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Tra fede, arte, storia e tradizione, i grottagliesi celebrano, domenica 7 aprile 2024 in Albis, la loro co-patrona Maria SS.ma della Mutata

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Con l’antico pellegrinaggio al Santuario ricordato dai Padri Minimi di Grottaglie

Grottaglie (Ta) –  – Domenica in Albis 7 aprile 2024, per i grottagliesi e non solo, sarà una giornata caratterizzata da antica fede, storia e folclore. Un’ attesissima tradizione popolare che affonda le sue radici in uno straordinario evento verificatosi nel corso dei festeggiamenti della Pentecoste del 1359. Accadde in località “Foresta Tarentina” o di “Santa Maria in Silvis”, in agro distante circa sette chilometri dall’abitato grottagliese; zona ritenuta equidistante da Martina Franca.

Qui, secondo la leggenda, fu rinvenuta una statuetta in pietra raffigurante una Vergine; ma per il suo possesso le rispettive popolazioni non trovando accordo decisero di lasciare per una notte il simulacro lapideo rivolto verso nessuna delle due località. Il mattino seguente si gridò “al prodigio”: la “Vergine” era stata trovata spostata e rivolta, “mutata” cui ne prese il nome, verso Grottaglie, che se ne fregiò. Il sito già nel X secolo accoglieva un modestissimo fabbricato destinato al culto, difficilmente databile, associato ad alcuni ritrovamenti sepolcrali attribuiti al III e IV sec. a.C. Nel 1570 l’area fu scenario della rievocazione de “La Battaglia Giocosa”, una sorta di giostra istituita dal cavalleggero grottagliese Pietro d’Onofrio, voluta fortemente da questi per celebrare la propria vittoria contro una guarnigione turca a Rossano Calabro; successo da egli invocato e dedicato a “Maria SS.ma della Mutata”.

Interno della chiesetta della Madonna di Mutata

Nel 1577 un decreto dell’arcivescovo di Taranto Lelio Brancaccio stabiliva che la manifestazione si svolgesse ogni anno col titolo di “Scamiciata”; ma l’idea non ebbe affermazione.  Venne ripresa con lo stesso nome nel 1787 dall’arcivescovo Giuseppe Capocelatro, mentre i grottagliesi, per non lasciarla morire ancora, la trasformarono in “Torciata”: ebbe vita fino al 1935, alle soglie del II conflitto mondiale. Negli anni ’90, un tentativo a cura della locale Pro-Loco di riportare in campo la “Scamiciata” si risolse in poche edizioni   in costumi d’epoca, scenograficamente apprezzate. La struttura del piccolo edificio fu completata agli albori del XVII sec., più o meno come giunta ai nostri giorni, dal cardinale Carrillo da Albornoz, fondatore della “Scamiciata” di Taranto dal 1630 al 1637. Il suo stemma araldico campeggia al centro della navata maggiore. Qui, alla semplicità dei prospetti d’ispirazione neoclassica con lesene e campanile a vela, s’ impongono uno splendido interno, impreziosito da colonne portanti  volte a crociera densamente affrescate con articolati motivi floreali, ed il pavimento in maiolica locale decorata in stile XVI sec. Fra i riferimenti storici, si evidenziano le Visite Pastorali degli arcivescovi di Taranto, Lelio Brancaccio (1574 – 1599) e Ottavio Frangipane Mirto (1605 – 1612).

Tre secoli dopo, in virtù del detto “prodigio”, mons. Ferdinando Bernardi, arcivescovo del capoluogo Jonico dal 1935 al 1961, elevava a Santuario il tempietto attribuendogli dignità ed importanza, decretandone l’intestazione a “Maria SS.ma della Mutata”. (Il simulacro lapideo sarebbe custodito presso la chiesa collegiata). Il nome “Mutata” ebbe così una larga diffusione nel territorio e realtà vicine, principalmente fino agli anni del nostro neorealismo. Da quel tempo numerosi pellegrini vi giungevano da ogni parte del circondario e non solo, cantando inni alla Vergine, a piedi o a bordo di carri variopinti trainati da cavalli bardati a festa e scampanellanti. Tutti attratti dalla voglia di poter trascorrere sui prati, in aperta campagna, l’intera giornata pregando, giocando ed intonando con tamburelli canzoni popolari e per consumare, infatti, le “Palomme” (i panetti anticamente c.dd. dei poveri, pepati, salati e nutrienti, contenenti uno o più uova sode a seconda della forma fantasiosa e scaramantica impressa dalla brava massaia, destinati a durare per giorni, utili per i lavori nei campi), con buon vino e fave novelle.  Altre interpretazioni o pensieri vogliono l’intitolazione alla “Vergine della Mutata” come supplica di protezione all’ avvicendamento delle “mute” di cavalli per i viaggi in diligenza; operazioni che sarebbero avvenute   presso l’adiacente masseria. I Padri Minimi del Convento grottagliese di san Francesco di Paola, ricordano la ricorrenza in onore alla Madonna della Mutata con sante messe celebrate nel “nostro santuario”, alle ore: 7.30; 9.30; 11.00 e 19.00, col seguente messaggio: “Carissimi fedeli, in questo giorno,  per antichissima  tradizione, il Santuario della Madonna  diventa meta privilegiata di pellegrinaggio dei devoti grottagliesi e dei centri vicini per venerare la Santa Vergine Maria e per impetrare da Lei le grazie di cui tutti abbiamo bisogno” A margine della festa religiosa e nel  rispetto dell’usanza,  per i moderni pellegrini, turisti e visitatori,  come nelle edizione precedenti,  attenderà un allestimento fieristico ricco di vari stand, dove si  potranno gustare  le squisite “palomme”,  allietarsi con attrazioni varie ed altre ancora  per grandi e piccini.

 

Nino Gemmellaro


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