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A Grottaglie è stato presentato il “Canale Terminale” di Eleonora Coletta, vedova di malasanità

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In una sala gremitissima, quella della biblioteca S.Francesco de Geronimo, è stato presentato il libro denuncia “Canale Terminale” presente l’autrice, avv. Eleonora Coletta, che con gran dovizia di particolari ha dialogato con un medico di grande esperienza investigativa, Massimo Montinari (anni68), Funzionario medico della Polizia di Stato in quiescenza, attualmente Direttore del Dipartimento di Criminologia e Psichiatria forense dell’Unimeier dí Milano ed ed esperto in criminalistica sanitaria. Impegnato in diverse inchieste sanitarie tra le quali quella sul Covid

Grottaglie (Ta) –  Eleonora Coletta, avvocata e vedova della malasanità, porta avanti una battaglia instancabile per ottenere giustizia per la morte del marito e del padre, denunciando le falle del sistema sanitario attraverso il suo libro Canale Terminale. La sua testimonianza non è solo un racconto personale, ma una denuncia strutturata che mette in evidenza una gestione sanitaria che ha lasciato cicatrici profonde.

Uno degli aspetti più significativi della sua denuncia riguarda il ruolo dei medici indipendenti. Coletta racconta di un pneumologo che ha curato pazienti senza mai perderne uno, operando al di fuori dei rigidi protocolli ospedalieri. Nei casi più gravi, la pratica ospedaliera standard prevedeva l’intubazione, spesso con esiti fatali. Un caso recente raccontato da Coletta riguarda un uomo di 84 anni con gravi patologie che, se fosse stato ricoverato, probabilmente non sarebbe sopravvissuto. Grazie a una terapia adeguata somministrata a domicilio, l’uomo si è ripreso completamente.

Il titolo del suo libro, “Canale Terminale”, nasce da una dichiarazione agghiacciante di un direttore sanitario. Quando gli fu chiesto perché nella rianimazione dell’ospedale Moscati morissero tutti, lui rispose candidamente: “La rianimazione è il canale terminale delle cure”. Ma per Coletta, la rianimazione non dovrebbe essere un luogo di condanna inevitabile, bensì un reparto destinato a salvare vite. Con il suo lavoro, cerca di evidenziare le gravi responsabilità nella gestione dei ricoveri e il fallimento delle strategie terapeutiche adottate.

Massimo Montinari – Eleonora Coletta – Ciro Marseglia – Lilli D’Amicis

Uno dei punti più dolorosi riguarda la gestione post-mortem dei pazienti. Ai familiari veniva negato il diritto di salutare i propri cari, i telefoni venivano sequestrati e i corpi consegnati direttamente nei sacchi neri, senza possibilità di verifica. Coletta racconta di aver visto video delle onoranze funebri, dove gli operatori maneggiavano le salme senza alcuna protezione, contraddicendo la narrativa ufficiale secondo cui i corpi fossero altamente contagiosi. Questo aspetto alimenta il sospetto che il sistema avesse interesse a impedire ai familiari di vedere cosa accadeva realmente dentro gli ospedali.

Attraverso il Comitato Nazionale dei Parenti delle Vittime COVID, Coletta ha avuto accesso a numerose cartelle cliniche e ha riscontrato un preoccupante schema ripetitivo nelle diagnosi e nei trattamenti. La sua impressione è che i decessi seguissero un protocollo prestabilito, aumentando esponenzialmente la mortalità.

Nel suo percorso legale, ha ottenuto perizie mediche che confermano la responsabilità dei sanitari nella morte di suo marito e suo padre, ma la ASL ha scelto di non conciliare, cercando di mettere in dubbio le consulenze tecniche. In aula, invece di affrontare il nodo delle mancanze sanitarie, ha subito un tentativo di screditamento personale, con insinuazioni sulla sua vita privata per ridurre l’eventuale risarcimento. La sua reazione è di sdegno di fronte a questa tattica, che giudica sessista e irrilevante rispetto alle accuse mosse contro la gestione ospedaliera.

Parallelamente, il dottor Massimo Montinari, medico chirurgo ed ex membro del nucleo investigativo della Polizia di Stato, oggi docente universitario e ancora attivo nella professione, sta lavorando sulla criminalistica sanitaria, un nuovo approccio investigativo per analizzare i crimini legati alla gestione sanitaria. Sta formando avvocati e professionisti per raccogliere prove concrete su casi di malasanità e danni sanitari, sostenendo che non si tratta di semplici errori medici, ma di veri e propri crimini basati su dati incontrovertibili.

Montinari ha collaborato con un importante studio legale lombardo per indagare sui danni da vaccino COVID-19 e sulle morti correlate. Il suo lavoro include la revisione delle consulenze tecniche d’ufficio e il ricorso contro consulenti nominati dai tribunali, quando emergono conflitti di interesse o pressioni esterne. Racconta il caso di un consulente del Ministero della Salute in Sardegna che avrebbe minacciato pesantemente i CTU che stavano esaminando un danno da vaccino.

Sta inoltre sviluppando protocolli di studio per lo screening post-vaccinale, per monitorare gli effetti avversi dei vaccini e tracciare i lotti attraverso i codici a barre dei green pass, cercando di identificare chi ha ricevuto il vaccino effettivo e chi il placebo. Solleva interrogativi anche sulla vaccinazione delle autorità politiche e sulle possibili disparità nei trattamenti ricevuti.

