IL BUONGIORNO DI PINA COLITTACulturaPRIMO PIANO

Il Buongiorno di Pina Colitta. 8 marzo: La Donna che è stata bambina…

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Ogni donna deve ricordare di essere stata una bambina e deve augurare a quella bambina di far pace col suo passato. Deve voler bene a quella bambina, aiutarla a rimarginare le ferite, a concretizzare i suoi sogni e soprattutto a volare alto.

Solo in questo modo, oggi, può augurare alla donna che è diventata di non arrendersi mai e di continuare a credere nell’amore e, soprattutto, di avere la forza di rialzarsi ad ogni caduta; di non avere più paura per non essere abbastanza e per provare sempre sulla propria pelle il disagio di vivere un senso di inadeguatezza.

Quante volte tante donne impegnano le proprie energie per non pensare, per fingere che quel passato, che tanto ha segnato la propria vita, non sia mai esistito?

In realtà In ognuna, in ogni donna c’è una storia vissuta, la propria storia che solo a lei è manifesta. Sarebbe molto facile riempire la mente, il cuore solo dei ricordi più belli, ma non è così e quindi le esperienze dolorose fanno sempre e continuamente male anche se sono trascorsi moltissimi anni, forse perché semplicemente non sono state elaborate correttamente dalla propria mente o rimosse  adeguatamente dal proprio animo. Eppure, prima o poi deve arrivare quel momento, quell’importante momento in cui si deve far pace col passato, quasi fosse un passaggio fondamentale della vita, per meritare di vivere serenamente se stesse, il proprio cuore, la propria anima. Si, prima o poi deve arrivare il momento di maturare il desiderio di rinascita, il desiderio di essere risarcite di ciò che non si è avuto.

Ma non è mai facile superare un doloroso passato! Un passato che, a volte, è troppo ingombrante, troppo pesante, perché possa essere portato ad una situazione di pace nel presente. Il rischio è quello di vivere in una sorta di limbo che potrebbe portare a pensare quello che è stato e quello che poteva essere, sempre più lontano dal presente. Quante volte capita di riempirsi la testa di sé e di ma, colpevolizzandosi di qualcosa che non ho avuto il lieto fine? Numerosissime volte penso!

La verità è molto chiara purtroppo: tenere in vita i fantasmi non consente mai di vivere il presente. Ci sono situazioni, ci sono cose accadute che non potranno mai trovare un risarcimento adeguato nel presente per cui tentare la strada del risarcimento affettivo, emotivo, porta semplicemente a trascurare e sprecare le occasioni buone della vita. Tanto dolore è spesso collegato alla sfiducia che è nata ed è stata sperimenta in una relazione. Quando si fa riferimento alla vita che si è vissuta, si fa riferimento a ciò che è stato sperimentato personalmente nelle relazioni più importanti della propria vita. Le relazioni più importanti sono sicuramente quelle primarie con le figure di Attaccamento: genitori, parenti prossimi, insegnanti, amici di famiglia.

Quando le relazioni primarie non sono state un supporto, in modo adeguato, quella bambina, che oggi è adulta, non si staccherà facilmente dal suo passato e sperimenterà la sfiducia nelle varie forme. La sfiducia è proprio quella esperienza a causa della quale una bambina inizia a difendersi e a fronteggiare da sé, da sola sentendosi separata dal suo ambiente.  È proprio dalla sfiducia che nasce l’ego o il carattere. La vita si può trasformare addirittura in una folle corsa per fronteggiare e difendersi da un mondo del quale non ci si può fidare e, dunque, perpetuare all’infinito la la sfiducia stando continuamente sulla difensiva. I semi della sfiducia nascono sempre da una ferita e la responsabilità di ogni donna è quella di sanare quella ferita per il bene della propria vita e di chi gli sta intorno. Riappacificarsi con quella ferita, che in origine ha distrutto il senso di fiducia, sicuramente vuol dire darsi una possibilità di guardare al mondo, alla vita, al destino con occhi diversi per iniziare un nuovo cammino, magari con il cuore aperto ad un nuovo senso dell’amore.

“Se posso perdonare, allora devo
riuscire a perdonare anche me stessa
e smetterla di starmi a giudicare
per come sono o come dovrei essere.
Qui non si tratta di consapevolezza
ma è la superbia che mi tiene stretta
in una stolta morsa che mi danna.
Eccomi infatti qui dannata a chiedermi
che cosa fare per essere perfetta.
Tenersi all’apparenza, forse descrivere
soltanto cose in mutua tenerezza.”

Patrizia Cavalli

Quando si parla di donne penso che l’unica cosa che si può augurare ad una donna è di trovare il proprio equilibrio, di smetterla di condannarsi di dimenticare quel che è stato e di accettare quel che è stato come parte di una vita che, in fondo, ha reso quella donna, quella che è oggi. Non è assolutamente facile, ma non è difficile augurare alla donna di oggi che è stata quella bambina ferita di trovare la forza di dimenticare i torti subiti dalle persone delle quali si fidava. Se possiamo ancora augurare qualcosa di positivo alla donna di oggi è quello di andare avanti inseguendo i propri sogni, quei sogni che ha riposto nel cassetto da troppo tempo e che aspettano soltanto un pizzico di coraggio folle per spiccare il volo.

