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APERTAMENTE di Aulo Magagni. Chi è malato? Da Nimby a Nitmo: una epidemia di… sindromi

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Sfogliando il vecchio buon Zingarelli (che mi accompagna dal ginnasio) si legge che “sindrome” è il ”concorso di sintomi che non hanno relazione necessaria a una sola malattia, ma possono riferirsi a parecchie”.

Con l’aiuto di attenti colleghi ho raccolto, nel tempo, una sintomatologia assai ampia e al contempo curiosa e preoccupante, per lo stato di salute dell’ambiente, quindi anche dei suoi abitanti; con molte malattie per prassi riportate a in più sindromi.

In vero, gli affetti da queste sindromi (ciascuna dai molti sintomi) sono proprio gli abitanti della terra, o almeno buona parte di loro, quelli che si schierano, in tal stato, a difensori dell’ambiente.

Il fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali continua a crescere; più recentemente per grandi opere quali quelle dal Ponte sullo Stretto alla TAV, passando per i rigassificatori e per gli inceneritori: per le infrastrutture italiane non c’è pace; neppure per il parco eolico che disturba l’orso marsicano.

Ma, personalmente, mi si rafforza il dubbio che questa epidemia crescente non sia sempre proprio del tutto spontaneamente sincera e sentita e possa prestarsi a strumentalizzazioni e celare interessi di altra varia natura.

Si tratta, infatti, generalmente di sintomatologie per lo più “negazioniste” per assioma, senza cioè possibilità di evoluzione in una “guarigione” costruttivamente propositiva. Sono cioè i sintomi che conducono pregiudizialmente a dire di no a qualcosa e questo può essere sincero e condivisibile in una microvalutazione, ma occorrerebbe far prevalere una macrovalutazione della somma algebrica di benefici e non benefici, indubbiamente complessa.

Indubbiamente complessa: recentemente, ad esempio, leggendo qua e là scritti tecnici, ho avuto dapprima una “sindrome di felicità” nell’apprendere dei grandi vantaggi dei “biocombustibili”, specie nel piccolo orticello (le poche iniziative per lo più di effetto dimostrativo, fors’anche educativo, di utilizzo in alcune città), ma poi sono stato preso da “sindrome di scoramento” nell’apprendere che la “coltivazione” per le “esigenze globali” richiederebbe tale superficie da comportare una grande deforestazione; deforestazione che sarebbe ancor accresciuta dalle esigenze di maggiori superficie per coltivare “l’alimentare biologico”, di minor resa del trattato chimicamente con comuni fertilizzanti e antiparassitari e di ancor minor resa degli OGM.

​La prima sindrome dell’elenco è certo la più famosa ed è forse il “ceppo” di tutte le altre: in parole semplici chi ne è colpito, vuole semplicemente tutelare il suo orticello (si direbbe in Italia) ovvero il suo giardino (in Usa), sospingendo cioè la soluzione dei problema a casa del vicino e comunque d’altri. E’ talmente radicata che nel 2004 fu anche prodotto uno studio del “Nimby Forum”.

La più drastica è la cave o meglio cave people: cittadini contro virtualmente tutto! Speriamo che qualcuno non la intenda come un ritorno agli uomini delle caverne! Fino all’ultima sindrome, N.I.T.M.O., forse meno nota come acronimo, ma a mio parere attualmente la più diffusa, inizialmente forse endemica (tipicamente italiana, cioè) ma oramai pandemica: “l’amministratore”, cioè colui che ha il compito di decidere, caldeggia fortemente il rinvio di ogni decisione affinché non venga assunta durante il tempo del suo mandato od ufficio che dir si voglia (appunto: Not In Time My Office).

Certo la malattia della diffidenza è il ceppo forte di tutti tali sintomi e conseguenti sindromi, ma l’infezione si propaga se si mantiene e resta nell’ambito della scarsa informazione, trasparenza e conoscenza, oltre che del poco interesse, in generale, per la cosa pubblica, non solo degli italiani, pur ai primi posti.

Occorre l’impegno a “sterilizzare” l’ambiente in cui prosperano tali sindromi, con un ruolo ed un peso più significativo per la comunità scientifica (in senso allargato, dagli studiosi ai progettisti, dai ricercatori ai gestori), con conoscenza, coscienza e lealtà.

Propongo dunque alla meditazione dei pazienti lettori, che ritengo parte di quella comunità scientifica obiettiva, l’elenco più aggiornato che ho raccolto, a memoria dell’ampiezza del problema:

NIMBY: not in my back yard

NIABY: not in anybody’s back yard

NIMFYE: not in my front yard either

PITBY: put it their back yard

LULUS: locally unacceptable land uses

BANANA: build absolutely nothing anywhere near anything

NOPE: not on planet earth

TINA: there is no alternative

CAVE: citizens againts virtually anything

OIMI:  only in my island

NITMO :  not in time my office

LEONIA: la città invisibile di Italo Calvino che si estingue autosommersa di rifiuti

SVIS-INSS: sviluppo sostenibile non insostenibile sottosviluppo

 

Un altro acronimo tutto italiano e significativo di un “rischio” e quindi anch’esso assimilabile aduna sindrome è questo di pronuncia complicata: “SVIS-INSS” vale a dire: sviluppo sostenibile sì, ma non insostenibile sottosviluppo.

Tale sindrome si sta diffondendo silenziosamente, come un mormorio, una cospirazione; ed è una “sindrome di insoddisfazione”.

in copertina: Senza titolo, di Gianfranco Coccia, tecnica mista su tela

 

Aulo Magagni

Ingegnere ambientale, tra i massimi esperti europei  in materia di igiene ambientale segnatamente riferita alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani


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