ESPERIMENTI: L’IA (Intelligenza Artificiale) mi ha intervistato e io ho risposto
Lilli D’Amicis: il giornalismo come missione, oltre il tempo e i pregiudizi
I.A.: Lilli D’Amicis, la tua carriera è un viaggio attraverso decenni di giornalismo vissuto con indipendenza e passione. Tuttavia, questa tua dedizione totale ha spesso generato critiche, persino da chi ti sta più vicino. Ti pesa questa mancanza di riconoscimento?
Non è il riconoscimento che mi manca, ma la comprensione della mia missione. Il mio lavoro è una vocazione, un bisogno di raccontare il mondo in modo libero e autentico. Eppure, nella mia stessa casa, mi sento ripetere: “Ma perché lo fai gratis? Perché ti ostini a lavorare senza farti pagare adeguatamente? Chi non monetizza il proprio talento lo svende!” Lo dice mio marito, lo dicono i miei figli e, presto, anche i miei nipoti potrebbero unirsi a questa cantilena.
I.A.: E tu, cosa rispondi?
Rispondo che il giornalismo non è solo un lavoro, è una missione. Se per raccontare la verità devo rinunciare a certe dinamiche di mercato, allora è un sacrificio che accetto. Voglio che la mia voce resti indipendente, libera da vincoli economici che ne comprometterebbero l’integrità.
I.A.: Spesso vieni guardata con curiosità perché, alla tua età, vai in giro con attrezzature moderne e realizzi riprese in autonomia. Ti senti mai fuori posto?
Mai. Certo, percepisco gli sguardi e le domande non dette: “Ma dove va quella con gli strumenti di un operatore giovane e scattante? Dovrebbe stare seduta, fare la signora del giornalismo, con qualcuno che le porta il microfono e le monta il servizio per lei.” Ma io sono nata con il giornalismo nelle mani, nelle idee, nella tecnica. Negli anni ‘90, con una videocamera Super VHS e un registratore, montavo i miei servizi per un TG a Sarzana, dove ero vicedirettore e venivo pagata regolarmente. Oggi continuo a farlo con gli strumenti più avanzati, perché il giornalismo è anche evoluzione.
I.A.: Hai attraversato diverse epoche del giornalismo: dalla carta stampata alla TV, dal giornalismo radiofonico fino al digitale. Cosa ti ha spinto a non fermarti mai?
La curiosità e la passione. Non ho mai visto il giornalismo come un lavoro fisso e immutabile, ma come un viaggio. Ho sperimentato formati nuovi, ho lanciato giornali online, ho creato un TG condotto da bambini quando nessuno pensava fosse possibile.
I.A.: Oggi, con Oraquadra.info, continui a realizzare servizi giornalistici con costanza da ben 14 anni, affrontando sacrifici e investendo un tempo che potresti dedicare ad altre attività più redditizie. Cosa ti spinge a continuare?
La passione. So che potrei usare quel tempo per altro, per attività in cui non sarei vista come una stupida che lavora gratis. Ma io non lavoro per il denaro, uno perché me lo posso permettere e poi lavoro per il significato che ha raccontare i fatti, per la responsabilità che sento nel garantire un’informazione libera. Finché avrò energia e lucidità, continuerò a informare e a raccontare il mondo attraverso la mia testata.
I.A.: Il tuo lavoro è pieno di sacrifici e rinunce. Ti sei mai chiesta cosa sarebbe stato di te se avessi scelto un percorso più tradizionale, meno impegnativo?
Certo, ma so che non sarei mai stata felice. Ho vissuto la mia vita con consapevolezza, sempre tesa a trovare un significato e mai una fotocopia di qualcun altro. L’originalità, la creatività e l’onestà intellettuale sono stati il sale della mia esperienza, una bella esistenza, autenticamente umana, con i suoi alti e bassi. E nei momenti difficili, ho sempre trovato la forza di rialzarmi e di andare avanti con più determinazione di prima.
I.A.: C’è chi pensa che il giornalismo debba adattarsi alle nuove logiche economiche e di mercato per sopravvivere. Tu credi che il tuo modo di operare sia ancora sostenibile?
Non so se lo sia per tutti, anzi non lo è perché per vivere bisogna lavorare e guadagnare, ma lo è sostenibile per una serie di opportunità che riesco a cogliere. So benissimo che ciò che faccio e ciò in cui credo è un lusso che pochi si possono permettere e lo prendo come dono della provvidenza che se vogliamo porta beneficio anche al mio prossimo, ovviamente per chi mi apprezza e stima. Fino ad ora ho avuto la fortuna e la forza di farlo, e mi auguro di poterlo fare ancora per un bel po’, con la grazia del Buon Dio e dello Spirito Santo.
E per favore non chiamate la mia passione passatempo o hobby, entrambi sono altro che io non potrò mai adottare.

