Il Secondo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti: le considerazioni del criminologo

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di Romina Parentera

 L’America, rectius gli Stati Uniti, territorio così lontano da noi, eppure così presente nel nostro immaginario  collettivo come paradiso dove i sogni possono realizzarsi. Dreamer and dreams, qui possono trovare il loro punto di incontro, ma stando alla cronaca quella parte di continente, essa rappresenta anche un luogo in cui le persone possono agevolmente accedere agli strumenti di morte spezzando vite ponendo fine ai sogni di molti.

È  recente l’ennesima notizia che proprio in una città americana, Buffalo, è stata compiuta una nuova strage. Era il 14 maggio, la giornata scorreva tranquilla, solita routine quotidiana, niente che non rientrasse nell’ordinario.

Eppure, di lì a poco, la scelta di fare la spesa in un supermercato diverrà fatale per alcuni malcapitati, quando vi entra un ragazzo di soli diciotto anni che si mette a sparare all’impazzata tra la clientela uccidendo dieci persone e ferendone molte altre. Poco rileva il suo nome, ma assai invece la mimetica che porta addosso, la pistola che impugna, oltre al fucile semiautomatico. Non si tratta, però, di un atto di follia, di un raptus improvviso, perché il giovane vi è entrato con la lucida intenzione di uccidere degli innocenti e di voler rendere partecipe del suo gesto l’intera comunità, se non addirittura l’intero mondo con una live streaming pubblicata su Twitch.

L’agenzia federale americana, meglio nota con l’acronimo FBI, ha qualificato quest’omicidio di massa come atto criminale di odio e di violenza spinto da estremismo per motivi razziali. A consentire al Federal Bureau Investigation di poter  inquadrare tale reato secondo questa chiave di lettura, sono state le dichiarazioni rilasciate dallo stesso omicida, quando nei giorni precedenti aveva postato sui social un manifesto di ben centosei pagine, tutte di chiara ispirazione suprematista e cospirazionista, dove vi si legge con grande sconcerto: “ Voglio che capiate una sola cosa da questo scritto. Devono cambiare i tassi di natalità dei bianchi…….per arrivare ad un tasso di fertilità che…in occidente deve essere di circa 2.06 figli per donna”.

Questo giovane rientra, pertanto, a pieno titolo nella categoria  dei mass murder, ossia di coloro che uccidono diverse persone nello stesso tempo e nel medesimo luogo.

Sono seguite interpretazioni e dichiarazioni   da   parte   di   giornalisti, di politici, di gente   comune   contro questo   gesto   inspiegabile tanto che ha dovuto intervenire anche lo stesso presidente Biden, che lo ha definito: “ un atto di terrorismo interno….. un crimine ripugnante e motivato dall’odio razziale…….antitetico ad ogni cosa che rappresenta l’America”.

Eppure le cronache non sono nuove a notizie di questo genere, alcuni giorni prima un altro ragazzo era entrato in una scuola elementare del Texas aprendo il fuoco all’interno di alcune aule. In quest’ultimo caso,  il ragazzo aveva una storia clinica di disturbi del linguaggio che lo hanno reso vittima di atti di bullismo.

Moventi sicuramente diversi tra i due giovani murder, la facilità di accesso alle armi si è dimostrato di micidiale importanza.

Ogni volta che succedono episodi di questo tipo, si ripropongono le enormi discussioni tra chi invoca leggi più restrittive, come i democratici e chi, invece, si trincera dietro un diritto di possedere un mezzo di difesa per la propria incolumità, almeno questo sembra essere lo slogan dei repubblicani.

Le statistiche riportano dati impressionanti, attualmente il numero di armi possedute dalle comuni persone sono 120 per ogni 100 abitanti: ciò indica che ci sono quelli che detengono nella propria casa più di un’arma, per cui ovvia ci sembra  la domanda  che viene posta e cioè se è giustificabile quanto affermato dai repubblicani circa l’uso del mezzo riservato alla sola difesa personale. Che cosa in realtà porta gli americani ad armarsi fino ai denti? Qual è la loro percezione di sicurezza? C’è un nesso causale tra la disponibilità di possesso e la spinta che spinge questi giovani ad usare impropriamente le armi colpendo così indistintamente degli ignari?

