La notizia che la Giunta Regionale Pugliese abbia rilasciato l’autorizzazione paesaggistica per la realizzazione del dissalatore del Tara, l’impianto proposto da Acquedotto Pugliese che interesserà i Comuni di Taranto e Statte, non ci sorprende quanto il silenzio di una certa politica ionica che sul territorio si è sempre proclamata a tutela dell’ambiente, facendone addirittura bandiera distintiva nelle proprie campagne elettorali. Peccato però che, al momento opportuno, rimanga silenziosa di fronte all’ennesimo scempio, pronto ad abbattersi su Taranto, come se già non bastassero i tantissimi danni subiti, in nome del profitto e di scelte scellerate del passato. L’infrastruttura, viene fin dall’inizio spiegato, tratterà le acque salmastre del fiume Tara per produrre acqua potabile, con l’obiettivo di soddisfare il fabbisogno idrico giornaliero di 385mila persone. Una soluzione che arriva sulla testa dei tarantini che dovranno subire questo scempio ambientale e che costringerà i cittadini a sostenere bollette d’acqua maggiorate per gli elevati costi per realizzare la dissalazione delle acque che non sarà gratis. Il M5S ha più volte proposto alternative concrete, meno rischiose ed impattanti, sotto il profilo ambientale per risolvere il problema della siccità.fiume TARA
Per non parlare del fatto che la decisione della Regione rappresenta una deroga al Piano paesaggistico territoriale regionale (Pptr), che tutela il fiume Tara come risorsa preziosa per il territorio e al parere negativo espresso a settembre 2024 dalla Sovrintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo di Taranto, che ritenne il progetto in contrasto con le misure di salvaguardia. A gennaio 2025, poi, si è aggiunta anche la bocciatura della Sovrintendenza Speciale per il Pnrr.
Sostanzialmente, quindi, con il parere positivo della Conferenza dei Servizi, sono state considerate superabili le obiezioni delle Sovrintendenze, ma non sarà mai modificabile la nostra posizione sulla questione, a cui vorremmo si aggiungessero anche quelle delle altre forze politiche in campo che da sempre si sono professate a favore della tutela ambientale, ma ora appaiono stranamente “assopite” nel rivendicarla.
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