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La Prostituzione tra il Ventennio Fascista e la Seconda Guerra Mondiale: un’Analisi Storica

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 ​Durante il Ventennio fascista e la Seconda Guerra Mondiale, la prostituzione in Italia fu oggetto di rigida regolamentazione e controllo da parte delle autorità. ​ Il termine “Venere vagante” veniva utilizzato per indicare le prostitute irregolari, considerate un pericolo per la salute pubblica e la moralità. ​ Queste donne, a differenza delle colleghe che operavano nelle case di tolleranza, sfuggivano ai controlli sanitari e polizieschi, alimentando il timore di diffusione delle malattie veneree. ​

Il regime fascista, preoccupato per la salute delle truppe e la “protezione della razza”, intensificò le misure di controllo sulla prostituzione clandestina. ​ Le case di tolleranza, regolamentate e sottoposte a rigidi controlli medici, erano viste come un baluardo contro la diffusione delle infezioni. ​ Tuttavia, la convinzione che queste strutture potessero prevenire completamente il contagio si rivelò illusoria, come dimostrato dai numerosi casi di infezioni riscontrati anche all’interno dei bordelli. ​

Durante la guerra, la necessità di soddisfare le “necessità fisiologiche” dei soldati portò all’apertura di nuovi bordelli, sia in Italia che nei territori occupati. ​ Le autorità militari italiane e tedesche collaborarono per garantire la sorveglianza sanitaria delle prostitute e dei soldati, con l’obiettivo di contenere la diffusione delle malattie veneree. ​

Nonostante gli sforzi, la prostituzione clandestina continuò a rappresentare un problema significativo. ​ Le autorità alleate, dopo lo sbarco in Italia, requisirono bordelli per l’uso esclusivo delle truppe e intensificarono i controlli sulla prostituzione irregolare, collaborando con la polizia italiana per rastrellare le prostitute clandestine e sottoporle a visite mediche. ​

La Seconda Guerra Mondiale segnò il culmine dell’allarme per la diffusione delle malattie veneree e il crepuscolo del bordello come strumento di tutela della salute pubblica. ​ Il lungo iter legislativo che portò all’approvazione della legge Merlin nel 1958, abolendo la regolamentazione della prostituzione, segnò la fine di un’epoca e l’inizio di un nuovo approccio alla questione del meretricio in Italia. ​

Da un articolo di Annalisa Cegna, “Venere vagante”, pubblicato su Giornaledistoria.net. ​


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Redazione Oraquadra

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