Foggia, il cuore di Federico II
Pochi sanno che quando arrivò a Foggia il Puer Apuliae Federico II se ne innamorò e la scelse come sede Imperiale facendoci costruire un imponente Palazzo Reale, circondato da giardini e fontane, che divenne la sua residenza privilegiata. Ma Foggia era per Federico II molto più di una semplice città con un immenso palazzo fortificato a due piani di cui resta oggi solo il gigantesco portale. Foggia fu per l’imperatore un vero e proprio luogo del cuore, al punto che Federico volle che il suo cuore fosse custodito dopo la morte proprio in quella città, mentre il suo corpo andò a Palermo, l’altra capitale del Regno. Foggia, quindi, fu la sua capitale sebbene di tutto ciò oggi non resta molto ( tranne la chiesa di Santa Maria edificata da Federico per ospitare l’icona della Madonna trovata nello stagno) a causa della distruzione del terremoto del 1731. A Foggia Federico amava trascorrere i mesi invernali preferendo per la stagione estiva i luoghi montani vicino al Tavoliere dove praticava la caccia, e proprio qui scrisse la sua opera più famosa, il Trattato sull’arte venatoria con il falco. Per la passione per la caccia Federico fece edificare nei dintorni di Foggia la Domus Pantani Santi Laurenzi con un lago artificiale e il parco dell’uccellaggione, ma anche la Domus dell’Incoronata e quella di Castiglione ed altre minori, fino a un totale di 28 domes solacium ovvero edifici di svago. Ma Foggia fu anche un centro politico, culturale, di scienza e di architettura. E, infatti, così come a Napoli creò la prima università, a Foggia scelse la sede della scuola di architettura capitanata proprio da quel Bartolomeo da Foggia che fu l’architetto prediletto del sovrano e che lavorò al suo palazzo e a quella cattedrale a Foggia dove il sovrano volle fosse custodito il suo cuore in un’urna, dove si svolse la sua cerimonia funebre, dove la sua salma fu esposta per giorni vestita con l’abito dei circestensi, prima di partire per la sua ultima destinazione, il duomo di Palermo. Resta ancora oggi mistero del destino del cuore del sovrano oggi non più nella cattedrale di Foggia, in quell’urna forse persa per sempre.

