Ricominciamo da Federico di Francesco Russo
Mi innamorai di Federico, tanti fa, quando recatomi a Bari per un Processo vidi che al Castello Svevo c’era una mostra che lo celebrava. Non prestai orecchio alle Sirene di un lauto pranzo barese e dopo il processo mi diressi al Castello. Fu amore a prima vista, come quando si è colpiti da passione per una bellissima donna che immediatamente induce a pensieri inconfessabili. Tra le meraviglie in mostra, la copia che Federico aveva scritto per il figlio Manfredi, del De arte venandi cum avibus, conservata a Parigi. Subito esplose il mio pensiero inconfessabile, perché delitto impossibile, che fu di avere quel volume, bellissimo, perfettamente conservato, in folio con delle miniature straordinarie.
Mi accontentai, per quel giorno del volume che conteneva il Catalogo della Mostra ed un altro volume su Federico II e mi crucciai che le due copie esistenti del De arte venandi, fossero state entrambe prede di guerra una, quella conservata a Parigi, preda degli assassini angioini dell’ultimo Ghibellino, il giovane Corradino e l’altra conservata in Vaticano, dai competitor papali nella lotta per le investiture. Iniziò, così, per me l’avventura federiciana che dura ancora e che nel corso del suo iter mi consentì di fare una follia: acquistare con lo sconto del 20%, per ottocentomilalire la Copia anastatica del De arte venandi cum avibus edita dalla Electa.
Intanto avevo già letto tantissimo su Federico, le sue biografie, la più importante quella di Kantorowicz, poi quella di David Abulafia, quella di Heberard Horst e tantissimi altri volumi sul grande Imperatore ed il suo tempo. Poi Ortensio Zecchino studioso insigne di Federico, straordinario esegeta delle opere federiciane e delle impronte culturali fortemente impresse sul territorio dell’Italia Meridionale, mi aveva consentito di allargare l’orizzonte su Federico con una serie di libri editi da Laterza, su Federico e il suo tempo, su Federico e il Mediterraneo, e su Federico Legislatore. Una Epitome in volgare del Liber Augustalis di Federico scoperta in una Biblioteca spagnola dal professore Di Bella, dedicata a Diomede Carafa e pubblicata da Laterza fu uno dei libri che spalancò le porte sulla grandezza di Federico Legislatore.
La superiorità della Civiltà del Mezzogiorno d’Italia nata dal sapiente uso che Ruggiero, nonno di Federico, aveva fatto delle diversità esistenti nel Sud dell’Italia, l’avveduta condotta lungimirante di Costanza, morta quando ancora Federico era ragazzino, unita alla sua fortissima ed autorevole personalità, consentirono al giovanissimo Imperatore di conferire definitiva forza e potenza a quel Regno delle due Sicilie che tale rimase fino al 1860. Grazie alla rete di cultura creata da Federico, il Regno delle due Sicilie vide nascere la Lingua Italiana a Palermo, l’Università degli Studi per la formazione della classe dirigente dell’Impero a Napoli, i Castelli in Lucania ed in Puglia, tutti centri da cui si irradiava cultura e sotto le cui mura sorgevano paesi e città che costituivano i punti cardine dei percorsi che univano tra di loro i mari italiani da est ad ovest e viceversa.
La Civiltà del Sud, quindi, si sviluppava lungo queste direttive, che erano le stesse direttive che prima i Greci della Magna Grecia, poi i Bizantini, avevano seguito e per mezzo delle quali avevano diffuso cultura. Oggi, come allora, per colmare l’arretratezza, ove mai ancora ve ne fosse traccia nel Sud dell’Italia dovremmo prendere esempio, dai Greci di Taranto, dai Greci di Sibari , dai Greci di Metaponto dai Bizantini e dai popoli amministrati da Federico II che si muovevano lungo i diversi assi viari esistenti, mettendo in comunicazione tra di loro i territori orientali e occidentali del Sud Italia. Così per secoli si era sviluppata la Civiltà del Mezzogiorno Italiano e così è necessario che si riprenda ad operare. Non è contro natura che oggi per colmare una distanza tra Napoli e Bari occorrano quattro ore di treno o tre di Autostrada? Non è contro natura che non vi sia una linea veloce che possa unire attraverso snodi la sponda adriatrica abbruzzese , molisana e pugliese che con quella tirrenica? Ecco perché per anni il Sud e precisamente l’est e l’ovest sono stati tenuti lontani per impedire uno sviluppo omogeneo! Ecco perché è giusto che oggi la dorsale lungo la quale scorrerà l’ Alta velocità ferroviaria, sia quella appenninica che si trova al centro dell’Italia del Sud. Quella dorsale così progettata, creerà naturali punti di snodo attraverso i quali l’est e l’ovest dell’Italia potranno facilmente essere comunicanti.
I Castelli Federiciani della Lucania e della Puglia altro non erano se non punti di snodo, punti che hanno consentito il mantenimento della Civiltà nata ventisette secoli fa con la Magna Grecia, mantenuta, in parte dai bizantini, rinata con Federico II e tenuta su fino al 1860. Tutto questo ha fatto Federico II e lo ha fatto per la grandezza del Sud, poi sono venuti uomini del Nord che hanno creduto di poter far dimenticare a noi, le nostre origini, ma noi nonostante tutto e nonostante la presenza, oggi, di omuncoli che non conoscono la storia o se la conoscono volutamente la ignorano, potremmo se solo lo volessimo, ricominciare da Federico, il quale era talmente moderno e talmente privo di pregiudizi che nelle sue Costituzioni Melfitane, ordinava: “di mozzare lo capo a chi avesse usato violenza alla prostituta” Questo e tanto altro era Federico II.

