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D’Urso a Taranto, Toma: le aziende dell’indotto vogliono continuare a operare sul territorio ed essere ristorate dei mancati incassi

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Taranto – Questa mattina, nel corso dell’incontro con il Ministro Adolfo Urso nella sede della Prefettura, Confindustria Taranto ha potuto chiaramente evidenziare al titolare del Mimit le condizioni indispensabili per la tutela e il ristoro delle aziende dell’indotto.
Primo elemento imprescindibile – ha detto il Presidente Salvatore Toma nel corso del suo intervento – è il prericonoscimento di tutte le aziende, piccole medie e grandi, indipendentemente dal loro rating bancario, dello status di fornitori essenziali e strategici. Aziende che sono state – tutte – ancora una volta colpite direttamente e duramente dalla conduzione scellerata dell’ultimo management di Acciaierie d’Italia. Aziende che vogliono continuare a operare sul territorio avendo contezza di poter essere ristorate di quanto loro dovuto.

Salvatore Toma
Presidente Confindustria

A questo proposito, il Presidente Toma, accompagnato da Pasquale Di Napoli, presidente della sezione metalmeccanica e navalmeccanica, da Fabio De Bartolomeo, Presidente Ance e dal direttore Mario Mantovani, ha ribadito al ministro la disponibilità delle stesse aziende ad assicurare il loro lavoro all’interno della fabbrica, chiamandole ad un ulteriore senso di responsabilità. Ma le condizioni affinché ciò possa avvenire sono, ha sottolineato, oltre al già citato prericonoscimento  quali aziende essenziali e strategiche, la certezza nei tempi di pagamento, la bancabilità delle fatture, garanzie precise, tutte certificate e documentate, estese anche alle controllate del gruppo. Da ultimo, chiarezza in base alla tempistica degli ordini emessi: per meglio dire, se si possono ritenere validi quelli precedenti all’amministrazione straordinaria e se fatturarli, pertanto, ad Adi in A.S.
Il presidente ha inoltre fatto presente al ministro che, ai fini della certezza del ristoro delle fatture, vanno eliminate tutte le percentuali di fatturazione con la grande industria (prima 70, poi 50, ora 35) che dal ministero sono state poste quale condizione per poter rientrare nel novero delle aziende da ristorare. “Un’azienda che ha fatturato negli ultimi due anni nella misura del 20 o del 30% non ha meno diritti di un’altra a vedere riconosciuti i suoi crediti – ha detto il presidente – e per questo riteniamo che quel limite non vada considerato”. Il Presidente di Confindustria Taranto ha poi ringraziato il Ministro per aver avvertito la necessità di incontrare di persona la comunità jonica e i vari attori che la rappresentano, dimostrando così il suo grande impegno verso il nostro territorio.
“Siamo sicuri – ha concluso il presidente Toma rivolgendosi al Ministro- che questo suo impegno si tradurrà, assieme a Sace o comunque in concerto con tutti i partner di questa complessa vicenda, nella costruzione di una soluzione tecnica, una possibile via d’uscita, per le imprese dell’indotto. Se oggi possiamo cominciare a parlare di futuro – ha aggiunto -è perché sappiamo di poter contare su nuovi interlocutori.
Il nostro auspicio, se guardiamo alle settimane future, è che presto il complesso siderurgico si doti di una veste nuova: un investitore privato che sia espressione delle grandi famiglie dell’acciaio italiano, o che lo sia almeno in parte, e che rilanci lo stabilimento in quella chiave green che tutti ci auguriamo, che è condizione imprescindibile per poter guardare al domani”.

 

 


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Redazione Oraquadra

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