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Giacomo della Marca, principe di Taranto, spregiudicato avventuriero o Santo?

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Giacomo della Marca, principe di Taranto, è  uno di quei personaggi controversi che non ha lasciato  una grande impronta nella storia. Per molti fu un avventuriero spregiudicato, un uomo avido e meschino, un debole. Per altri, in considerazione di quanto fece nell’ultima parte della sua vita, un santo o, comunque, un uomo in odore di santità. Ma chi era Giacomo della Marca? Cosa lo rese famoso e perché di lui c’è un giudizio così contrastante? Giunto in Italia per la prima volta nel dicembre del 1401 a capo delle truppe francesi con esito disgraziato, il Della Marca vi ritornò con gli stessi risultati nel 1407 col proposito di supportare re Ladislao nella assedio di Taranto a Maria d’Enghien, arrivando però troppo tardi quando il re aveva già preso la città e sposato la contessa dopo una strenua resistenza della stessa, tornando a casa senza combattere con l’ennesima brutta figura. E già perché il Della Marca era uno avvezzo alle brutte figure. Fra le tante memorabile la spedizione  mai partita per il Galles, nella quale dopo aver incassato da re Carlo VI di Francia l’enorme somma di 100.000 scudi d’oro per ingaggiare Ottocento uomini d’arme e 300 Balestrieri si dilettò a spenderli tutti in feste e spese personali per poi assoldare un piccolo manipolo di avventurieri e raggiunte le coste della Manica tornarsene indietro per la paura del Mare grosso. Malgrado i suoi pochi esaltanti trascorsi militari per pura fortuna fu scelto come marito della regina di Napoli Giovanna II D’Angiò Durazzo, figlia di Re Carlo III che succedette al Ladislao I. Secondo alcuni la scelta si basò sulla parentela che gli aveva con i reali di Francia ben voluti dalla curia romana e sul fatto che aveva l’età giusta, 45 anni, per la sposa ed era anche lui vedovo. La regina consapevole dei suoi trascorsi lo elevò a Principe e signore di Taranto ponendo come clausola però che egli non sarebbe mai diventato re. Una condizione che ben presto venne violata dal Della Marca, dapprima formalmente, e, di seguito, nella sostanza quando il principe di Taranto fece uccidere il favorito della regina, Pandolfo, e stabilì il suo controllo sulla corte con la nomina di​ suoi​ funzionari, costringendo Giovanna riconoscergli il titolo di Re di Napoli. Ma le cose per lo spregiudicato Principe di Taranto non andarono secondo i suoi piani. La sua prepotenza fu infatti la causa della sua fine. I baroni napoletani fedeli alla regina nel 1416 si rivoltarono a Giacomo che si vide così costretto a rinunciare al titolo Regio. Estromesso dalla regina nelle vicende del governo Della Marca abbandonò Napoli e tornò in Francia assumendo altri incarichi, finché stanco della sua vita avventurosa nel 1435 si fece monaco francescano ed entrò nel convento di Besancon dove morì alcuni anni dopo si dice in odore di santità.


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Pierpaolo Piangiolino

Avvocato e grafologo giudiziario iscritto all'albo dei CTU e periti del Tribunale di Taranto. Calligrafo e Tecnico di Biologia Marina specializzato presso l’Università di Bari. Romanziere, vignettista e cruciverbista

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