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Atto eroico o istinto d’amore? La toccante vicenda di Giuseppe e della sua Lulù

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di Stefania Romito

 

Non ci sta ad essere definito “eroe”, ma soltanto un uomo che ha agito per puro istinto d’amore nei confronti della sua barboncina. Così ha tenuto a precisare Giuseppe Di Lecce commentando il suo provvidenziale “gesto” con il quale ha salvato la piccola Lulù da una drammatica fine.

Tutto è accaduto nel giro di pochi istanti, qualche settimana fa, in un bellissimo borgo nel cuore della Basilicata. Un angolo di paradiso che rischiava di diventare lo scenario inconsapevole di un tragico evento. Giuseppe e la moglie Daniela quel giorno si erano recati in visita da cari parenti possessori, a loro volta, di un bellissimo cane di taglia medio-grande, il quale, nel tentativo di difendere il proprio territorio, alla vista della barboncina ha reagito aggredendola.

A nulla sono valsi i tentativi dei presenti di far desistere il cane e di indurlo spontaneamente a lasciare la presa. Lulù non avrebbe avuto scampo se non fosse intervenuta nel suo padrone la forza istintiva dell’amore che si è innescata eludendo la razionalità. Con lucidità e fermezza d’animo esemplari, Giuseppe si è fiondato sul cane assalitore aprendogli la bocca con le mani, salvando così la malcapitata cagnolina.

L’istinto di protezione che abita in noi e che si attiva nei confronti di coloro che amiamo, ha una potenza immanente che esclude ogni pensiero razionale. La razionalità ha una peculiare funzione di protezione che sovente inibisce quelle funzioni che potrebbero compromettere la nostra incolumità. Ma se da un lato questo atto di salvaguardia aiuta a tutelare noi stessi, allo stesso tempo può fungere da azione bloccante nei confronti di quei gesti generati dalla potenza dell’istinto. Agire d’istinto, nella maggior parte dei casi, può essere rischioso ma in taluni può risultare salvifico. Come in questo specifico caso.

La storia di Giuseppe e della sua Lulù è la storia di un sentimento infinito e assoluto. Lui e la moglie Daniela, da quando hanno adottato la barboncina, sanno che la dedizione di un cane nei confronti del proprio padrone è indefinibile. Una passione che spesso noi umani non siamo in grado di ricambiare con la medesima intensità e devozione. Ma questa storia ci conforta e rincuora perché accende una speranza. Quella di meritare, almeno in parte, l’amore assoluto e incondizionato che i nostri cani ci dimostrano in ogni gesto e immensità di sguardo. Perché è soprattutto nella profondità dei loro occhi che rinveniamo l’immanenza e il candore della loro anima. Un’anima capace di amarci. Nonostante tutto.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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