IL BUONGIORNO DI PINA COLITTAPRIMO PIANOWellness

Il Buongiorno di Pina Colitta. Il Risveglio

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“Se ti sei allontanato da una relazione o un’amicizia tossica, negativa, abusiva, unilaterale e senza uscita a bassa vibrazione – hai vinto”. – Lalah Delia

E allora è arrivato il momento del risveglio.

Il risveglio? Cosa significa risvegliarsi in un percorso per elaborare il distacco da una persona tossica? Vuol dire raggiungere il momento decisivo, quello in cui è necessario vivere nel qui e ora attraverso un sano bene di sé.

Non a caso Eckart Tolle ricorda che “Nessun’altra forma di vita sul Pianeta conosce la negatività, solo gli esseri umani, così come nessun’altra forma di vita viola e avvelena la Terra che la sostiene. Hai mai visto un fiore infelice o una quercia stressata? Hai mai incontrato un delfino depresso, una rana con problemi di autostima, un gatto che non riesce a rilassarsi o un uccello che porta rancore e risentimento?”

Questo stato di consapevolezza si raggiunge soltanto quando la sola idea di rivivere quei momenti di dolore e di sofferenza si configura come repulsione spingendo ad alzare finalmente la testa.

Dimenticare una persona tossica è difficilissimo perché prevale uno stato di confusione dove da una parte si vorrebbe tornare indietro per un confronto e dall’altra la presa di coscienza suggerisce quanto non ne valga la pena continuare per cui resta necessario stare alla larga.

Ovviamente, la consapevolezza di stare alla larga, indica la strada giusta per ricostruire la propria autostima, senza bisogno di ascoltare altre parole da chi è stato autore o autrice della devastazione in atto.

È proprio questa consapevolezza che permette ad ogni persona umiliata di mettersi al primo posto senza aver più bisogno di quel legame storto e instabile.

È un vero e proprio viaggio verso il bene di sé; un viaggio che, comunque, potrà avere delle battute d’arresto in cui si potrebbe cadere nella tentazione di avere un confronto o nel desiderio, ovviamente insano, di ricostruire un rapporto proprio perché si è creata una dipendenza affettiva.

Nelle storie tossiche che si configurano, in una relazione di coppia o anche nelle relazioni familiari, dobbiamo tenere sempre presente che, solitamente, non esiste un lieto fine o una fine positiva a cui potrebbe aspirare chine è vittima.

In una relazione in cui c’è un abuso emotivo non ci potrà mai essere un dialogo costruttivo o la possibilità di trasformare le esperienze pregresse in qualcosa di migliore.

Qualsiasi tipo di discussione sarà sempre a senso unico per cui colui o colei con i quali ci si confronta non ammetterà mai di avere torto, di avere colpe e né tantomeno potrà mai comprendere i motivi per cui la persona vittima, manifesta rabbia, insoddisfazione e incertezza.

Ed è proprio in questo il motivo per cui una relazione tossica è difficile chiuderla.

 E chi è artefice di questa tossicità rimarrà sempre sorpreso dal fatto che quella relazione è terminata e non ci sarà mai la volontà di mettere a fuoco la questione per dare luce proprio ai suoi aspetti più bui. Queste persone così narcisiste, così piene di sé e così impastate in un ego smisurato non saranno mai loro a chiudere una relazione.

Le persone tossiche quando si rendono conto di perdere la persona nei confronti delle quali hanno perpetuato sempre offese e abusi motivazionali, potrebbero mettere in atto la tecnica di dare qualche briciola di attenzione.

È solo un modo per tamponare una situazione in cui continuare ad essere manipolatori.

In questo caso per guarire la prima strategia e stabilire dei confini e soprattutto evitare qualsiasi tipo di contatto.

Ciò non può accadere, ovviamente, da un giorno all’altro perché, inevitabilmente, ci saranno dei momenti di cedimento. Eppure la cosa importante è rimanere focalizzati sull’obiettivo. E come sempre i nostri proverbi sono saggi “lontano dagli occhi lontano dal cuore” o meglio dal nostro benessere emotivo e psicologico.

Per non cedere bisogna, comunque, creare una rete di sicurezza che è composta da persone che ci stanno più vicine, da persone amiche, dai familiari super partes, che devono essere sostegno nei momenti di difficoltà.

La rete è importante per affrontare, non soli, un vero e proprio cammino di disintossicazione, ma per concedersi anche una possibilità di parlare apertamente e ottenere ascolto.

Le relazioni tossiche sono quelle che isolano, che creano il deserto amicale e sociale. Invece è proprio la rete di amicizie e di persone care che possono salvare e possono far vedere le cose da una prospettiva più lucida.

Le relazioni positive sono quelle in cui si crea un ecosistema dove esistono equilibri tra due o più persone, quelle tossiche invece sono caratterizzate da un forte squilibrio dove c’è uno che domina l’altro, in una sorta di esposizione, di sottomissione e abbandono.

E anche quando non c’è sottomissione abbandono e c’è continua reattività, la relazione si trasforma in un vero e proprio conflitto; conflitto in cui per evitare di arrivare allo scontro si cerca sempre un modo per far funzionare le cose e per trovare un briciolo di felicità.

Io la definisco “ansia da prestazione emotiva” per cui tutto viene fatto per vedere l’altro contento e soddisfatto e ogni momento di felicità, ogni attimo di approvazione viene vissuto come un traguardo straordinario.

Ha lo stesso effetto di una droga, galvanizzando ed euforizzando.

È questo il motivo per cui dimenticare una persona tossica è difficile perché il cervello associa non soltanto le sensazioni peggiori, ma anche i momenti di euforia e felicità e rende difficile il distacco proprio come succede quando si dipende da una sostanza stupefacente.

Insomma si può uscire indenni da un legame del genere?

Intanto guardando e osservando, ma anche imparando quali sono le caratteristiche di una relazione sana.

Una relazione sana non regala momenti sporadici di entusiasmo, annegando continuamente nella tristezza, nella incertezza. Una relazione sana non dipende dall’umore di chi ne è parte, da come si sveglia al mattino, dai suoi capricci e dalle sue pretese. Una relazione sana non isola, non allontana e non distrugge. Una relazione sana costruisce e soprattutto crea le basi per vivere serenamente, in un contesto familiare e non da soli e con il mondo per condividere gioie e dolori. Una relazione sana é quotidiana ed è equilibrata. Non è mai umiliante, ma è soprattutto priva di situazioni di inadeguatezza.  Non è una lotta, ma è una cooperazione, è un gioco di squadra.

La relazione sana è doverosa per tutti e non deve mai essere giustificata dall’essere giovani o vecchi, da bigottismi religiosi per cui bisogna perdonare, stare insieme e superare.

Esiste solo un credo: trovare la propria pace dentro e fuori di noi.

“Ho trovato la pace della mente quando mi sono allontanato da piccoli litigi che non valeva la pena di combattere. Ho smesso di lottare per le persone che spettegolavano su di me. Ho smesso di combattere per quelli che non mi rispettavano. Ho smesso di preoccuparmi per coloro che non mi apprezzavano per essere me”.

Dana Arcuri

 


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