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LETTERA APERTA AL SIGNOR JACK MARKELL – AMBASCIATORE USA IN ITALIA

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Sig. Ambasciatore,

mi perdoni ma sento il bisogno impellente di rivolgere ad Ella – per quel che rappresenta – quel moto di sdegno che mi ha pervaso nell’apprendere quanto il vostro sistema giudiziario sia ancora “selvaggio”.

Un vostro boia ha colpito  in Alabama, dove tal Kenneth Smith (sconosciuto a tutti sino a ieri e conosciutissimo oggi, pace all’anima sua,  in tutto il mondo civile) , ritenuto – e sicuramente colpevole di omicidio commesso nel 1988 –  è stato assassinato. https://nypost.com/2024/01/25/news/alabama-executes-kenneth-eugene-smith-with-nitrogen-gas/

Dopo essere sopravvissuto ad altra forma di esecuzione capitale è stato ammazzato con altra tecnica. Eh si, perché voi siete bravi ed efficienti.

Non mi voglio soffermare sui particolari macabri della tecnica omicidiaria portata a termine dal boia – e suoi mandanti a tutti i livelli, boia a loro volta – né mi voglio soffermare sulle sofferenze patite dal colpevole – diventata vittima suo malgrado – prima del suo liberatorio decesso .

Al riguardo, senza voler in alcun modo associare  alla morte di un essere umano, le consiglio la lettura  del regolamento  CE n. 1099/2009 sulla protezione degli animali durante l’abbattimento. Quanto avvenuto nel vostro penitenziario in Alabama confligge con tale norma e nei nostri mattatoi è vietato.

Tanto per cominciare, è stato ammazzato un uomo probabilmente diverso da quello del 1988.

In 36 anni, ciascuno di noi cambia, signor Ambasciatore.

Io stesso, in quegli anni sottoscrissi una petizione per la introduzione della pena di morte in Italia. Oggi me ne vergogno.

Il metodo di esecuzione con l’azoto, usato nella notte per giustiziare un detenuto in Alabama, “potrebbe essere una tortura“: lo afferma  l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk. La pena di morte è incompatibile con il diritto fondamentale alla vita. Esorto tutti gli Stati a mettere in atto una moratoria sul suo utilizzo, come passo verso l’abolizione universale“, ha aggiunto Turk in una dichiarazione resa nota oggi a Ginevra. Io aggiungo, non moratoria, ma abolizione. Pena la dichiarazione di NAZIONE INCIVILE.

Secondo agenzie internazionali  le esecuzioni nel 2022 hanno raggiunto la cifra più alta degli ultimi cinque anni. Sono state 883 in 20 Stati, senza contare le migliaia di esecuzioni presumibilmente eseguite in Cina.

Nel mondo sono 55 i Paesi che praticano la pena di morte anche solo per reati comuni, alcuni per reati che nella gran parte del mondo non sono considerati tali.

In qualche paese islamico si viene ammazzati per omosessualità, ad esempio.

Allora, io immagino che Ella, sig. Ambasciatore,  dirà :  ma con tutti gli Stati in cui viene praticata la pena di morte,  proprio a me, rappresentante della Nazione campione di libertà e di democrazia, viene a rompere le scatole?

Si, Ambasciatore, proprio a lei, perché certamente non è possibile parlare di diritti umani con la Cina, con l’Iran, men che meno con l’Arabia Saudita ( a meno che non ci riesca Renzi).

Ecco allora che mi rivolgo a Lei e lo faccio con le parole di Cesare Beccaria, che lei probabilmente  conosce ma che io, avendo fatto studi umanistici e giuridici, ho studiato. Vede sig. Ambasciatore, il nonno di Alessandro Manzoni sottolinea come «l’esperienza di tutti i secoli» dimostri che «l’ultimo supplicio» non abbia mai «distolti gli uomini determinati dall’offender la società». Ciò che infatti rileva a tal fine non è l’intensità della pena ma la sua estensione nel tempo («Non è l’intensione della pena che fa il maggiore effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa»). Il massimo effetto dissuasivo non discende dallo spettacolo «terribile ma passeggero» della morte di un criminale, ma dal «lungo e stentato esempio di un uomo privo di libertà, che, divenuto bestia di servigio, ricompensa con le sue fatiche quella società che ha offesa». Questo, a ben vedere, è il deterrente che incide veramente sulla determinazione a delinquere. Il «freno più forte contro i delitti» è dunque «la pena di schiavitù perpetua», che deve sostituirsi alla pena di morte, mentre la presunta esemplarità di quest’ultima ha invece effetti contraddittori (in quanto la pena capitale «diviene uno spettacolo per la maggior parte e un oggetto di compassione mista di sdegno per alcuni») e diseducativi («per l’esempio di atrocità che dà agli uomini»).

Mi perdoni per averla importunata, sig. Ambasciatore e se ritiene, si procuri una copia dell’opera “ Dei delitti e delle pene” ( costa pochi euro) oppure il libro nella vostra lingua “Crimes and Punishments: Including a New Translation of Beccaria’s ‘dei Delitti E Delle Pene’ “ e ne faccia omaggio al Suo Presidente.

Cosimo Lombardi
Cittadino Italiano

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Redazione Oraquadra

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