Ad intervenire su quanto accaduto a Buffalo sono stati anche un senatore e lo stesso governatore dello Stato, due figure di rilievo nello scenario politico americano, che hanno inquadrato il problema nell’ottica della salute mentale. Secondo la visione dei due politici, si dovrebbe porre maggiore attenzione su questo aspetto, oltre che garantire una maggiore presenza di forze armate nelle scuole, quasi una “militarizzazione” del corpo docente, che dovrebbe essere addestrato a rispondere al fuoco per evitare ulteriori stragi e a possedere in classe un’arma.

La risposta dei politici americani di parte repubblicana non è affatto quella fare un passo indietro e mettere in discussione il sistema cercando di attuare una politica che li porti ad aumentare il loro senso di sicurezza, senza la previa necessità di tenere in casa propria una pistola o un fucile, ma addirittura quella di aumentarne e legittimarne ulteriormente il possesso. Ma qual è il punto su cui una tale pretenziosa visione si fonda? Puntualmente sul famoso Secondo Emendamento, presente nella Costituzione americana, che recita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia ben organizzata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non può essere infranto”.

E qui sembra scritto tutto. Detenere un’arma secondo il dettato costituzionale diventa, infatti, un elemento qualificante e necessario affinchè si possa garantire, nel contempo, sicurezza e libertà. Va ricordato che la norma risale al tempo in cui gli Stati Uniti si stavano gradatamente unendo per divenire una confederazione, cioè in un periodo dove c’era un effettivo timore che il popolo dei nativi pellirossa, che cacciati dalle loro terre dai coloni giunti dal Vecchio Continente, potessero minacciare la sicurezza dei nuovi abitanti rivendicandone l’esproprio. In quel determinato momento storico il principio ispiratore è stato sicuramente il “Stand Your Ground” (difendi la tua Terra). Col tempo le condizioni sono mutate, eppure un tale principio permane nella costituzione, tanto da rendere legittima la detenzione di armi nelle proprie case da parte di 1 americano su 3.

Il pensare alla sicurezza e alla libertà di un popolo disponendo di un numero eccessivo di armi in carenza di una reale necessità, non può costituire il fondamento per giustificarne la loro diffusione economica indiscriminata, soprattutto in luoghi e in contesti di pubblico intrattenimento o di frequentazione commerciale.

Pochi e inadeguati, ad esempio  i controlli sugli acquisti, peraltro eseguiti solo quando la compera avviene nei negozi  dove, oltretutto, viene richiesta una semplice compilazione di un modulo contenente i dati anagrafici dell’acquirente, nonché altre domande rivolte volte per accertarsi sul suo stato mentale, sulla sussistenza di precedenti penali ed eventuale uso di farmaci. Questo modulo debitamente compilato viene inviato all’FBI che, dopo controlli incrociati, rilascia il nullaosta per la vendita dell’arma normalmente in soli tre giorni.

In definitiva, le armi rappresentano solo un altro prodotto che va ad incrementare l’economia del Paese, al cui interno il fatturato delle imprese costruttrici è, infatti, tra i più rilevanti. Tutto ciò porta a rivedere il problema non più in termini di sicurezza e libertà, ma di interessi economici. E’ perfettamente palese che quando un bene è importante per far girare l’economia, tale bene deve essere tutelato dalla classe politica e soprattutto la sua “desiderabilità” deve essere massima agli occhi dei potenziali acquirenti. La persuasione è un’arma potentissima in grado di veicolare messaggi che rendano in questo caso l’oggetto indispensabile per la vita dell’individuo, cosicché nelle menti dei “più deboli”, può addirittura assumere una forma direttiva dell’azione.

Uno dei due giovani colpevoli di tali gravi fatti di sangue era rimasto vittima delle persuasive campagne razziali che inneggiano ad una “atavica” presunzione di supremazia del popolo bianco sui neri, vittima ancora delle campagne in cui la vendita di armi viene legittimata come mezzo di sicurezza e libertà e la disponibilità al possesso, tanto da indurlo ad una elaborazione di questi elementi che, nella sua fragile mente, hanno prodotto un output di chiara matrice antirazziale.

