IL BUONGIORNO DI PINA COLITTAPRIMO PIANOWellness

Il Buongiorno di Pina Colitta. Scalare la vetta della felicità. (Parte I )

Condividi

Che cosa significa vivere un momento di felicità?

È difficile dirlo se poi, ad un certo punto, nonostante stiamo vivendo questo fatidico momento, ci sentiamo sfortunati e magari ci rendiamo conto di vivere con persone e stili di vita che non ci portano felicità.

La ragione può essere, una su tutte, che viviamo esperienze così frustranti che abbiamo solo l’idea di voler raggiungere la felicità, in realtà mai raggiunta.

Non è facile pensare che tutto questo derivi dal fatto che viviamo nella cultura della ricerca del massimo benessere, ragion per cui il nostro obiettivo di vita non sarà altro che quello di vivere nella gioia costante, con un sorriso indelebile.

Beh, stando un pochetto attenti alla letteratura, alla scrittura poetica e quant’altro, potremmo scoprire proprio questo:

gli esseri umani hanno sempre provato a fare quello che porti loro ad evitare il dolore e quindi cercare il piacere.

Sembrerebbe che tutti siamo programmati per questo scopo!

Eppure, in questa conativa felicità, è molto comune cadere più di una volta; è molto comune scivolare sulla famosa buccia di banana e, alla fine, è sempre molto comune inciampare sulle pietre che ci causano la sofferenza

Oserei dire che, a volte, cercare la felicità sia una sorta di trappola, un circolo vizioso in cui più si lavora per quel fine e più ci sfugge.

Ciò spiega perché quanto più siamo coinvolti, in alcune situazioni, in alcune relazioni ed in alcune esperienze che dovrebbero portare benessere, invece all’improvviso, in una aberrante frustrazione, ci si vergogna e ci si sente a disagio. E, guardandosi intorno, ci si chiede continuamente da dove deriva quel sentirsi fuori posto e se, soprattutto, l’esperienza che si sta facendo vale la pena viverla?

Quante volte è capitato di aver preparato un evento o, magari, una semplice festa di compleanno per qualcuno a noi caro, con un entusiasmo enorme, e poi, quando arriva il giorno festaiolo, lo si vive filtrato da una enorme tristezza; se poi ad esempio, si tratta di un bambino per cui è stata organizzata la festa, la tristezza potrebbe essere dovuta al fatto di soffermarsi a riflettere sulla crescita veloce dei bambini e sui futuri compleanni in cui non si avrà più un ruolo organizzativo. Ci sono diverse situazioni in cui lo sforzo per aiutare qualcuno non trova corrispondenza in una soddisfazione che si tramuta in gioia! Mi viene in mente quando organizzai tutto per bene per aiutare un mio caro a fare un trasloco, ma una volta lì, all’opera, il suo dire e il suo fare mi trasmisero la sensazione che la mia presenza era inutile.

In realtà ci sono tante situazioni quotidiane che potrebbero dare benessere e invece portano alla delusione.

Da alcuni specialisti questo viene definito “effetto boomerang della felicità”, definendo quella situazione in cui ci si spende sperando di sperimentare delle realizzazioni di felicità e gioia per aver fatto qualcosa di importante, per sé stessi e per gli altri, e invece ci ritorna come frustrazione e scoraggiamento e persino come infelicità.

Vediamo cosa dice la scienza a proposito di felicità. Dice chiaramente che le pratiche di gratitudine così come quelle di aiutare gli altri portino linfa alla nostra felicità.

E pur vero che le pratiche che etichettiamo come positive non sempre ci portano felicità.

In effetti, la gratitudine o l’aiuto agli altri possono portarci a situazioni inaspettate di delusione e confusione, ma questo non autorizza nessuno di noi a rinunciare a questo tipo di generosa attività. Secondo accreditati studi tutto dipende dal fatto che ognuno conserva dentro di sé l’idea della felicità e soprattutto l’idea di cosa siano le cose positive.

Condividere il tempo con gli amici esprime gratitudine, aiutare qualcuno, godersi il tempo libero e addirittura innamorarsi sono situazioni chiaramente che portano al benessere e portano alla felicità e soprattutto sono elementi che promuovono la positività nella nostra quotidianità.

In tutto questo non ci deve sfuggire mai una precisa constatazione: le persone non possono avere il controllo su ogni realtà per cui all’interno di ogni evento c’è sempre una variabile che può restituirci proprio l’opposto di quello che pensiamo di vivere.

“A scuola mi domandarono cosa volessi essere da grande.
Io scrissi “Essere felice”.
Mi dissero che non avevo capito il compito,
e io risposi che loro non avevano capito la vita.”
John Lennon


Condividi

Lascia un commento