Lettera aperta ai miei amici di partito da militante di destra in S.P.E.
I lavori del Congresso provinciale di Fratelli d’Italia celebratosi oggi a Taranto hanno preso una piega diversa dalla scaletta prevista. Una bella piega!
Una gran bella piega. Decine di graditissimi ospiti, in rappresentanza di partiti e movimenti politici; rappresentanti di categorie produttive e di sindacati; esponenti di categorie professionali sono venuti a salutare i lavori congressuali ed il prorogando Presidente provinciale onorevole Dario Iaia.
Il che ha comportato una durata imprevista e quindi, giacché iniziavano le operazioni di voto, ho ritenuto di rinunciare al mio intervento, pure prenotato e previsto.
Cari con – patrioti, egregi parlamentari, caro Renato, cari amici, avrei detto, questo è l’ultimo – sinora – tra i tanti congressi di partito cui ho partecipato. Grazie a Dio, tutti illuminati e riscaldati dalla Fiamma Tricolore. Qualcuno calmo come quello odierno, qualcuno più turbolento. A Mottola, all’indomani della scissione di Democrazia Nazionale, stavo per venire alle mani con Salvatore Fallone. All’uscita eravamo quasi abbracciati.
Oggi sono qui, insieme a voi, in questa festa di Partito, di questo Partito legato da un filo bianco-rosso-verde al suo antenato MSI.
È stato deciso di votare una sola lista, un solo candidato presidente – quello uscente – e a me sta bene, anzi benissimo.
Quello che non sta bene è che si è inutilmente sottolineato “per dare un segnale di compattezza”.
Cari miei dirigenti, noi non abbiamo bisogno di dare segnali, noi siamo compatti. Granitici.
Anche quando discutiamo al nostro interno, e lo facciamo, talvolta con toni aspri ed a volume alto ( che ci volete fare, siamo moderati si ma passionali), finita la discussione troviamo la sintesi e guai a chi tocca o critica colui col quale stavo discutendo a voce alta.
Perché la sintesi, per noi è una ed una sola: il bene della collettività.
Ed avrei ricordato che oggi si è festeggiato il 5° anno di un matrimonio (politico). Pare si dica “nozze di legno”.
Cinque anni fa, alla vigilia delle elezioni europee, Giorgia Meloni (F.d.I.) si sposa politicamente con Raffaele Fitto. Giorgia portava in dote il 4,35% ( quindi al sicuro oltre la soglia di sbarramento), Raffaele l’1,30%. Ma quando c’è l’amore – per l’Italia – le differenze di dote si superano e Giorgia è di sua natura, generosa. Quella unione ben presto ha dato frutti, giungendo subito al 6,44% ( mentre 4,35 + 1,30 avrebbe dato 5.65) dimostrando che in politica è vero che i voti si contano ma è pur vero che si pesano. Il matrimonio è stato quanto mai prolifico, se è vero, come è vero, che siamo al 30%, ma, qualche angioletto dice che arriveremo a superare tale soglia.
È per questo che non abbiamo bisogno di dare segni di compattezza, siamo una famiglia, siamo compatti. Discutiamo, ma guai all’intruso che mette in discussione ciascuno di noi. Si ritroverà contro l’intera famiglia, compatta come la falange macedone.
Buon lavoro, avrei concluso, buona prosecuzione di lavoro Dario. Tutti, dico tutti, siamo pronti a dare il nostro contributo, affrontiamo questa nuova sfida elettorale, la seconda campagna elettorale europea da che stiamo insieme e vinciamola. Portiamo aria nuova a Bruxelles, scacciamo via i lobbysti della sinistra europea. Mandiamo via i nemici dei popoli europei, per una Europa dei Popoli e non Europa dei burocrati.
“La destra o è Europa o non è…” Parole scolpite nella pietra in uno dei discorsi più celebri ed emozionanti di Giorgio Almirante, scomparso il 22 maggio di 36 anni fa. Nel suo nome, continua la nostra storia d’amore per l’Italia! E ancora, ricordando le parole di Donna Assunta in una lunga intervista pubblicata sul Roma il 9 giugno 2013, “ mio marito era un europeista convinto. Ma parlava dell’Europa dei popoli, mia di quella dei burocrati”.
Cosimo Lombardi
Militante di destra in Servizio Permanente Effettivo




