La battaglia di Kailia, la più disastrosa sconfitta nella storia dei tarantini
La battaglia di Kailia, la più disastrosa sconfitta nella storia dei tarantini
Nel 473 a.C., dopo l’invasione tarantina di Carbinia, l’attuale Carovigno, le truppe peucete si unirono a quelle messapiche per contrastare l’espansionismo di Taranto e si scontrarono con i Tarantini, nella battaglia di Kailia che viene ricordata da Erodoto come il più grande eccidio di Greci dell’antichità. Ma andiamo con ordine e spieghiamo prima l antefatto e poi il fatto.
La spinta imperialista della Taranto spartana nelle zone iapigie mirava ad allargare a nord la sua egemonia in Puglia e incrementare l’importazione di schiavi.
Il preludio alla guerra contro gli iapigi fu la distruzione di Carbina (Carovigno), dove i tarantini fecero razzia e perpetrarono violenza sulla popolazione civile; una leggenda racconta che lo stesso Zeus, indignato da tanta crudeltà, fulminò i soldati che si erano macchiati di tali oltraggi. Questo evento coalizzo’ tutti i popoli iapigi e messapi e l epilogo si ebbe nella battaglia di Kalia.
Kaìlia era l’antico nome di Ceglie Messapica, città diversa da Kaìlia Adriatica, corrispondente a Ceglie del Campo che si trovava in Peucetia, l’odierna Terra di Bari, nei pressi dell’attuale capoluogo di regione.
Questa città aveva un ruolo strategico importante perché trovandosi al confine con la Peucetia, era una tappa obbligata per l espansione verso nord. La città all’epoca contava 40 mila abitanti circa, era cinta da una poderosa cinta di difesa basata su quattro cinte murarie. Quelle più esterne erano alte più di 20 metri con un diametro anche di 60 metri (mura megalitiche), mentre la cinta più interna si sviluppava su un perimetro di 5 chilometri. Fra le due cinte murarie si estendevano i boschi e i dirupi della Murgia, che svolgevano una azione frenante nei confronti di degli invasori che avessero superato le cinte più esterne. Per l’impresa i Tarantini avevano chiesto l’aiuto di Reggio, città magno greca, che aveva inviato un forte esercito al fianco degli alleati. Il giorno della battaglia, nella prima mattinata, quando le sentinelle sulle mura esterne di Kalia avvistarono le colonne in marcia degli eserciti tarantino e reggino, pronti a schierarsi per dare l’assalto alla cinta muraria esterna ebbero l ordine di aprire le porte per far entrare all’interno le forze nemiche. I Tarantini ed i reggini avvistati i varchi aperti senza pensarci troppo penetrarono all’interno ma la boscaglia e le asperità del terreno frenarono il dispiegamento delle loro truppe, rallentando la manovra. La stessa cavalleria rimase impossibilitata a muoversi. A questo punto, dalle mura, da dietro gli alberi, i cespugli ed i fossi, uscirono in ordine sparso frombolieri ed arcieri messapici che cominciarono a bersagliare violentemente gli invasori. I cavalieri, trovandosi impediti a combattere, abbandonarono i cavalli, fuggendo via. A quanto riporta lo storico Erodoto si tratto di un eccidio, la più grande strage di Greci mai vista sino a quel momento che fece eco in tutta la Grecia. Ciò che rimase dell’esercito tarantino e reggino, ben poco, riprese la via del ritorno.
L’eccidio dei soldati di Taranto, soprattutto nobili che formavano la leggendaria cavalleria tarantina, famosa in tutte le poleis greche, non fu senza conseguenze provocando tumulti all’interno della città, nella quale l aristocrazia ormai risultava decimata. Poco si sa di cosa avvenne in quel periodo, sta si fatto che da quel momento in poi a Taranto si ebbe un governo democratico, che effettuò una serie di iniziative atte a riformare la struttura sociale e topografica di Taranto con la costruzione della grande cinta muraria orientale e la ridistribuzione della proprietà. L aristocrazia ormai non esisteva più. Taranto cambiò completamente il suo volto.

