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Manlio Sgalambro – Il filosofo dell’asistematicità

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di Stefania Romito*

 

La produzione filosofica di Manlio Sgalambro, del quale quest’anno si celebrano i cento anni dalla nascita, spesso etichettata come nichilista nonostante le sue contestazioni, può essere meglio compresa come una singolare fusione tra la visione della vita di Schopenhauer e il materialismo pessimista di Giuseppe Rensi. Un pensiero filosofico che si distingue per la profonda avversione al modernismo, evidenziata attraverso l’influenza di grandi pensatori quali Nietzsche, Spengler, Heidegger e Junger, che permea il suo lavoro in modo implicito e al contempo esplicito.
Il suo pensiero non si conforma a un approccio logico e strutturato, ma si presenta volutamente frammentario e discontinuo.

Ne è un esempio la sua opera De Mundo pessimo, che egli stesso considera come “parerga e paralipomena” (ovvero, digressioni e omissioni), alludendo alla concezione di Schopenhauer di opere accessorie e marginali rispetto a un sistema compiuto. Questa mancanza di un sistema definito riflette un’epoca post-nietzscheana in cui il pensiero sistematico occidentale è considerato obsoleto e oppresso dalla banalità delle ideologie preconfezionate.
Sgalambro, attraverso i suoi aforismi provocatori presenti in opere come Dell’apatia, denuncia con ardore gli idoli moderni dell’eguaglianza e del sociale esprimendo un profondo disprezzo per l’apatia e l’indifferenza della società contemporanea.

La relazione tra la fuga dall’atteggiamento plebeo prevalente e il concetto di comunismo, come espresso nel Dialogo sul comunismo, solleva interrogativi di rilevanza filosofica. Tuttavia va sottolineato che il comunismo proposto da Sgalambro si discosta radicalmente dall’idealismo tradizionale associato alla ricerca di una società utopica e più equa. Si tratta piuttosto di una forma di comunismo metafisico, caratterizzata da uno stato di estasi e da un rifiuto delle disparità metafisiche. Questo concetto si basa sull’idea che la differenza tra individui eccezionali e persone comuni sia più significativa e determinante delle divisioni economiche. Tale comunismo, che potrebbe essere meglio definito come “comunitarismo”, trae origine dall’esperienza condivisa della contemporaneità e anticipa la formazione di una comunità di individui orgogliosi e intransigenti, il cui valore è determinato dalla loro capacità di realizzazione anziché dal loro status sociale.
Questa prospettiva sembra richiamare in modo comunitario il concetto di superuomo di Nietzsche. Inoltre, si evidenzia una concezione aristocratica dell’esistenza, che caratterizza anche l’opera de La morte del Sole, insieme a un senso cosmico o addirittura totalitario di pessimismo come emerge, ad esempio, in De coelo.

La filosofia sgalambriana non lascia di sicuro indifferenti. A partire dalla pubblicazione di Morte del sole il filosofo di Lentini rappresenta una presenza di rilievo nella dimensione filosofica italiana. Un pensiero che diventa “vigoroso e rigoroso” proprio in virtù della non sistematicità che lo contraddistingue. Nell’introduzione di De Mundo pessimo Sgalambro rivendica il diritto di fare filosofia affermando la verità. Considerazione che si staglia contro l’atteggiamento nichilista di una certa filosofia universitaria che coinvolge anche il campo ontologico e gnoseologico. Secondo Sgalambro, la «filosofia «accademica è la capacità dei filosofi di mestiere di discutere all’infinito di tutte le evidenze senza averne nessuna». Il filosofo verace, anche se lo volesse, non può rinunciare alla sua evidenza, alla sua verità in una lotta non solo tra verità e falsità, ma soprattutto tra verità e verità. «Nessuno deve entrare in una filosofia se non è disposto, almeno come possibilità, a non lasciarla per tutta la vita». (Manlio Sgalambro)

 

*Giornalista e scrittrice, membro del Comitato Nazionale per le Celebrazioni del Centenario della nascita di Manlio Sgalambro


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Stefania Romito

Stefania Romito è giornalista pubblicista e scrittrice.

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