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Il racconto dell’ottuagenario tra consapevolezza ed esperienza nelle “Confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo

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Nelle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo ­– capolavoro della letteratura italiana che l’anno prossimo compirà 170 anni dalla sua ideazione – l’ottuagenario  descrive le vicende di Carlino nei modi di una narrazione dissonante. Narratore e protagonista appaiono separati da un netto dislivello di consapevolezza e di esperienza. Il proemio del romanzo si incarica, con una messa a fuoco della fisionomia del narratore, di far rimarcare al lettore la distanza che divide il vecchio Carlo Altoviti dal bambino e dal giovane.

Le Confessioni si aprono con un autoritratto dell’ottuagenario. Il lettore è subito avvertito che chi narra è uomo di anzianità non comune  (“al limitar della tomba”). La sua età è garanzia di esperienza e insieme di obiettività. È questo il fondamento dell’autorità del discorso del vecchio Altoviti. A tale immagine di anzianità, esperta ed equilibrata, corrisponde una caratterizzazione del protagonista che ne mette in luce più volte l’ingenuità (“mi accorgevo che ella apprezzava più assai la mia ammirazione che l’amicizia o la confidenza…”).

La distanza fra protagonista e narratore, marcata con decisione dalle pagine iniziali, è poi ribadita nel corso del libro dalla frequenza dei commenti espliciti dell’ottuagenario per ritornare ancora nel congedo dove, invece, la distanza è lasciata implicita nell’eloquenza delle considerazioni.

I segni di distanza non impediscono una certa solidarietà morale e ideale fra protagonista e narratore. Non di rado, quest’ultimo, condivide le valutazioni di Carlino. Sulle osservazioni e le riflessioni del protagonista si innesta l’analisi ragionata del narratore. L’ottuagenario amplifica e approfondisce le intuizioni di Carlino pur restando fedele a esse.

La forma con la quale l’ottuagenario presenta i pensieri del protagonista è di tipo analitico. L’attività interiore di Carlino è ricostruita nei modi chiari e distinti dalla voce narrante, grazie soprattutto all’impiego di verbi mentali (“la Pisana mi rimase in mente sola e regina…”). Il narratore descrive la vita psicologica del protagonista non in maniera ravvicinata. Gli stati d’animo e i pensieri vengono resi lasciando risuonare solo la voce di chi racconta. I movimenti interiori del protagonista (pensieri e sentimenti) più che riprodotti sono sintetizzati e analizzati dal discorso dell’ottuagenario. I luoghi dove invece il narratore sceglie di avvicinarsi maggiormente al punto di vista del se stesso più giovane, sono pochi ma significativi. Sono momenti di tensione pronunciata. In essi la rappresentazione dell’inquietudine di Carlino assume soprattutto due forme: la fantasticheria e la rievocazione memoriale.

La prima più presente nel ritratto psicologico del protagonista bambino e poi giovane, la seconda più diffusa nelle esperienze interiori di Carlino adulto. Il fantasticare è innanzitutto legato all’esperienza di un amore che deve convivere con la delusione. Ancora la delusione amorosa è la molla principale delle fantasie angosciose nella camera di Martino, dopo essere stato seccamente allontanato da Pisana e dei deliri di onnipotenza che seguono l’annuncio del prossimo matrimonio della ragazza con Navagero.

La malinconia è la forma sentimentale tipica della rievocazione. Ripensare al passato vuol dire sia constatare tristemente i vuoti lasciati dal tempo, sia richiamare a una vita immateriale, figure e luoghi scomparsi.


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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