Carlo Levi e il neorealismo descrittivo

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di Stefania Romito

 

Dopo aver lasciato Grassano, prima tappa del suo confino, Levi racconta di essere giunto a Gagliano in un pomeriggio di agosto accompagnato da “due rappresentanti dello Stato, dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive” provando un grande dispiacere per aver dovuto dire addio a quelle terre.

Arrivato a Gagliano viene “scaricato e consegnato al segretario comunale” e, dopo essere stato presentato al podestà Magalone e al brigadiere, rimane solo in mezzo alla strada.

Per Levi il primo impatto è molto brusco. Una prima occhiata lo convince che i tre anni di confino, che avrebbe dovuto trascorrere in quel luogo, sarebbero stati molto lunghi e oziosi e l’immagine del paese, così chiuso e sperduto, suggeriscono subito alla sua mente l’idea della morte.

Ogni capitolo del libro “Cristo si è fermato a Eboli” possiede un’unità interna determinata o da circostanze oggettive o da conglomerati tematici. Un impianto cronachistico volto a riprodurre con fedeltà lo svolgimento dei casi di vita paesana nei quali il protagonista Levi si trova implicato. Leggendo il libro si nota come nel tessuto discorsivo si vengono a ricreare alcuni  stacchi rilevanti.

La descrizione schematica, dell’ordinamento per capitoli, consente di apprezzare meglio l’asse unitario di un discorso approfondito con una coerenza inappuntabile. Il personaggio Levi inventato nel “Cristo” sembra assurgere a prototipo di un umanesimo neorinascimentale. Non dimentica mai se stesso confinato, ma dalla consapevolezza di sé trae stimolo all’immedesimazione negli altri. In questo senso, incarna l’ideale umano vagheggiato dalla cultura antifascista proprio perché tutto capisce e giudica. Un uomo simile non può non schierarsi dalla parte delle vittime.

Dopo aver osservato il paese,  Levi si avvia verso quello che sarà il suo primo alloggio, una camera che la cognata del segretario, rimasta vedova, affittava ai rari viandanti di passaggio e che si trovava a pochi passi dal municipio. Dalla vedova verrà a conoscenza di molti fatti riguardo al luogo e alla gente che abita il paese.

Durante la sua prima passeggiata, Levi conosce i due medici del paese, Gibilisco e Milillo che, pur esercitando quella professione, non sembrano essere validi rappresentanti. Non volendo mettersi in competizione con i due “medicaciucci” (come venivano definiti in paese), Levi si sentirà spesso angosciato ogni qualvolta gli verrà richiesto un parere medico perché sente che l’ingenua fiducia di quei contadini che si affidano a lui “chiedeva un ricambio” e lui, pur potendo contare su una sufficiente preparazione di studi, non aveva abbastanza pratica e, inoltre, la sua mentalità era molto lontana da quella scientifica “fatta di freddezza e di distacco”.

Un aspetto interessante della narrazione sono le diverse tipologie di personaggi descritti in maniera estremamente realistica, ma anche con una profonda ironia. Levi ce li mostra come se li stesse dipingendo in quel momento. Il podestà “è un giovanotto alto, grosso e grasso, con un ciuffo di capelli neri e unti che gli piovono in disordine sulla fronte, un viso giallo e imberbe da luna piena, e degli occhietti neri e maligni, pieni di falsità e di soddisfazione“.

Il dottor Milillo “ha una sessantina d’anni o poco meno. Ha le guance cascanti e gli occhi lagrimosi e bonari di un vecchio cane da caccia. È imbarazzato e lento nei movimenti, più per natura che per l’età. Le mani gli tremano, le parole gli escono balbettanti, tra un labbro superiore enormemente lungo, e uno inferiore cadente“.

Il dottor Gibilisco “è un uomo anziano, grosso, panciuto, impettito, con una  barba grigia a punta e dei baffi che piovono su una bocca larghissima, piena zeppa di denti gialli e irregolari… Porta gli occhiali, una specie di cilindro nero in capo  e dei vecchi pantaloni neri lisi e consumati.

In questa caratterizzazione visiva dei personaggi, vi ritroviamo non solo la sua curiosità di artista, ma anche l’occhio resocontista del giornalista. La sua scrittura è stata accostata al neorealismo proprio per questa sua spiccata peculiarità descrittiva.

 


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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