Il Gattopardo, romanzo storico o di argomento storico?

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di Stefania Romito

 

Una questione importante, molto dibattuta, è se sia corretto definire questo romanzo un romanzo storico. L’elemento storico non è comunque sufficiente per definire “Il Gattopardo” un romanzo storico, non fosse altro che per l’assenza sulla scena di un concreto fatto storico (Garibaldi è più volte citato, ma non lo si incontra mai, né si assiste ad una qualche battaglia risorgimentale). La Storia scorre attorno ai protagonisti del romanzo e ne influenza in vari gradi l’esistenza, ma non si presenta mai in primo piano. Ogni evento diventa spunto di una riflessione psicologica esclusiva. La narrazione si nutre della vicenda interiore e del flusso di coscienza del protagonista.

Del resto lo stesso autore, in alcune lettere scritte all’amico Guido Lajolo (1956-57), annunciava di aver scritto un romanzo “di argomento storico”, precisando però che non si trattava di un romanzo storico. Scrive così all’amico: “Non vorrei però che tu credessi che fosse un romanzo storico! Non si vedono né Garibaldi né altri: l’ambiente solo è del 1860. Il protagonista è il Principe di Salina, tenue travestimento del Principe di Lampedusa mio bisnonno (Giulio Fabrizio). E gli amici che lo hanno letto dicono che il Principe rassomiglia maledettamente a me stesso. Ne sono lusingato perché è un simpaticone. Tutto il libro è ironico, amaro e non privo di cattiveria. Bisogna leggerlo con grande attenzione perché ogni parola è pesata ed ogni episodio ha un senso nascosto”.

Anche Francesco Orlando, che fu allievo di Tomasi di Lampeusa, sottolineò il fatto di leggere tra le righe il romanzo definendolo il “riflesso intimo d’un tempo quotidiano, storicamente significativo, entro una coscienza”, quella di Don Fabrizio. Vale a dire: è quello che vede, sente, comprende il protagonista a dare il segno a tutta la vicenda. E sul punto di morire, Don Fabrizio è ormai consapevole che il cambiamento in realtà c’è stato, che Garibaldi aveva vinto, e non tanto perché, come paventava Tancredi, qualcuno ha “combinato la repubblica”, quanto per la perdita irreparabile di un valore non risarcibile, la memoria: “Perché il significato di un casato nobile è tutto nelle tradizioni, nei ricordi; e lui era l’ultimo a possedere dei ricordi distinti da quelli delle altre famiglie”. Da qui si comprende come una delle fonti, forse la principale di ispirazione del romanzo, sia stata proprio la Recherche proustiana.

Se “Il Gattopardo” non è un romanzo storico, è comunque un romanzo di argomento storico. A questo punto dobbiamo chiederci, qual è la concezione della storia che emerge dal Gattopardo? Il romanzo, come sappiamo, è ambientato in Sicilia durante i moti risorgimentali tra il 1860 e il 1910. Assistiamo a un susseguirsi di ripetizioni cicliche prive di finalità, seppur investite di carattere “rivoluzionario” in termini storici. Notiamo come qualunque finalismo cada di fronte all’ineluttabile eterno ritorno e, di conseguenza, la vita umana perde ogni connotazione finalistica, escatologica. Secondo la filosofia nietzschiana, in un sistema finito con un tempo infinito ogni evento è potenzialmente già accaduto infinite volte e si ripeterà in futuro sottostando all’eterno ritorno dell’uguale.

Attraverso lo sguardo del Principe di Salina assistiamo allo scorrere degli eventi della storia umana, all’illusione storica del divenire, del cambiamento, dell’evoluzione, della rivoluzione. Il sistema delle ripetizioni infittisce la trama narrativa e ne costituisce la chiave interpretativa alla luce del movente antiteleologico. Vi sono ripetizioni di fatti storici o elementi autobiografici. Appuntamenti quali rituali di continuità, espressioni, racconti attraverso anche terze persone di eventi trascorsi lontano nel tempo e nello spazio. Il ricordo è custode del concetto stesso della ripetizione. Esso permette di rivivere nella mente, potenzialmente infinite volte, uno stesso evento.

I dibattiti storici legati all’attualità del tempo della storia tentano di ancorare il racconto ad una dimensione cronachistica, documentaristica, ma “Il Gattopardo” è molto più di questo. A tal proposito risulta emblematica la domanda retorica del Principe di Salina a Chevalley: “Crede davvero Lei, Chevalley, di essere il primo a sperare di incanalare la Sicilia nel flusso della storia universale?”.

Don Fabrizio dà spesso ad intendere che la Storia della propria terra, la Sicilia, sia altra, indipendente, diversa dalla Storia del resto del mondo, e in qualche modo soggetta ad una sorta di entropia irreversibile,  giustificabile da questa “terrificante insularità d’animo” dei Siciliani, (come lui la definisce), imperturbabili nella loro “compiaciuta attesa del nulla,” ostinati nella convinzione “di essere perfetti.”

Questo ostinato equilibrio inerte giustificherebbe la ripetizione antiteleologica dei ritmi vitali, in particolare il ritornello del romanzo di Lampedusa, cioè la celeberrima frase di Tancredi, il nipote del Principe: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.”

 


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista radiotelevisiva e scrittrice.

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