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L’Associazione Genitori tarantini non si arrende e conta sull’intervento della magistratura

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Nella famosa sentenza del 2013, nella funzione di giudice della Corte costituzionale, il Presidente Mattarella scrisse sulla incostituzionalità di una legge che avesse riconosciuto l’immunità penale a commissari e gestori di ILVA.

Memori di ciò, avevamo sperato che il Presidente della Repubblica si dissociasse dalle condotte illecite di Governo e Parlamento in merito al DL 5 gennaio 2023, n° 2.

Così non è stato, nonostante la trasformazione di Taranto in “zona di sacrificio, creata dalla collusione tra Governi ed imprese nella democratica Repubblica italiana”, annunciata dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, che ha puntato il dito contro la insopportabile negligenza dello Stato, colpevole di aver trattato i tarantini come “usa e getta”.

L’associazione Genitori tarantini non si arrende e conta sull’intervento della magistratura e della giustizia europea. Continuerà in quella sede, la nostra battaglia. Esimi giuristi hanno commentato la legge sul nuovo scudo penale (ed amministrativo) motivando in modo incontestabile come essa violi diversi articoli della Costituzione.

Noi ribadiamo, inoltre, che questa legge è in contrasto con il punto 42 del preambolo della direttiva sull’inquinamento industriale (direttiva IED, n. 75 del 2010), il quale recita: ” È opportuno che gli Stati membri fissino norme relative alle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate conformemente alla presente direttiva e ne assicurino l’applicazione. Tali sanzioni dovrebbero essere effettive, proporzionate e dissuasive”

E’ in contrasto anche con l’articolo 7 della direttiva UE sulla tutela penale dell’ambiente, (la n. 99 del 2008) il quale stabilisce che: “Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché le persone giuridiche dichiarate responsabili di un reato ambientale  siano passibili di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive. “

La recente legge che ha concesso lo scudo penale ed amministrativo viola palesemente entrambe le direttive poiché va in senso diametralmente opposto, rendendo le sanzioni inefficaci e incoraggiano la violazione reiterata delle prescrizioni, in particolar modo della direttiva IED.

Il giudice in questi casi ha il potere-dovere di disapplicare la legge nazionale ove ritenga palese il contrasto della legge nazionale con le direttive europee. Se invece ha dei dubbi ha l’obbligo di sollevare la questione pregiudiziale dinanzi alla Corte di Giustizia Europea.

E’ esattamente quello che ha fatto il Tribunale di Milano che, accogliendo la richiesta dei nostri difensori,  ha rimesso alla Corte di Giustizia UE la decisione sulla compatibilità di alcune norme dei decreti salva Ilva con la citata direttiva IED, specificando che la decisione della Corte sarà decisiva per accogliere o meno le nostre richieste che sono la chiusura dell’area a caldo ovvero, quantomeno, il fermo degli impianti fino a quando tutte le prescrizioni non saranno attuate , ivi comprese  quelle scaturenti  dalla valutazione del danno sanitario.

Ebbene, se avevamo qualche piccolo dubbio sull’esito vittorioso della causa, ora, con l’approvazione di questa legge di stampo feudale, non l’abbiamo più. Infatti  la recente normativa  è un portentoso aiuto in favore della nostre tesi rivolte a dimostrare come sia in atto da anni un comportamento fraudolento di Governi ed imprese per eludere il diritto comunitario.

Chi troppo vuole, nulla stringe. E’ questione di tempo, ma siamo sulla buona strada. Questa volta si sono dati la zappa sui piedi.

 

Associazione Genitori tarantini


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Redazione Oraquadra

La redazione.

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