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Il mistero della morte di Archita

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Archita è stato il più grande tarantino di tutti i tempi. Il suo curriculum vitae è impareggiabile: filosofo, politico, musicista, matematico, scienziato, astronomo, uomo di Stato, stratega imbattuto. Per tutto questo può, senza ombra di dubbio, essere affiancato a grandi personaggi come Archimede pitagorico e Leonardo da Vinci. Di Archita conosciamo davvero tutto, anche alcuni episodi inediti della sua vita privata e sappiamo che sotto il suo governo la città Ionica raggiunse la sua massima potenza militare ed economica anche grazie a una flotta ineguagliabile per numero di navi. Resta invece un mistero, quasi irrisolto, la sua morte che si fa risalire al 360 a. C. La sola testimonianza della morte di Archita si trova nell’ode 28 di Orazio che dice, in sintesi, che il corpo dello stratega giace sul lido di Matinum, lasciando così intendere che fu vittima di un naufragio. Per molto tempo si è discusso sul sito della morte facendo rilevare come Matino nel leccese non sia sulla costa, ma nell’entroterra a circa 10 km dal mare. Malgrado ciò non si può escludere del tutto che il sito fosse proprio questo. Nello Pseudo Acrom una raccolta del XV secolo di materiale storico, Matinum viene descritta, infatti, come un monte della Calabria e Matino nel Salento faceva parte, come regione al tempo dei romani, proprio della Calabria e come sito sorgeva su una collina circa 75 metri sul livello del mare.  Ulteriori  studi hanno ipotizzato che Matinum fosse l’Antica Mattinata sul Gargano che è sulla costa e ha alle spalle un territorio montagnoso. Ed e’ tutt’oggi questa è l’ipotesi più accreditata. Circa il luogo della sepoltura Orazio parla di un piccolo tumulo di terra a coprire il corpo dello strategos e null’altro aggiunge lasciando intendere come questi sia stato sepolto sul posto. Anche di questo non ci sono certezze, ma è difficile pensare che i Tarantini che avevano chiesto inutilmente ad Epaminonda il corpo del suo tutore Tarantino, il grande filosofo Liside  inviando fino a Tebe una delegazione, non abbiano chiesto o comunque cercato il corpo di Archita per portarlo a Taranto e dargli degna sepoltura. Resta la certezza che, ad oggi, la tomba di Archita non è mai stata scoperta e resta a noi il mistero della fine di questo grande ed impareggiabile uomo sicuramente e più grande tarantino di tutti i tempi.


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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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