Non è quindi da imputarsi alla “malattia mentale”, come sostenuto dal governatore dello Stato e da un senatore; questa ed altre stragi di massa sono da imputarsi proprio alla difficoltà della politica americana di coniugare interessi economici con i diritti dei cittadini. Geldon, questo il nome di uno dei due giovani, è diventato la vittima di questo sistema,  che promuove la cultura di un diritto, quello dell’ appartenenza allo Stato, che il Secondo Emendamento declina in termini di sicurezza e libertà attraverso l’esercizio appunto del diritto all’ autodifesa.

Nel caso in esame, si è  trattato di un ragazzo di solo diciotto anni, prima età adulta, periodo evolutivo in cui si sta per ultimare la struttura di personalità di un individuo, ma che ancora non può definirsi completamente stabile, pur rimanendo essa stessa “dinamica” per tutto il processo di vita.  Questa fase, dove si è maggiormente sensibilizzati da certi argomenti che vanno a definire la propria identità, è il periodo in cui si fanno le scelte del corso di studi da seguire oppure di voler decidere – da adulto lavoratore e non più come studente – come  meglio comprendere un’ideologia politica ed anche un indirizzo sessuale,  ma  soprattutto il modello di vita che si intende assumere e, pure seguire.

Gli enormi cambiamenti di questo ultimo quarto di secolo non ci hanno restituito solo una società 2.0, ma hanno mutato completamente il nostro modo di comunicare, di gestire il tempo e di relazionarci portandoci conseguentemente ad una analisi più attenta, dove poter constatare come la rete assume sempre di più un ruolo sostitutivo delle figure importanti nella vita di qualsiasi individuo come, ad esempio, gli amici tant’è, ora, sembra addirittura che assurga al ruolo di caregiver. Non è questa una visione pessimista della società, ma la convinta consapevolezza di una evidenza difficile da accettare, non più costituita da rapporti tra persone, ma rapporti uomo – macchina. La rete diventa, quindi, il rifugio di coloro che hanno difficoltà a trovare un posizionamento nel mondo, un luogo dove i piani coincidono, – non più reale o fantasmatico – che ci porta ad affermare che in questo mondo virtuale tutto diventa possibile e che si può dare forma alla fantasia.

Ci si può imbattere in siti in cui le proprie idee non ci fanno sentire fuori dal coro o folli, ma anzi, ci si confronta con persone che condividono gli stessi pensieri. Payton,          questo il nome dell’altro giovane, attratto dalla rete, è entrato in contatto con gli hater, i quali hanno alimentato una possibile visione distorta su alcune fasce di popolazione derivata da vecchi retaggi culturali fino a far crescere in lui un vero e proprio odio nei riguardi degli afroamericani; i vari siti in qualche modo sono diventati i suoi persuasori,  tanto da portarlo ad operare una  trasformazione del proprio pensiero, tale da comprometterne la  capacità di discernimento, tra un desiderio sul piano fantastico e un desiderio sul piano della realtà: così gli si è verificata una sorta di identificazione con l’idea di assumere le vesti un “missionario”, oppure   di un eroe, diventando così una figura non più marginale, ma più significativa in una società che fino a quel momento non lo averva mai considerato. Per passare da questo livello all’acting out, si ha bisogno di un mezzo: la politica americana sulle armi incentiva involontariamente questa visione, il Secondo Emendamento, come già detto, adotta i termini di sicurezza e libertà per legittimare le armi, ossia il mezzo con il quale è possibile agire per difendere un proprio diritto.

Nell’attribuzione della responsabilità non si possono non considerare le  “colpe” dei governanti, non si può certamente fare un processo alle intenzioni,  ma una politica più restrittiva e più attenta alla diffusione – sia in termini d’uso che comunicativi-  di un controllo maggiore di ciò che avviene in rete, nonché una maggiore spesa da dedicare alla cura della  salute mentale, soprattutto in alcune fasce di età, può essere d’aiuto alla prevenzione di simili episodi e non certo quello di addestrare gli insegnanti alla stregua dei pistoleros fornendo loro delle armi, non può assolutamente rappresentare una alternativa da prendere in considerazione. La politica americana deve ripensare quanto sin qui seguito cercando di porre  in secondo piano le lobbies  e dando maggiore peso ai propri cittadini, altrimenti il benessere di pochi diventerà il malessere di molti.


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