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Melucci scrive al Ministro sen. Urso perla richiesta di Accordo di programma per l’ex llva di Taranto

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Gentile Signor Ministro,

torno a ringraziarla per l’impegno che il Suo dicastero sta profondendo nella vicenda meglio specificata all’oggetto, esprimendole non di meno un certo rammarico per le convocazioni tardive agli incontri allargati sul tema, per altro sin qui intervenute a fronte di precisa sollecitazione. Ancorché evidentemente interlocutori, tali momenti di confronto, dal nostro punto di osservazione, non possono prescindere dall’analisi delle esigenze della comunità ionica, che ci onoriamo di rappresentare democraticamente e che risultano, in taluni casi, altre da quelle sovente e legittimamente evidenziate dalle parti sociali, piuttosto che da altri soggetti istituzionali o comunque portatori di interesse specifico.

Come annunciatole in maniera franca già in occasione del precedente dibattito dello scorso 17 novembre 2022 ed in occasione della recente manifestazione a Roma dell’ 11 gennaio 2023, con la presente, nello spirito di servizio verso gli obiettivi del sistema Paese e di leale collaborazione con il Governo, consapevoli della complessità e delle delicate implicazioni del dossier ex llva, che riteniamo di conoscere in ogni sua declinazione ormai come pochi, nonché animati da un genuino sentimento di responsabilità verso i lavoratori ed i cittadini, desideriamo offrire a Lei ed alla Sua struttura tecnica un definitivo contributo di valore della comunità e degli Enti locali, al fine di costruire insieme un percorso di medio-lungo termine volto alla effettiva concretizzazione della prospettiva di una siderurgia autenticamente sostenibile presso il polo di Taranto. Abbiamo necessità, col Suo aiuto, di metterci per sempre, ed in fretta, alle spalle una situazione di profondo disagio istituzionale, di mancata programmazione industriale, di disallineamento rispetto alle politiche europee, non ultima di pesante ingiuria agli ecosistemi e alla salute delle persone.

Attraverso questa breve relazione intendiamo, perciò, fornirle primi elementi sinottici di riflessione, riferibili non solo al metodo di lavoro, ma anche agli auspicabili traguardi di una piattaforma convenzionale interistituzionale circa le sorti dell’ex llva. E ci sia consentito ribadire che, generalmente, gli argomenti che verranno trattati non rappresentano un punto di vista ristretto delle sole amministrazioni comunale e provinciale, o anche regionale, né rivestono carattere di mero orientamento politico di una parte. Piuttosto, giudicando l’espressione che sulla programmazione strategica di detti Enti la comunità ionica ha inteso trasferire nel voto dei mesi di giugno e settembre 2022 (rispettivamente circa il 61% al primo turno del Comune capoluogo e circa 1’82% di secondo livello alla Provincia di Taranto), nonché l’ampia partecipazione pubblica che ha concorso all’adozione del piano strategico regionale denominato “Taranto Futuro Prossimo” ed al piano locale per la transizione giusta denominato “Ecosistema Taranto” (già Regolamento UE 2021/1056), quegli argomenti raffigurano indiscutibilmente il sentimento diffuso e scarsamente negoziabile del territorio sulla vicenda in oggetto. In proposito, è opportuno segnalarle che una mozione formale, redatta sulla traccia del presente contributo e il cui testo base si allega, promossa da diverse forze politiche, è al momento in discussione sia nell’assise comunale che in quella provinciale.

Per altro, rispetto ad un perimetro sostenibile dello scenario industriale da individuarsi, è appena il caso di evidenziare che, oltre gli innumerevoli contenziosi legali che hanno visto negli anni contrapporsi la comunità, in tutte le proprie articolazioni, all’azienda, come gli accordi siglati in ambito europeo dagli Enti locali, si pensi su tutti al cosiddetto “Green City Accorci“, occorrerebbe tenere in debita considerazione le due sentenze di condanna nei confronti dello Stato italiano pronunciate dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, rispettivamente il 24 gennaio 2019 ed il 5 maggio 2022.

