IL BUONGIORNO DI PINA COLITTAPRIMO PIANOWellness

Il Buongiorno di Pina Colitta. Il desiderio del “sostegno”

Condividi

Il periodo del Natale, una vera e propria esplosione di festività, di momenti di grande convivialità, di importanti incontri familiari e non, è anche il momento di grandi riflessioni e della “resa dei conti” soprattutto per chi vive di “sentimento” e di grande sensibilità, ma anche di chi è solo.

E’ il momento in cui ci si analizza e si analizza ciò che è importante per se stesso e per il suo vivere E’ certamente successo in altri periodi dell’anno di fermarsi per qualche istante e pensare all’ultima volta che nella vita ci si è trovati ad affrontare un evento doloroso o molto stressante, un momento di difficoltà che ha segnato il nostro modo di essere e di agire. E proprio quello il momento, quando cioè questo ricorda affiora in modo chiaro, che facilmente ci si chiede cosa si è provato; e allora si prova a ricordare di cosa si avesse bisogno in quei momenti e quale sia stata la cosa che più si desiderava ricevere dalle persone che si amano. Questo gioco del ricordo è sicuramente, emotivamente molto impegnativo e la risposta non è per tutti uguale; eppure esiste una considerazione di base, comune a molti, e cioè il desiderio che qualcuno sia li per alleviare quel dolore; sapere che si può contare su quella o quelle persone per concedersi di esprimere la propria sofferenza, di piangere se ne si dovesse sentire il bisogno, è molto consolatorio!

Il “bene grazie” una risposta liberatoria per chi chiede “come stai?”

Far finta che tutto vada bene mettendosi la maschera dei sorrisi, soprattutto con chi ci sta vicino è la struttura della deresponsabilità familiare! Far finta può essere un modo per non far sentire il peso che potrebbe essere dato a chi ci sta vicino, palesando un malessere.
Eppure si agisce contro natura perché invece è  molto più naturale sentire invece il bisogno di sentirsi compresi, accolti e soprattutto di non voler sentire la solitudine in un momento delicato.

Perché accada questo, chi deve colmare quel vuoto aiutando, quella solitudine dolorosa, dovrebbe necessariamente provare a mettersi nei panni di chi sta soffrendo, dovrebbe sintonizzarsi con quel dolore e offrire al meglio il proprio aiuto. E’ pur vero che di fronte ad una persona che soffre non tutti sanno bene come comportarsi, questo perché nei percorsi educativi di ogni individuo ciò non viene insegnato  e allora la cosa che viene naturale da fare, con tutte le buone intenzioni, è dare consigli, proporre piani di azione, dire frasi di circostanza.

 Eppure, in base alla mia personale esperienza ci sono proprio alcuni interventi da non fare, come minimizzare o banalizzare un dolore e, magari, dire a chi lo prova, di andare avanti, passarci sopra. Non ne parliamo poi se si procede con i proverbi, si fa più danno che altro e mi viene in mente uno su tutti, famoso “morto un papa se ne fa un altro”: Un’altra tecnica è cercare di distrarre chi è focalizzato sul proprio disagio, con attività di svago e, magari, proprio da parte di chi, non solo non lo ha mai fatto prima, ma egli stesso ne è, in parte, causa di quel disagio e forse non se ne rende conto! Ciò che potrebbe poi precipitare ancor più la situazione è quando, perché si è spaventati, viene ignorato quel dolore proprio da parte di una persona molto vicina. E allora si attua l’arte del distacco, dell’evitamento, ma prima o poi, quei dolori altrui che abbiamo debitamente evitato, potrebbero tornare a presentarsi con un bel pò di sensi di colpa.

“Le cose per le quali ti turbi cercando di ottenerle o di evitarle non muovono verso di te, ma in un certo qual modo sei tu che vai incontro ad esse: giudicale, dunque, con calma, ed esse rimarranno tranquille e non ti vedrà più né cercare di ottenerle, né cercare di evitarle”.

Marco Aurelio


Condividi

Lascia un commento