Il Buongiorno di Pina Colitta. L’indifferenza organizzata
Ma perché si è indifferenti? Forse per codardia o la necessità di difendere se stessi verso un coinvolgimento emotivo eccessivo e magari difficile da accettare e sostenere o forse per un reale calo dell’interesse verso
l’altro, non esplicitato che sfocia nella freddezza?
Può essere invece il desiderio inconsapevole di mostrare il distacco, una sorta di necessità di trovare un proprio spazio e creare una distanza dall’altro, quell’altro che in un momento della vita è stato importante e magari non lo è più, in quanto non soddisfa quei bisogni di un tempo, ora non più presenti.
Ed in questa disamina non si può omettere la peggiore delle ipotesi e cioè una maggiore malignità e complessità derivanti da un desiderio di arrecare danno all’altro e sofferenza.
In ogni caso scoprire la causa dell’indifferenza permette a chi ne è vittima, ovvero “l’oggetto dell’indifferenza” di comprendere meglio ciò che sta alla base di una qualsivoglia relazione e ridurre il senso di colpa e di inadeguatezza.
La persona che subisce l’indifferenza può arrivare a pensare di non essere degna di amore e vicinanza, di essere sbagliata, di aver commesso degli errori, sentendosi in colpa e inadeguata. E, se di indifferenza si tratta, ovviamente tutti gli input di chiarimento, vengono adeguatamente evitati.
La persona indifferente invece non vive questo disagio ma anzi spesso si nutre dello stesso, alimentando la propria indifferenza e non curanza. Per usare un gergo fa la “gnorri”. Non prova nulla, è ferma e immobile e sembra tutto gli scivoli addosso e, magari, con qualche sorrisino di circostanza.
Quindi, apparentemente sembra che sì, le persone
indifferenti vincano nelle relazioni ovvero ottengono il distacco, riuscendo a non soffrire e continuare nella loro vita.
Ogni giorno, come in questi giorni, parliamo di violenza, per osteggiarla e per insegnare ai nostri figli e alle future generazioni che questa forza, impetuosa e incontrollata, non dovrebbe appartenere
a nessun essere umano, mai.
Tuttavia, c’è qualcos’altro che dobbiamo spiegare agli uomini e alle donne del domani, un’altra forma di violenza, silenziosa e apparentemente non nociva che però può trasformarsi in una piaga terribile: l’indifferenza.
Non curarsi del prossimo, non vedere i problemi di chi ci circonda e ignorare il grido di qualcuno che ha bisogno d’aiuto, non è forse questa stessa una violenza? L’indifferenza è spesso definita come uno stato affettivo neutro perché chi è indifferente, semplicemente evita di “sentire” per non soffrire.
Eppure, quando veniamo colpiti dall’indifferenza di qualcuno, dalla sua freddezza, che, è ancor più fredda quando si cela dietro un sorriso e formale attenzione, è inutile negare porta sofferenza.
E fa male, tanto male!
L’indifferenza sa ferire il cuore e l’anima, molto più di ogni altra parola.
E’ un atteggiamento negativo, perché è come se per l’altra persona noi non esistessimo, non avessimo alcun valore. Camminare per strada e non guardare, vedere qualcosa di orribile e girarsi dall’altra parte, sentire un grido d’aiuto, e non ascoltarlo, non è forse una delle
forme di violenza più pericolose del mondo?
Bisognerebbe insegnare ai nostri figli a non essere mai indifferenti nei confronti delle persone, del mondo che c’è la fuori, di non ignorare una lite tra i vicini di casa, o una violenza per strada, né la richiesta di supporto di un amico o di un conoscente. Se ciò non accade si educa all’ipocrisia e ad una educazione da codardi!
NOI tutti dovremmo imparare che l’indifferenza è come una brutta malattia, la peggiore, e che quindi non dovranno mai farsi contagiare da essa.
E, perdonatemi, non è necessario nessun vaccino per debellarla se non i nostri buoni anticorpi di rispetto, cura e attenzione all’altro!!!
Per non trovarsi intorno tante persone debitamente vaccinate perché privi di “buoni anticorpi”
“La cortesia è l’indifferenza organizzata.”
Paul Valéry