Noi riteniamo che il D.L. del 5 gennaio 2023 n. 2, circa misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale, non sia efficace nel traguardare il rilancio in chiave sostenibile dell’ex llva di Taranto, né rispettoso delle aspirazioni e dei bisogni della platea di lavoratori diretti ed indiretti, quanto della comunità ionica tutta. Per questo motivo confidiamo che i lavori parlamentari possano emendarne presto il testo, quanto meno ancorando la possibilità di erogare nuove ingenti risorse pubbliche all’azienda all’insediamento di un tavolo ufficiale per un accordo di programma, valido presumibilmente su un orizzonte temporale di almeno sette anni, dunque fino al 2030. La componente privata che oggi guida, nei fatti, lo stabilimento siderurgico di Taranto ha indiscutibilmente mostrato tutta la propria incapacità di aderire alle scelte strategiche del Paese e l’assoluta non curanza degli aspetti connessi alla manutenzione e sicurezza degli ambienti e, di riflesso, di ricaduta negativa sulle matrici ambientali e sulla salute, come richiamato da assai recenti interventi di ARPA Puglia ed ASL Taranto, in relazione ai picchi di benzene registrati in città. Una rapida scalata della componente pubblica nella governance aziendale è ritenuta la vera chiave di volta per l’avvio di una transizione positiva dell’ex llva, specie ove si rammenti che il prossimo mese di febbraio va a scadenza la vigente autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento siderurgico, AIA (Dpcm 29 settembre 2017) i cui interventi sono oltretutto lungi dall’essere compiuti e che in ogni caso erano già sembrati largamente insufficienti a tutelare adeguatamente la salute dei lavoratori e dei residenti. Solo lo Stato, a nostro parere, può orientare in questa fase investimenti e priorità che stiano nell’alveo costituzionale ed ordinamentale (artt. 9 e 41 della Carta, art. 3 ter del D.Lgs. del 03 aprile 2006 n. 152), prima che nei target di mercato. E per avviare una siffatta relazione trasparente e costruttiva con la comunità locale, dopo decenni di errori, decisamente non sono espedienti come quelli riassumibili nel concetto di scudo penale che possono fornire soluzioni. Un accordo di programma ex D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267, ovvero uno strumento legislativo-amministrativo affine, che assorba un nuovo piano industriale e la vertenza occupazionale, i cui contenuti un tavolo istituzionale permanente a composizione variabile, preferibilmente insediato nel capoluogo ionico, dovrebbe dettagliare, rappresenta dunque lo strumento che la comunità locale ritiene indispensabile ai fini di un rilancio industriale della filiera siderurgica dell’area di crisi complessa di Taranto, che operi nel quadro della migliore tutela ambientale e socio-sanitaria.

Per quanto riportato, siamo perciò a richiederle formalmente la costituzione del tavolo in parola, che parta da una ristretta cabina di regia istituzionale, immaginiamo riferibile alle competenze ed ai ruoli della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Ministero delle Imprese e del Made in ltaly, della Regione Puglia, della Provincia e del Comune di Taranto e che sia, di volta in volta, a seconda delle materie oggetto di approfondimento e deliberazione, rimodulabile alla partecipazione di soggetti quali, a titolo esemplificativo: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Ministero della Salute, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero per gli Affari Europei, il Sud, le politiche di Coesione e il Pnrr, eventualmente singoli Comuni dell’area di crisi, Organizzazioni sindacali, Commissario straordinario per le bonifiche dell’area di Taranto, Camera di commercio di Taranto, Autorità di Sistema Portuale del mar Ionio, Zona economica speciale ionica, Associazioni di categoria, Acciaierie d’Italia SpA, Dri d’Italia SpA, lnvitalia SpA, llva in As Spa, ASSET Puglia, Consorzio ASI Taranto. Naturalmente, rimandando la materia ambientale e sanitaria agli Enti tecnico­ scientifici (ISPRA, ARPA Puglia, Istituto Superiore di Sanità, ASL Taranto), come da disposizioni di legge.

Con riguardo, poi, alla struttura ed al testo di base di un accordo con simili alte finalità, siamo pronti a fornire con i nostri uffici tecnici ed autorevoli consulenti della materia siderurgica e legale tutto il nostro quotidiano supporto concettuale ed operativo, a partire dalle proposte che dal 2018 in avanti abbiamo rimesso ai vari esecutivi nazionali e che sono state oggetto anche di significativi elaborati tecnici della Regione Puglia e dell’agenzia regionale ASSET, che hanno già trovato validazione e riconoscimento nel livello UE.

