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Libri scolastici. Traetta (Casaimpresa/Confesercenti): “Prezzi fermi dal 2009, mentre tutto aumenta

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Le conseguenze: librai in affanno e scelta dei testi condizionata dal costo”

“I prezzi dei libri scolastici vengono mantenuti sostanzialmente fermi dal 2009.
Il tetto di spesa, introdotto dal Ministro dell’Istruzione  nei primi anni 2000, rappresenta un limite massimo in termini di costi complessivi per i libri di scuola media e superiore. Per esempio il termine per i testi di prima media è fermo a 180 euro. Un tetto di spesa quindi per ciascuna articolazione della scuola, che è stato inizialmente aggiornato perché fosse proporzionato rispetto al costo della vita, mentre dal 2009 è praticamente lo stesso. L’aggiornamento veniva fuori  dal confronto tra case editrici e ispettori regionali, nonché quelli nazionali del Ministero.  E’ incomprensibile che accada questo, mentre tutto il resto, a partire proprio dalla carta, per continuare con tutto il materiale didattico, e finire con le merendine, subisce un considerevole aumento dei prezzi”. A parlare è Luigi Traetta,  vicepresidente di Casaimpresa/Confesercenti Taranto, nonché  Presidente  pugliese e lucano del Sil e di Assolibrai.

“Questo determina diverse conseguenze:  intanto una scelta dei libri da parte dei docenti che non è fatta in base a valutazioni sulla qualità dei testi, ma che deve necessariamente essere calibrata sui prezzi. Poi un serio problema in termini di sostenibilità per le librerie, la cui attività è in grandissima parte legata alla vendita dei libri scolastici, che devono far fronte agli effetti del calo della lettura e della scelta da parte dei già pochi lettori, di comprare online”

“L’aumento del 3% del costo dei libri di testo è infatti qualcosa di irrisorio ed è  assolutamente lontano da quella che invece potrebbe essere una concreta ed efficace risposta al problema”.

“Non regge la scusa della maggiore spesa in quanto coloro che hanno un reddito basso, hanno diritto ad avere i libri gratuitamente. La verità – prosegue Traetta – è che si tratterebbe per il Governo di una scelta impopolare che quindi esporrebbe certamente a critiche, ma al contempo potrebbe svelare una sensibilità ed un’attenzione nei confronti del tema della cultura e dell’istruzione, oltreché verso la categoria dei librai.
Va detto che il ruolo delle librerie, pur essendo spesso dato per scontato, continua ad essere fondamentale anche con riferimento al fatto che è fuori discussione l’importanza del diritto allo studio, che viene immediatamente dopo il diritto alla salute. Il Governo dunque farebbe bene a prendere atto della centralità dell’istruzione in una società in cui la dispersione scolastica fa registrare numeri inaccettabili, e in cui la scuola è passaggio obbligato per una crescita reale.
Ci si ponga dunque seriamente il problema – conclude la nota –   e si comprenda la gravità del fatto che,  negli ultimi tempi, è aumentato il prezzo di una qualunque merenda da portare a scuola, ma non del libro, strumento sempre indispensabile e prezioso in un percorso valido di formazione”.


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Redazione Oraquadra

La redazione.

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