Se posso augurare qualcosa ad una donna, come io donna sono, mi piacerebbe augurarle di perdonarsi…

“Cara me del passato ti chiedo perdono. Perdonami per aver pensato che non fossi mai abbastanza, di essere nata nell’epoca sbagliata, un’epoca in cui sentimenti autentici come l’amore incondizionato e l’amicizia non vanno più di moda. Perdonami per tutte le delusioni, le umiliazioni e perdonami quando ti sei sentita sola. Quando cercavi di scacciare i tuoi demoni riempiendo il tuo tempo con gente spazzatura, che ti toglieva tanto dandoti in cambio niente. Per tutti gli amori sbagliati che ti hanno solo resa più sola, per tutte le amicizie finte che al momento opportuno ti hanno chiuso la porta in faccia, per tutti i dubbi, i complessi, quella sensazione di vuoto e di inadeguatezza che ti portavi dietro, io ti chiedo scusa. Alla donna che sono stata devo riconoscere tanto: la forza di andare sempre avanti, di vedere sempre il buono nelle persone anche quando non ce n’era. La donna del mio passato era una donna forte, anche se non se ne rendeva conto.

Ti ringrazio donna del mio passato perché sei rimasta fedele a te stessa. Anche quando ti dicevano che eri sbagliata, che eri esagerata tu non hai mollato e hai continuato a fidarti di te stessa, anche se magari sei rimasta sola, anche senza un partner o una persona cara. Hai imparato a scegliere e ad amare te stessa“.

Dal Web

Sicuramente la scelta è nostra, ossia se scegliere di rimuginare in quel passato oppure reagire e quindi agire nel presente. All’inizio sembra un ostacolo insormontabile, ma pian piano ci si potrebbe accorgere che accettare il passato può dare luogo ad una nuova relazione con se stesse soprattutto ad un nuovo bene di se stesse ad una vita più libera che consente quella sopravvivenza per donare attimi di felicità. Significa perdonare quelle persone che ci hanno fatto del male, significa lasciarle andarealla loro strada, al loro percorso di potenza, di anaffettività, di instillatori di dolore…

Si, lasciarli andare!

È forse in questo modo si può risolvere il problema più grosso: perdonare se stesse imparare a tollerarsi. È un percorso doloroso, ma con la tenacia, con la forza di volontà si può giungere a riprendersi in mano il proprio presente. Il passato esiste ed è lì perché il passato ci rappresenta perché la storia è la propria storia, ma indubbiamente guardare il presente rivolti verso il futuro è molto più conveniente per sopravvivere ai vecchi dolori.

Poche donne hanno avuto la fortuna di essere costantemente valorizzare. Quella persona, quella donna che non ha avuto credibilità, che non ha ricevuto attenzione e ha imparato a non valorizzarsi, deve ora imparare ad amarsi, deve sforzarsi di trovare quel lato positivo che di sicuro l’ha portata ad aver fatto delle cose per le quali essere fiera.

Imparare a mettere da parte gli errori, i sensi di colpa e trarre insegnamento da ciò che è stato, andando avanti e perdonandosi. Tutte le volte che si è verificata un’umiliazione, tutte le volte che qualcuno le ha insegnato ad essere timorosa e sfiduciata, in famiglia, tra gli amici di scuola e gli insegnanti, ha ricevuto solo un imput educativo: mettersi da parte, svalutare il proprio valore intrinseco ad ignorare l’immenso potenziale che potrebbe avere dentro. Eppure tutto ciò che è stato dolore ha sempre la possibilità di un riscatto, guardando ciò che si è stati e ciò che si può essere. Ha la possibilità di essere liberazione emotiva, di essere libertà dai condizionamenti.

Si può rinascere ? Certamente si perché, in realtà si nasce due volte: la prima nascita è casuale quando si viene al mondo, la seconda è una scelta quando si sceglie di volersi bene.

“Le donne fanno spesso l’errore di perdersi.

Si perdono in amori sbagliati,

in storie che le consumano,

in amicizie deludenti,

in giornate tristi.

A volte, le donne si consumano.

E un poco alla volta smettono di sorridere,

di ballare, di meravigliarsi.

E poi fanno l’errore più grande.

Si dimenticano chi sono e come lo sono diventate.

Dimenticano di essere speciali. E rare.

Poi, però, ed è questa la bellezza delle donne,

arriva un giorno in cui stravolgono tutto,

e dicono “no, così non va”.

E riaprono gli occhi.

E in quel momento,

guardandosi allo specchio,

si ritrovano.

In uno sguardo nuovo.

In una pettinatura insolita.

In una sfrontatezza improvvisa.

Si riscoprono uguali, ma diverse.

Più forti. Più vive.

Ed è bellissimo

quando una donna si innamora

di sé stessa”

 

Riccardo Bertoldi

 

 

 

 

 


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