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Devianza giovanile e disadattamento: l’allarme del Cresesm e le riflessioni di Franco Tufaro

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 L’ansia e lo stress degli adolescenti e dei giovani è lo specchio del disagio del vivere contemporaneo 

Il Centro di Ricerche e Studi Economici e Sociali per il Mezzogiorno (Cresesm) ha recentemente condotto una ricerca sulla devianza giovanile contemporanea, intervistando Franco Tufaro, docente presso gli istituti secondari superiori. Tufaro ha

Franco Tufaro

sottolineato che il disadattamento giovanile va oltre la semplice devianza o marginalità, coinvolgendo aspetti della dimensione individuale, familiare e sociale. Questo disadattamento si manifesta attraverso difficoltà nella costruzione della personalità, nella gestione dei conflitti e delle emozioni, soprattutto quelle negative come rabbia e aggressività, oltre all’insuccesso scolastico.

I giovani spesso sperimentano emozioni intense e destabilizzanti come rabbia, vergogna, sofferenza e senso di abbandono, con la paura come emozione trasversale dominante. La famiglia gioca un ruolo cruciale in questo contesto, con le dinamiche emotive che influenzano profondamente il benessere dei giovani. Tufaro ha osservato che il disadattamento scolastico riflette il disagio di vivere, la mancanza di speranza per il futuro e le passioni tristi che dominano la società attuale.

Il fenomeno del cyberbullismo è in crescita, specialmente tra ragazzi e ragazze di 11 e 13 anni, rappresentando una delle cause dell’abbandono scolastico. La bassa autostima tra i giovani può portare a risultati scolastici peggiori e a malessere emotivo, depressione, ansia o dipendenze. La scuola dovrebbe offrire opportunità per coltivare il potenziale di ogni studente, incrementando la fiducia nelle proprie capacità e la costruzione di competenze. Tuttavia, spesso i giovani manifestano incapacità di regolare gli stimoli e le esperienze, con conseguenti difficoltà emotive e comportamentali.

Tufaro ha evidenziato come la pressione scolastica stia causando ansia e stress tra gli studenti italiani. Un sondaggio realizzato in un liceo di Milano ha rivelato che il 70% degli studenti ha dichiarato che la scuola produce in loro crisi di ansia, stress e altre patologie psicologiche. L’aumento della competitività in classe e la pressione familiare verso il risultato contribuiscono a questo stato d’ansia, che può tradursi anche in violenza.

La scuola, secondo Tufaro, dovrebbe formare individui liberi, portatori di valori e diritti, capaci di ragionare con le proprie idee e principi. Tuttavia, la realtà attuale mostra un’incapacità diffusa tra gli adolescenti di regolare stimoli e comportamenti, con esperienze emotivamente dolorose e incapacità di inibire impulsi. L’insuccesso scolastico è spesso visto come una mancanza di speranza e motivazione, legata al disagio e alla devianza giovanile. La scuola deve quindi offrire un ambiente che supporti la crescita personale e lo sviluppo delle competenze necessarie per una vita adulta soddisfacente.

Infine, Tufaro ha denunciato le violenze verbali e fisiche contro docenti e dirigenti scolastici, alimentate dall’accesso incondizionato dei giovani a informazioni inquinate e messaggi violenti. Ha evidenziato come tali comportamenti siano spesso diffusi sui social media, contribuendo a fenomeni di violenza sessuale, fisica e psicologica. La ricerca del Cresesm mette in luce la necessità di interventi mirati per affrontare il disagio giovanile, promuovendo un ambiente scolastico e familiare più supportivo e sicuro.

Questa analisi complessiva del disagio giovanile contemporaneo evidenzia l’importanza di un approccio integrato che coinvolga famiglie, scuole e comunità, per creare un contesto favorevole alla crescita e al benessere dei giovani.

 

 


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Redazione Oraquadra

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