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Il tenente Angustina e il senso eroico della morte ne “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati

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di Stefania Romito

 

Ne “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati l’episodio relativo alla morte di Angustina viene rappresentato in maniera diversa rispetto alla trasposizione filmica diretta da Valerio Zurlin nel 1976.

Nel film il tenente Angustina ha il nome di Von Hamerling (nome diverso così come è sottilmente differente il senso attribuito all’intero episodio).

Durante la missione per delineare il confine, il maggiore Matti chiede a Von Hamerling di guidare insieme a lui il plotone che si accinge a scalare il picco più alto della vetta dove segnare il confine.

Le condizioni climatiche sono proibitive. Nevica e fa molto freddo. Von Hamerling è cagionevole di salute (una sua condizione che emerge fin dall’inizio del film) ma, nonostante questo, accetta con onore la proposta di Matti anche se sa che per lui quella spedizione sarà letale.

Il maggiore Matti glielo propone affinché la sua esistenza sia glorificata dall’onore. Quella morte darà un senso alla sua carriera e alla sua intera permanenza alla Fortezza.

La forte carica emozionale di questa sua coraggiosa scelta si avverte nel film nell’atto di dare la mano all’ufficiale Drogo, prima di intraprendere la scalata insieme al Maggiore.

Nel romanzo a capo della spedizione non vi è il maggiore Matti bensì il capitano Monti (un personaggio assente nel film) il quale fa di tutto per rendere più difficoltoso il cammino al tenente Angustina, infastidito dai suoi atteggiamenti da snob.

Un comportamento diverso da quello del maggiore Matti nel film.

Il capitano Monti sembra divertirsi nel far notare ad Angustina l’inappropriatezza del suo abbigliamento e, in special modo, dei suoi stivali, poco adatti ad una scalata. Per tutto il tragitto lo fa sentire a disagio, mettendo in luce la sua debolezza fisica e la sua inettitudine, ma Angustina resiste stoicamente e respinge tutte le provocazioni, cercando di dimostrare il suo valore. Nonostante le forze gli vengano progressivamente a mancare, non rinuncia a seguirlo fin quasi alla cima del monte dove il freddo è pungente e dove ha iniziato a nevicare.

Nel frattempo, sulla cima del monte sono giunti i militari dello Stato del Nord e loro devono attendere che vadano via per segnare il confine. Ma quando la neve diventa sempre più fitta, Angustina rifiuta di mettersi al riparo per verificare quando i militari dello Stato del Nord abbandonano la cima. Finirà per morire da “eroe” accovacciato su un masso tra il dirupo e la svettante vetta.

Angustina è nella morte che trova il senso della sua esistenza.

Perfino il capitano Monti, nel vedere la sua immagine morente, si ricrede sul suo conto e lo paragona al Principe Sebastiano di un ritratto per il nobile atteggiamento anche di fronte alla morte.

Inoltre, nel romanzo (fatto che manca totalmente nel film) l’eroica fine di Angustina viene accompagnata dal ricordo del sogno di Drogo. Un sogno che fece tempo prima in cui Angustina veniva prelevato da spiriti fiabeschi che l’avrebbero condotto all’Aldilà. Passaggi particolarmente intrisi di spiritualità e umanità.

Nel film il capitano Monti è sostituito dal maggiore Matti (Giuliano Gemma). Manca totalmente l’atteggiamento di vessazione da parte del maggiore Matti ai danni del tenente Von Hamerling. Anzi, il maggiore Matti, avendo compreso perfettamente la precarietà del suo stato di salute (e forse avendo intuito che la sua fine sarebbe stata prossima), come abbiamo visto, gli offre la possibilità di dare un senso eroico alla sua esistenza proponendogli di accompagnarlo durante la scalata.

Von Hamerling accetta “onorato” pur sapendo che per lui sarebbe stata la fine.

Questa sua decisione è di fondamentale rilevanza nella storia perché  dimostra quanto fosse importante per i militari della Fortezza riuscire a onorare il loro servizio attraverso il gesto eroico tanto atteso. Che fosse la morte durante una battaglia, oppure durante una spedizione. Von Hamerling riesce a trovare nella morte il senso dell’intera sua esistenza.

Nel film il maggiore Matti (Giuliano Gemma), dopo la morte di Von Hamerling, viene promosso e trasferito, anche se intuisce che questa promozione, con il conseguente trasferimento, in realtà è una punizione per aver causato la morte dell’ufficiale Von Hamerling. Anche se, come cerca di fargli comprendere il Colonnello Filimore (Vittorio Gassman), la morte di Von Hamerling ha per lui rappresentato un qualcosa che va oltre i pensieri e le intenzioni del maggiore. Si fa allusione a un significato “altro” e “alto”.

Il romanzo è intriso di queste sfumature psicologiche dall’alto valore umano che la rappresentazione filmica fatica a rappresentare, proprio perché le due espressioni artistiche parlano due linguaggi diversi: quella narrativa si affida alla parola e alle sua infinita capacità di rappresentazione, quella filmica esclusivamente all’immagine.

 


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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