In sostanza, la comunità ionica e gli Enti locali desiderano proporre, una volta per tutte, la disponibilità a ricreare una relazione positiva e rispettosa tra l’industria ed il territorio, magari verso una fabbrica, come palese, più piccola, più sicura, più moderna; desiderano altresì responsabilizzare le forze di Governo a lavorare ad una strategia per l’acciaio sostenibile e competitivo coi p/ayer occidentali più avanzati, in grado di riconnettere I’outlook dell’ex llva alle politiche europee e ai diritti costituzionali dei cittadini, specie dei più giovani.

Perciò, considerati gli assetti aziendali e lo scenario complessivo, per esempio riferibile proprio alla possibilità che il Paese si doti di un vero e proprio piano strategico dell’acciaio, al netto delle premesse ordinamentali, giurisprudenziali, economiche e sindacali, nonché degli articoli di dettaglio, delle clausole di funzionamento del negozio e di quelle di risoluzione a stralcio dei precedenti contenziosi, altre sezioni dell’accordo di programma, secondo il nostro convincimento e in aderenza al sentimento della comunità locale, potrebbero risultare come di seguito elencato: 1) piano industriale, manutenzioni urgenti e transizione tecnologica dello stabilimento siderurgico di Taranto; 2) scenari occupazionali e contributo degli Enti terzi; 3) programma delle bonifiche per il territorio ionico e riperimetrazione del SIN di Taranto; 4) riesame dell’autorizzazione integrata ambientale e valutazione del danno sanitario alla base della produzione; 5) misure socio-economiche di sostegno alla comunità e di sviluppo alternativo sostenibile; 6) interventi a salvaguardia dell’indotto e della platea di lavoratori già sotto amministrazione straordinaria; 7) dismissione di aree non funzionali dello stabilimento siderurgico e cessione di parte delle concessioni demaniali marittime presso il porto di Taranto;

8) Tecnopolo del Mediterraneo e strategie di decarbonizzazione del modello economico locale; 9) interventi specifici per il quartiere Tamburi di Taranto e altre iniziative stabili in favore della rigenerazione urbana e degli interessi pubblici locali; 10) istituzione della cabina di regia permanente dell’accordo di programma. Data la complessità e varietà dei temi, alcuni allegati di carattere tecnico, a cura dei vari soggetti coinvolti, potrebbero costituire eventualmente parte integrante dell’intesa, per esempio con riferimento: a) agli aspetti della produzione, b) al miglior accordo sindacale, c) al monitoraggio dei crediti dell’indotto alla data della stipula, d) alla traiettoria delle prescrizioni ambientali, e) alle evidenze sanitarie disponibili, f) ad una prima presunta mappatura dell’arretramento fisico dello stabilimento siderurgico dal tessuto urbano. Sufficienti leve finanziarie alla attualità della bozza di intesa potrebbero rinvenirsi in: PNRR, JTF, CIS Taranto, fondi per la coesione, progetti a valere sulla Banca europea di investimenti, strumenti correnti ordinari e straordinari di ammortizzazione sociale.

Conserviamo fiducia negli intendimenti del Suo dicastero e del Governo, non vogliamo prendere in considerazione la circostanza per la quale, come spesso è avvenuto sin qui, la voce della comunità ionica e la richiesta di autodeterminazione di un proprio modello di sviluppo sostenibile vengano schiacciati grossolanamente da interessi di parte o non chiaramente precisati o ancora da irragionevoli eccezioni tecnico-economiche. Tuttavia, non saremmo onesti se non affermassimo, in questa sede, che siamo pronti ad ogni iniziativa al fianco dei cittadini per il rispetto dei principi contenuti in questa relazione. La questione dell’ex llva si può e si deve risolvere, insieme e presto. Ma occorrono risorse, lungimiranza e coraggio. E può diventare un paradigma positivo della transizione dell’intero sistema industriale nazionale.

Rinaldo Melucci
Sindaco di Taranto e Presidente della Provincia di Ta

 


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Redazione Oraquadra

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