La mancanza di radici identitarie!
Grottaglie nelle ultime settimane è protagonista di due esempi di come si amministra una Città, senza considerare la storia della stessa e il benessere dei cittadini
Il primo esempio, è quello che riguarda la, strana, rotonda in prossimità del Monumento ai caduti.
Si è preferito stravolgere un monumento, a prescindere a cosa sia dedicato ed il coinvolgimento valoriale di esso, disegnare una rotonda, che rotonda non è, dalla complessa forma e fruibilità, ridurre gli spazi d’avanti ad una farmacia, che dovrebbe essere di facile raggiungibilità, per non toccare gli spazi di una stazione di servizio con annesso autolavaggio.
Stazione di servizio per cui c’è una prima delibera di giunta, che ne dispone lo spostamento per motivi di sicurezza, della giunta Vinci, reiterata dalle giunte Bagnardi e Alabrese.
La domanda che ci poniamo è se sia più logico stravolgere un Monumento cittadino, che può anche non essere nelle corde ideologiche di questa amministrazione, o dare seguito a degli atti amministrativi della Città, per di più motivati dalla messa in sicurezza dell’incrocio interessato dalla rotonda in fase di realizzazione. Sicurezza che è alla base dell’investimento di 500.000€ per la realizzazione della non rotonda progettata.
Quindi ci piacerebbe conoscere il vero motivo per cui si è scelta una complessità, che ne aumenta anche i costi, in barba al fatto che il monumento ricada nel centro storico e quindi automaticamente vincolato da misure di salvaguardia prima ancora di essere un bene artistico, non scegliendo di dar effetto ad un iter amministrativo non ancora applicato.
Facilitando, ove possibile, il trasferimento del distributore di carburante in altro luogo più sicuro e di facile accesso.
Il secondo esempio è il continuare ad accanirsi verso i proprietari dei Comparti C, in modo sordo ed ottuso.
Pur difronte a pronunciamenti sfavorevoli per l’Amministrazione comunale, in aumento, si continua a vessare i proprietari senza soluzioni di continuità.
Facendo scomparire un punto all’ordine del giorno per il prossimo consiglio comunale, che li riguardava, già concordato e deciso nella riunione dei capigruppo senza alcuna motivazione.
I due esempi sono emblematici di un modo di governare la Città, come se fosse un proprio possedimento, non nell’interesse della collettività, ma tutelando i privilegi di pochi.


