano più perfettamente rispondenti ai bisogni concreti della collettività.

Qual è la situazione di Taranto sul piano dei servizi sociali in rapporto con le altre realtà della Puglia ?

 

Durante il biennio in cui me ne sono occupata direttamente, Taranto è stata davvero un cantiere sociale. Con la infaticabile direzione servizi sociali ci siamo interfacciati continuamente con l’ente regionale ma anche con varie realtà pubbliche e private non solo dei capoluoghi pugliesi. Sono stati realizzati numerosi progetti con partecipazioni a bandi, tutti vinti, che hanno visto la progettazione congiunta di varie associazioni ed enti operanti nel terzo settore. D’altra parte è lo stesso concetto di comunità che tende alla inclusione. Deve essere un concetto non solo enunciato ma inevitabilmente praticato se vogliamo raggiungere determinati obiettivi per la intera collettività. Fare rete è la carta vincente, il risultato del singolo viene moltiplicato e questo non può che portare vantaggi agli ambiti territoriali.

 

I problemi necessitano di soluzioni: esiste una ricetta ad hoc per le problematiche sociali di Taranto o ogni situazione sociale riscontrata sul territorio necessità un trattamento diverso e contestualizzato? Cosa ha rilevato negli anni del suo lavoro.

 

Come per ogni cosa non esiste una ricetta ad hoc per la risoluzione delle problematiche sociali. Fondamentale è l’analisi prodromica delle criticità e dei bisogni di una collettività. Andrà, insomma, il tutto necessariamente contestualizzato, pur potendo mantenere una direttrice comune che è quella della rete e della collaborazione. Ecco, questi sono principi fondamentali che nel welfare non devono mai essere smarriti.

 

Chiudiamo con tre domande egualmente importanti condensate in una. Cosa ha imparato di più nei suoi anni di Assessorato ai Servizi Sociali della città Ionica, cosa Le è rimasto dentro ed, infine, cosa non ha realizzato e avrebbe voluto realizzare?

 

Ho fortemente creduto nella condivisione, nella collaborazione, nella rete. Sono i concetti su cui ho basato la mia attività assessorile e che ho portato in tutto quello che ho fatto. Mi è rimasto dentro il contatto reale con i cittadini, che ricevevo costantemente e continuamente. Mi è rimasto nel cuore l’intero settore del welfare che non ho più abbandonato, dato che sono attualmente attiva nell’ambito del terzo settore.

Tante cose importanti sono state realizzate e tante altre ne avrei voluto fare, su cui stavo lavorando come gli empori solidali, le case per padri separati, ulteriori progetti sul contrasto alla violenza di genere. Le cose sono andate purtroppo diversamente ed il loro epilogo, per una che crede fortemente nella politica con la P maiuscola, non poteva essere diverso. Non posso che augurare il meglio per la mia città e per i suoi cittadini. Sempre dalla parte dei fragili e dei bisognosi.


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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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