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L’Evoluzione dello Stile: Un Secolo di Trasformazioni nel Vestire

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Negli ultimi cento anni, il modo in cui le persone si vestono ha subito una rivoluzione radicale. Dai corsetti rigidi dell’inizio del ‘900 agli abiti genderless del terzo millennio, ogni decennio ha portato con sé cambiamenti sociali, tecnologici e culturali riflessi negli armadi di tutto il mondo. Insieme ripercorriamo le tappe fondamentali di questa trasformazione, esplorando come guerre, movimenti giovanili e innovazioni tessili abbiano ridefinito il concetto di eleganza e identità.

Anni ‘20-‘30: La Liberazione della Silhouette

Il primo dopoguerra segnò un distacco netto dalle rigidità ottocentesche, per quanto riguarda le donne, le gonne si accorciarono sopra il ginocchio, i capelli si tagliarono alla garçonne e i corsetti vennero abbandonati per linee morbide e fluide. Il tubino nero di Coco Chanel (1926) divenne simbolo di praticità e modernità. Gli uomini sostituirono i frac con gli smoking, mentre i completi diventarono più informali grazie all’influenza americana.

Iniziano ad affacciarsi sul mercato abiti più accessibili grazie alle fibre sintetiche, prime fra tutte il rayon. Icone come Josephine Baker, con i suoi abiti scintillanti e frangiati, incarnarono lo spirito libero dei ruggenti anni venti!

Anni ‘40-‘50: Austerità e Rinascita

La Seconda Guerra Mondiale impose restrizioni, in Gran Bretagna il “Utility Clothing Scheme” limitò stoffa e colori. Le gonne si fecero strette e senza volumi per risparmiare tessuto.

Nel dopoguerra, Christian Dior lanciò nel 1947 il “New Look”, con vitini stretti e gonne ampie a ruota, segnando un ritorno alla femminilità opulenta.

Negli USA, i giubbotti di pelle e le t-shirt bianche dei ribelli come James Dean anticiparono la rivoluzione giovanile, la “Youthquake”.

In questi anni, nel 1943 per essere precisi, appare a New York il primo bikini, considerato assolutamente scandaloso e contro la morale, difatti venne addirittura vietato su molte spiagge!

Anni ‘60-‘70: Ribellione e Sperimentazione

L’esplosione giovanile cambiò tutto. È il tempo dello “Swinging London”, Mary Quant inventò la minigonna (1964), simbolo di emancipazione. I Beatles resero popolari gli stivaletti Chelsea e i completi senza colletto, tuttora molto utilizzati.

È l’epoca degli hippie, fiori, jeans a zampa e stampe psichedeliche dominarono la fine degli anni ‘60. Gli accessori artigianali divennero status symbol anticonsumisti. La disco music si prende la scena, quindi ai pantaloni a zampa in poliestere, un’innovazione che permise di creare abiti economici e resistenti, si abbinano le scarpe platform per conquistare le piste da ballo.

Anni ‘80-‘90: Eccessi e Minimalismo

Due decenni agli antipodi!

Donne in carriera adottarono spalline oversize e tailleur su misura, ispirati a serie come Dallas, il cosiddetto “power dressing”. Gli uomini abbracciarono i completi Armani senza struttura.

Inizia a farsi strada la cultura dello streetwear, trainata dalle sneakers, tra cui l’iconica Air Jordan (creata nel 1985) e i giubbotti bomber, ispirati ai college americani. A Tokyo, i designer come Yohji Yamamoto sfidarono le convenzioni con tagli asimmetrici.

Il grunge di Kurt Cobain portò flanelle e Doc Martens nelle passerelle. Intanto, Calvin Klein lanciò l’era del minimalismo con slip e profumi androgini.

Interessante dato statistico: nel 1995, le vendite globali di abbigliamento sportivo superarono per la prima volta quelle dei capi formali.

2000-2020: Digitalizzazione e Consapevolezza

L’avvento di internet accelera i cicli delle tendenze, arriva il fenomeno del fast fashion. Grandi marchi come Zara e H&M riducono a 2 settimane il tempo tra idea e negozio. Nel 2013, il crollo del Rana Plaza in Bangladesh sollevò questioni etiche, dato che il fast fashion spesso utilizza manovalanza, non di rado minorenne, sottopagata e in condizioni lavorative pessime.

I social media, come Instagram, Twitch e Tik Tok, rendono virali outfit grazie agli influencer, che tra un crazy time live e una reaction, mostrano con nonchalance nuovi abiti. Le collaborazioni tra luxury brand e streetwear (es. Louis Vuitton x Supreme) ridefiniscono le gerarchie tradizionali.

Inizia a farsi largo il tema sostenibilità, infatti dal 2015 il mercato del secondhand è cresciuto del 300% (ThredUp, 2021). Materiali come il Pinatex (fibra di ananas) hanno offerto alternative alla pelle.

2020-Oggi: Futuro Fluido e Tecnologia

Le ultime tendenze riflettono identità in trasformazione, con un radicale cambio a livello di cultura e pensiero. Marchi come Palomo Spain sfidano i generi con collezioni unisex, portando avanti la politica “genderless”, mentre addirittura Gucci ha venduto borse digitali a prezzi superiori a quelle fisiche, sull’onda lungo del successo del cosiddetto metaverso e la travolgente onda dell’innovazione tecnologica. Parlando proprio di questo, stampa 3D e AI consentono capi su misura senza scarti.

Altra curiosità: entro il 2030, il 10% del mercato globale potrebbe essere costituito da abiti virtuali (McKinsey).

Dai turbanti degli anni ‘20 agli NFT indossabili, l’abbigliamento ha sempre raccontato chi siamo e dove sta andando la società. Oggi, tra sostenibilità e realtà aumentata, siamo alla soglia di una nuova era, dove il confine tra fisico e digitale si fa sempre più sottile.


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Redazione Oraquadra

Oraquadra è una testata giornalistica on-line, fondata dalla giornalista Lilli D'Amicis (Arcangela Chimenti D'Amicis), con autorizzazione n.808 del Tribunale di Taranto del 6 dicembre 2011, iscrizione registro dei giornali e periodici n.11/2011.Oraquadra.info è ospitato sui server di VHosting.itForo competente: TarantoEditore: Arcangela Chimenti D'AmicisDirettore: Arcangela Chimenti D'Amicis alias Lilli D'AmicisLegal Advisor: avv. Michela TomboliniFVproductions (Mario Perrone)Redazione: oraquadraredazione@libero.itWhatsApp 3348331312

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