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APERTAMNTE di Cosimo Lombardi – Dalla motosega alla ruspa è un attimo

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Adda passà ‘a nuttata

 Grottaglie (Ta) – La  Amministrazione comunale di Grottaglie  è insensibile a qualsiasi suggerimento o grido di dolore che provenga dalla Città e persino dai più qualificati cittadini e professionisti grottagliesi.

Del resto i migliori incarichi vengono affidati fuori città, come se a Grottaglie non ci fossero eccellenze, in ogni settore delle professioni liberali.

Nemo propheta in patria o “meglio rivolgersi fuori”, secondo i desiderata di chi è padrone della situazione.

Ma finirà il “decennio terribile” di Grottaglie e allora scandaglieremo e accerteremo. Senza alcun profilo di impunità. Per nessuno. E’ una promessa!!!

Un decennio demolitore.

Il sindaco e la sua ristretta corte obbediente paiono innamorati della cosidetta “cancel culture”  (in italiano cultura della cancellazione o cultura del boicottaggio) è usata per indicare una forma moderna di ostracismo nei confronti dell’esistente, una iconoclastia, specialmente nei confronti di  ciò che di rilevante esisteva ed è stato realizzato dagli odiati nemici per affermare e tramandare il “realizzato oggi, sotto il governo D’Alò”.  O ossessionati dal dover spendere soldi altrui. A qualsiasi costo, visto che la giostra è prossima a fermarsi.

Una forma di “culto della personalità”. O di necessità quoad vitam. Per la sopravvivenza.

E non sto esagerando.

L’Assessore all’Urbanistica e Lavori Pubblici del Comune di Grottaglie Giovani Blasi, peraltro architetto, insiste : «la scuola Sant’Elia sarà demolita e ricostruita con i PNRR». Come se i fondi del PNRR non sono soldi veri che qualcuno (noi cittadini) dovrà restituire.

Anche se mi viene in mente un vecchio proverbio “ Chi maneggia festeggia”.

Contro questo assurdo progetto di demolizione, l’architetto Antonio Fanigliulo, ha avuto modo di dire “La Scuola Sant’Elia è una significativa e pregevole opera di ARCHITETTURA RAZIONALISTA di cui Grottaglie può vantare. NON PUÒ ESSERE DEMOLITA! Va VALORIZZATA nel suo “eccezionale” contesto ambientale e paesaggistico urbano! FERMIAMO IL FOLLE GESTO e L’INUTILE ASSURDA VIOLENZA IL POTENZIALE DELLA GRAVINA DEL COMPARTO “C8”. Continua l’architetto Fanigliulo : “Costruita agli inizi degli anni sessanta del secolo scorso, raccoglie e riporta la eredità della Scuola del Movimento Razionalista che in Italia – a partire dal famoso Gruppo 7 (1926), il M.I.A.R.(1928) e il Manifesto del Razionalismo Italiano. ( ndr Così l’esordio del manifesto :  «Tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono.»)  La scuola Sant’Elia va ricondotta e letta negli insegnamenti di questi maestri! E’ sufficiente leggere l’impianto architettonico generale, anche delle sole coperture, per rendersi conto del Razionalismo e la Organicità che domina tutta la composizione architettonica nello spazio che la circonda. Il contenuto rigore geometrico e le “proporzioni auree” delle superfici (viste dall’alto), l’armonia della distribuzione e sovrapposizione dei piani, il misurato rapporto dei pieni sui vuoti, l’eleganza formale delle linee rette ma non rigide, la simmetria dei plessi resa leggera dallo spostamento asimmetrico dei due corpi di fabbrica indipendenti ma uniti da un esile portico. Come può un architetto non essere sensibile a tanta armonia, eleganza e leggerezza di forme, di superfici, di volumi, non emozionarsi all’umanesimo dell’estetica e non cogliere la capacità che il progettista ha avuto nel sapere intercettare le funzioni educative che al suo interno dovevano svolgersi e nel dargli uno spazio organico, misurato e razionale”.

Di fronte a tale grido di allarme, M.P.C. ( è un acronimo non riferibile). Agli amministratori, gran capo e associati, non è passato nemmeno per l’anticamera del cervello di andare a rivalutare l’insano progetto demolitore, vista l’autorevolezza della fonte.

Chi è l’architetto Antonio Fanigliulo?

A Grottaglie è noto come il progettista di strutture ardite ( si racconta che un carpentiere una volta si sia rifiutato di rimuovere i puntelli di una struttura di cemento armato prevedendo l’immediato crollo e che lo stesso architetto, improvvisatosi carpentiere a sua volta abbia provveduto dimostrando che i calcoli erano adeguati e che l’opera era decisamente bella. Peraltro a decenni di distanza è ancora lì) e di edifici, all’occhio del profano e dell’ignorante, strani. Allievo di Giovanni Michelucci,( grande protagonista della storia e del dibattito dell’architettura italiana del ventesimo secolo, le cui  innovazioni profonde nel linguaggio dell’architettura, anche quelle più radicali, sono sempre avvenute in un dialogo profondo con la storia, con la storia della città antica, medioevale, rinascimentale, e con i nuovi bisogni dei cittadini), Antonio Fanigliulo viene così descritto da un altro gigante dell’architettura, Giovanni Fuzio “ Un poeta può eccitare dolci e vive emozioni anche con un discorso ordinario e dire con decenza cose comuni. Così le ingegnose disposizioni di un abile architetto daranno lustro ai più vili materiali; mentre gli sforzi di un ignorante presuntuoso renderanno spiacevoli le più sontuose costruzioni”.

Formatosi presso l’Università degli Studi di Firenze, nella sua produzione, Antonio Fanigliulo ha realizzato prevalentemente residenze private e Chiese, ma anche edifici polifunzionali o restauri conservativi come quello del Castello Episcopio a Grottaglie. Alla fine degli Anni Ottanta si avvicina al Decostruttivismo, producendo opere che si guadagnano il plauso di Bruno Zevi. Proprio sulle pagine de < L’Architettura. Cronache e Storia > vengono presentati alcuni dei suoi manufatti più emblematici, dai quali si evincono la sua tensione all’organicismo (di stampo wrightiano nell’edificio di viale Trentino a Taranto, 1982) e la forte espressività conferita alle strutture da lui stesso calcolate (come nell’edificio plurifamiliare di Grottaglie, 1985). Notevole è l’attenzione conferita ai materiali e alla plasticità delle sue opere, in un sapiente gioco di pieni e vuoti, in cui l’istanza organica e la decostruzione si compenetrano restituendoci un suggestivo dinamismo geometrico. Di taglio espressionista è invece l’edificio polifunzionale di via D’Aquino a Taranto (1992), in cui l’utilizzo del mattone a faccia vista gli consente di creare “Elementi fuori piombo che simulano un dissesto facendo temere l’ipotesi di un imminente crollo”.  (M. Pisani, Edificio polifunzionale a Taranto, in “Costruire in laterizio”, 45/1995) aprendo così un dialogo con le vicine rovine romane e col prospiciente Museo Nazionale.

Per quanto abbia cercato in rete, nulla ho trovato dell’architetto Giovanni Blasi che, presumo, abbia pari referenze professionali.

Ragion per cui, dalle colonne di Oraquadra, lancio ad entrambi gli architetti una sfida: Perché non si scontrate/confrontate in pubblico singolar tenzone in modo da far capire a tutti le ragioni di scelte che impatteranno anche sul futuro di questa Città?

Cosimo Lombardi

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Redazione Oraquadra

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