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Non è una marcia ambientalista, non chiamateci ambientalisti, è una marcia a difesa del diritto alla vita e alla salute che coinvolge tutti i cittadini di Taranto

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Martedì 26 luglio 2022 si svolgerà la marcia per depositare la denuncia contro la fabbrica Acciaierie d’Italia. Si partirà dal Tribunale di Taranto per arrivare alla Procura di Taranto sotto l’unica sigla, Taranto Libera
Il punto di incontro avverrà sul marciapiede di Corso Italia adiacente il Tribunale alle ore 9 di martedì 26 luglio 2022 al fine di raggiungere gli uffici della Procura in Viale Magna Grecia percorrendo esclusivamente i marciapiedi senza provocare intralcio alla viabilità. La marcia prenderà forma sotto la sigla Taranto Libera, una sigla che appartiene a tutti i cittadini di Taranto che rivendicano i propri diritti a partire da quelli fondamentali: il diritto alla VITA, alla SALUTE
Giunti nei pressi del marciapiede adiacente gli uffici della Procura depositeremo l’aggiornamento della denuncia penale già depositata a dicembre 2021 contro Acciaierie d’Italia. È ancora possibile sottoscrivere la denuncia sino a domenica 24 luglio sul sito web www.tarantolibera.it sia come singoli cittadini che come associazione costituita
Oggi, in maniera particolare, ci serve specificare che quella del 26 luglio 2022 non è una marcia ambientalista ma una marcia a difesa del diritto alla Vita, a difesa del diritto della Salute, una marcia che denuncia reati penali in materia ambientale e di gestione di impianti industriali, come quelli della fabbrica Acciaierie d’Italia. Questi impianti, ancora oggi, sono sotto sequestro dall’azione della Magistratura di Taranto che li sequestrò alla famiglia Riva il 26 luglio 2012. Da allora nulla è cambiato. Non è una presa di posizione nei confronti di chi è davvero ambientalista, anzi, ben venga chi possiede specifiche e qualità professionali per definirsi davvero tale, ma pensiamo che questo termine, nel corso degli anni, sia stato abbondantemente abusato per circoscrivere la problematica ambientale di Taranto ad una cerchia definita di persone, negando, tra l’altro, che la criticità e la precarietà del vivere in un ambiente con un alto impatto ambientale e relativo danno sanitario sia di interesse dell’intera comunità sino ad essere esteso dal punto di vista economico a tutta la popolazione italiana
Dopo 10 anni gli impianti della fabbrica inquinano ancora, la CEDU ha condannato per la seconda volta lo Stato Italia per violazione dei Diritti nella gestione dello stabilimento e la Procura ha negato la richiesta di dissequestro degli impianti da parte dei Commissari. I tarantini non sono l’esperimento del Governo italiano in una zona di sacrificio devastata da inquinanti cancerogeni e pertanto il 26 luglio 2022 torneranno in Procura a denunciare i responsabili della fabbrica Acciaierie d’Italia. In allegato la grafica
Luciano Manna
Uno dei tanti cittadini della Taranto Libera

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Redazione Oraquadra

La redazione.

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