La superiorità del Mezzogiorno d’Italia di Francesco Russo*
È da un po’ di tempo che uso Facebook per esplorare il Sud dell’Italia, mi spiego: mi sono iscritto a pagine di gruppi che parlano della propria terra, delle proprie Regioni. Essendo nato in una terra che originariamente, per Civiltà era ed è ancora Lucana, ancorché sia definita impropriamente Cilento e poiché sono al cinquanta per cento, calabrese, per parte di padre, fatto che per me orgogliosamente costituisce un grande onore, ho scelto pagine che parlano della Lucania e della Calabria.
Ho tralasciato la Campania perché essendo napoletano d’adozione, per amore, per cultura e perché ho studiato e vissuto a Napoli, di Napoli e della Campania in generale conosco tutto o quasi tutto: Arte, Letteratura, Musica e tutto quello che c’è da conoscere. Non devo parlare, quindi di Napoli, che da circa ventisette secoli è la Capitale del Sud. Già il titolo del mio scritto, lascia intendere che il campanilismo sarà la mia bandiera ed è una bandiera che è visibilissima, non perché sventoli alta, ma perché è illuminata dal Sole.
La superiorità del Mezzogiorno d’Italia nasce dal Sole! Immaginate: già Napoli, la Capitale in tutto il Mondo è vista e conosciuta, come la Città del Sole, ma è tutto il Sud che prende origine dal sole. Pensate a questa terra benedetta da Dio perché ha il sole che porta vita, nelle poche terre pianeggianti, nelle montagne corrugate dell’Appenino meridionale, diverso da qualsiasi altro pezzo di Appennino, pensate alla Sila dove sopra ai duemila metri c’è una vegetazione che in nessun altro posto d’Italia a quell’altitudine esiste. I Paesi dell’entroterra lucano, abbarbicati intorno alla sagoma di un monte, nella parte esposta al sole, pensate il numero di questi paesi, in ognuno dei quali ci sono opere d’arte, Chiese bellissime, espressioni di vita che soltanto una Civiltà Contadina esposta al sole poteva produrre.
Andate a guardare queste pagine Facebook, ad esempio: Insieme per la Basilicata. È una scoperta continua, di bellezze sconosciute ai più e diverse tra di loro, è vero, la diversità è ricchezza e se i paesi della Lucania sono tutti diversi tra loro, hanno caratteristiche differenti, hanno un’unica impronta che alla fine li fa somigliare tutti tra di loro. Questa impronta è la Civiltà! Una Civiltà che arrivava dall’Est e che attraversava il Sud dell’Italia da Est ad Ovest, dallo Ionio al Tirreno, da Metaponto spartana a Paestum, dallo Ionio ad Elea, attraversava l’Appennino e lasciava traccia, impronte profonde, incancellabili: lingua, usi, consuetudini, lezioni di agricoltura. Prima i Greci e poi i Bizantini e poi ancora Federico II . Paesi bellissimi, Castelli federiciani, Melfi dove nel 1230 Federico pubblico Le Costitutiones Melfitane. La Lucania di Orazio, di Scotellaro, di Sinisgalli. Levi con il suo Cristo si è fermato ad Eboli scrisse l’Epos della Civiltà di quella terra. Panorami straordinari a partire da quello che offre quel piccolo lembo di terra lucana occupata da Maratea, paesini deliziosi, ordinati, puliti, accoglienti dove gli abitanti ancora onorano gli ospiti, impossibile nominarli tutti perché sono tutti belli.
Andateci in Lucania resterete affascinati, dalla bellezza e dalla cordialità dei suoi abitanti, dal cibo, espressione di altissima Cultura contadina, raffinata, direi e dove se non a Senise la patria del peperone crusco che è crusco per colpa del sole ed è sempre il sole che riempie la botti di grandissimi vini. Ricordo le parole di Leonardo Sinisgalli: ” Girano tanti lucani per il Mondo, ma nessuno li vede, non sono esibizionisti. Il lucano, più di ogni altro popolo, vive bene all’ombra.” Il Lucano è al sole nella sua terra, aggiungo io.
Il Massiccio del Pollino divide la Lucania dalla Calabria, la Regione dei due mari, del Tirreno e dello Ionio. La Calabria con le sue due Sile, la piccola e la grande, con le sue enclavi albanesi con la loro lingua e con i meravigliosi costumi delle loro feste , l’incanto delle sue chiese bizantine. La sfolgorante bellezza del Codex purpureus rossanensis a Rossano e i mosaici di San Demetrio Corone, i tappeti e le coperte di Longobucco, nella Sila greca, confezionati con metodi secolari, gli aranceti della piana di Sibari e poi la Sila, con una vegetazione straordinaria, unica al mondo. E poi più giù Crotone e poi dall’altra parte Serra San Bruno, la prima Certosa, quella edificata da San Brunone. E che dire di Gerace, perla medioevale meravigliosa terrazza sullo Ionio. E tutta la Calabria, come la Lucania ricca di diversità, ma ricchissima di bellezze e di ricchezze archeologiche e naturali.
La fertilissima piana di Gioia Tauro, la bellissima Palmi di Leonida Repaci e di Francesco Cilea, con la sua villa Comunale che è Monumento nazionale e infine Bagnara con le sue donne straordinarie, le Bagnarote, immortalate da Stefano D’Arrigo in Horcynus Orca. E ancora Scilla, sulla sua rupe che sorveglia lo stretto di Messina e tiene a bada Cariddi. Lo Stretto , luogo di magia e di assoluta bellezza, dove di notte, in primavera i venti che soffiano dall’Aspromonte verso la Sicilia trasportano nuvole di profumo di zagara che fioriscono in quel pezzo di Calabria da Catona a Reggio. Ed eccola Reggio, con il suo straordinario Museo Archeologico e con il suo meraviglioso Lungomare che offre in tutto il suo splendore lo spettacolo dello Stretto di Messina e la visione dell’Etna fumante. Arriviamo infine a parlare dell’Aspromonte, montagna misteriosa e incantata, dalle cui cime si dipartono lungo le valli le fiumare che sembrano tante ferite della terra. Ed è qui che la Calabria mostra uno dei segni della sua antica Civiltà, i paesi di lingua grecanica, dove si parla ancora il greco portato dai bizantini che eressero quel piccolo gioiello che è la Cattolica di Stilo.
L’Aspromonte straordinario luogo di paesini dove si respira aria di epoche definite scomparse, l’Aspromonte che si erge maestoso sulla punta dello Stivale e sorveglia il mar Tirreno ed il Mare Ionio con i suoi misteriosi anfratti e le sue leggende e pensando all’Aspromonte non possiamo dimenticare Corrado Alvaro che lì nacque! Voglio terminare, parlando della Calabria con le parole di Leonida Repaci:”Quando fu il giorno della Calabria, Dio si trovò in pugno 15.000 Km quadrati di argilla verde con i riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese per due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un vigore creativo, il Signore e promise , a se stesso, di fare un capolavoro”
Ecco perché il Mezzogiorno d’Italia è superiore: perché Napoli è la Capitale e perché la Lucania e la Calabria con la sua gente che è nata in quelle terre e in quella bellezza ha una visione diversa del Mondo e della vita. Naturalmente alla Lucania ed alla Calabria si aggiungono Puglia ed Abbruzzo.

*Illustre avvocato del foro di Napoli
oggi in quiescenza

