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Cisl, Solazzo: il dramma di Satnam Singh interroga tutti

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Appresa la tragedia di cui è stato vittima il bracciante agricolo trentunenne Satnam Singh, non resta che chiedersi dove sia finito il rispetto della dignità di ogni persona ed esprimere sgomento e sdegno, prendendo atto di quale brutalità inaudita dell’uomo sull’uomo sia possibile osservare ancora oggi.

“Sfruttato e abbandonato” titolavano i giornali, raccontando che Satnam, origine indiane, era stato abbandonato in strada agonizzante, dopo avere perso il braccio destro in un incidente sul lavoro accaduto presso un’azienda agricola di Borgo Santa Maria, vicino Latina.

L’arto era stato posato accanto al corpo, su una cassetta della frutta, quale ulteriore, agghiacciante dettaglio di una vicenda di ferocia e di sfruttamento senza scrupoli. Il nostro primo istinto è stato quello di rivendicare una punizione esemplare, per chi si è reso colpevole di questo vero e proprio omicidio. Il fenomeno del lavoro nero o grigio continua ad interessare anche il territorio Taranto Brindisi, nonostante la serie di Accordi territoriali, di Patti per la legalità sottoscritti nel tempo e la L.n. 199/2016 contro il caporalato e il lavoro nero, per cui come Cisl con la nostra Federazione di categoria Fai (Federazione Agricola Alimentare Ambientale) Cisl  ci siamo particolarmente battuti.

Poi, il pensiero è andato allo Stato che, in quanto garante dei diritti civili e sociali dei concittadini dovrebbe sostenere economicamente a vita la famiglia di Satnam, moglie, figli o genitori che siano, atteso che la stragrande maggioranza di chi raggiunge l’Italia lo fa per recuperare la propria dignità di persona e per lavorare, magari inviando i pochi euro guadagnati nei Paesi di origine. Lo Stato, dunque, dovrebbe intervenire economicamente quando si è di fronte a tali tragedie, che sono figlie della diffusissima pratica del lavoro nero, dunque illegale ed insicuro e colpire con sanzioni pesanti ed esigibili quando se ne individuino i colpevoli.

Comunque, ciascuno deve sentirsi coinvolto e corresponsabile in una società che si reputa civile ed è per questo che, se non ci si rieduca al rispetto della dignità umana, non ci saranno norme, leggi, ispezioni, né pene detentive che terranno. Mai più tali mostruosità, dunque, che si riferiscono di certo al tema della sicurezza sul lavoro ma, soprattutto, riguardano il diritto alla vita di ogni persona a prescindere da razza, sesso, età, a partire da quei bambini, dalle quelle donne e dagli uomini che giacciono nei fondali del Mediterraneo, ormai il cimitero degli ultimi, i quali per fuggire da guerre, fame, violenze, carestie, incrociano la morte. Papa Francesco che più volte ha fatto riferimento alla cultura dello scarto quale risultato di una società preda del consumismo e rivolta esclusivamente alla cultura del profitto, continua ad esortarci alla responsabilità e alla carità. Sentimenti e modi di essere, questi ultimi, che paiono completamente seppelliti, pensando anche al gran numero di conflitti sparsi per il mondo, per i quali il Santo Padre parla di “una guerra mondiale a pezzi”.  Eppure l’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile (del settembre 2015) ai primi tre goals prevede di sconfiggere la povertà, la fame e garantire la salute e il benessere delle persone.

La morte di Satnam Singh ci dice che è ancora lungo il cammino da percorrere e che leggi, norme, protocolli, accordi, da soli non sono sufficienti ad educare al valore e al rispetto della vita in tutte le sue forme: umane, ambientali, sociali, culturali. La politica, allora, operi un cambio di passo ed acceleri la propria iniziativa verso gli obiettivi della legalità, dei sistemi di controllo, dando esempi di novità, rispetto a quelli manifestati negli ultimi tempi, perché ciò che è necessario è la riconquista della piena fiducia delle cittadine e dei cittadini. In definitiva, serve una strategia nazionale sulla sicurezza che coinvolga in maniera più puntuale istituzioni, parti sociali, enti strumentali, la scuola fin dai primissimi anni di studio, con un piano di formazione straordinario. E’ necessario porre fine ad una scia di morte nei luoghi di lavoro che pare non abbia più fine, se solo pensiamo che dopo Satnam Singh abbiamo contato altre vittime, fino  alla recentissima esplosione in una fabbrica di Bolzano, dove otto operai sono stati feriti e cinque dei quali risultano al momento gravissimi.

Gianfranco Solazzo
Segretario Generale Cisl Taranto Brindisi

 


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Redazione Oraquadra

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