Secondo Montinari, molte delle morti ospedaliere legate al COVID-19 non erano dovute a insufficienza respiratoria, ma a trombosi polmonari. L’ossigeno somministrato ad alta pressione senza una corretta dilatazione polmonare aggravava la situazione invece di migliorarla, mentre l’uso dell’eparina per sciogliere i coaguli sarebbe stato un approccio più efficace. Critica inoltre l’uso sistematico della tachipirina, sostenendo che si tratta di un ossidante che indebolisce la risposta immunitaria, mentre gli antinfiammatori come aspirina o brufen sarebbero stati più utili per ridurre l’infiammazione senza compromettere il sistema immunitario.

Infine, sottolinea il ruolo dei medici indipendenti che hanno curato pazienti a domicilio con protocolli più efficaci rispetto agli ospedali, dove le intubazioni hanno portato a una mortalità elevatissima. Viene raccontata  la storia di un pneumologo, uno dei tanti, che come carbonari  hanno  curato numerosi pazienti senza perderne nessuno, mentre negli ospedali il tasso di mortalità rimaneva altissimo. Non dimentichiamo che molti medici che hanno curato, infischiandosene della tachipirina e vigile attesa, scoperti sono stati sospesi dall’ordine di appartenenza. Medici coraggiosi che hanno rispettato il primo comandamento  deontologico del medico “primo non nuocere ma curare“, questi medici hanno affrontato gogne mediatiche, sospensione di incarichi, uno si è suicidato il dott. De Donno. Non dimentichiamo:  molti hanno usato la battaglia cosiddetta novax  per stare alla ribalta per poi girarsi la giacchetta al rovescio e diventare i primi persecutori di chi non voleva vaccinarsi e scegliere liberamente di curarsi con medici onesti e non venduti alla case farmaceutiche, quei medici che sono scesi in trincea pagando carissimo in termini economici e morali che ancora aspettano giustizia e che le venga restituita la dignità di medico capace, onesto e deontologicamente corretto che tante vite hanno salvato.

Il libro Canale Terminale non è solo una raccolta di testimonianze, ma un documento che vuole far emergere la verità, lo grida  la memoria di quei tantissimi  innocenti fatti morire come bestie e lo vogliono anche le  tantissime persone danneggiate da vaccino.

Questo libro, fatto benissimo, serve anche  a  smuovere le coscienze di chi è stato complice per paura e/o per sporchi  interessi venali, oltre ad essere una prova provata  del grande imbroglio che è stata questa pandemia, una vera truffa mondiale. Non a caso qualcuno dei responsabili ha detto in privato, “noi non abbiamo obbligato nessuno a vaccinarsi, abbiamo solo terrorizzati ”  e la maggior parte della gente  implorava la vaccinazione, tanto le loro menti erano state obnubilate  dai messaggi dei media, dei virus star pagati profumatamente insieme al  mainstream  …”


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Lilli D'Amicis

𝐋𝐢𝐥𝐥𝐢 𝐃’𝐀𝐦𝐢𝐜𝐢𝐬 – Una vita per il giornalismo e la comunicazione indipendenteArcangela Chimenti D’Amicis, conosciuta da tutti come Lilli D’Amicis, è una giornalista di grande esperienza, indipendente e senza compromessi.Nata il 10 luglio 1955 a Grottaglie, dopo quasi vent’anni lontana dalla sua città natale vi è tornata nel 2010, continuando a esercitare con passione una professione che difende con determinazione dal 1984.Iscritta all’Ordine dei Giornalisti di Puglia dal marzo 1986, ha iniziato la sua carriera come corrispondente per il Corriere del Giorno di Taranto, collaborando poi con diverse emittenti televisive e radiofoniche: Videolevante Taranto, Retepuglia, TRCB e Puglia TV di Brindisi. Innovatrice per natura, ha ideato il primo TG condotto da bambini a Puglia TV, un esperimento così riuscito da essere presentato in un convegno ACLI a Sanremo.Dopo un periodo al Nord, ha lavorato con Astro TV e Uno TV a La Spezia, assumendo il ruolo di caporedattore. Nel 1993, a Roma, ha fatto parte della redazione cronaca e spettacoli de Il Tempo. Tornata in Puglia, ha collaborato con Ciccio Riccio FM, firmando per 25 anni le due testate giornalistiche (Ciccio Ticcio e Disco Box) realizzato per il Corriere del Giorno rubrriche di spettacolo "Radioascoltanto" e "Televisionando". Dopo 25 anni di direzione editoriale di Ciccio Riccio ha ceduto il testimone a Valentina Molfetta nuovo diretteore editoriale delle due testate succitate.Nel 1997 ha fondato ZOOM Grottaglie, magazine pocket con tiratura mensile di 2.000 copie, tra i primi in Puglia ad avere un sito internet (zoomonline.it). La chiusura nel 2001 fu causata da un furto devastante in redazione, segno evidente di quanto l’informazione libera e non asservita al potere potesse dare fastidio.Dal 2006 al 2015 ha ricoperto l’incarico di addetto stampa di un Senatore di Puglia, lavorando nel settore politico. Nel 2011 ha fondato il giornale online Oraquadra.info, ancora attivo, e già nel 2004 aveva avviato il blog di successo Tuttoilresto-noia.blogspot.com, con una media di 1.200/1.500 lettori giornalieri.Accanto alla carriera giornalistica, Lilli ha cresciuto due figli: Michela Tombolini, avvocato e prima wedding lawyer d’Italia, e Giovanni Tombolini, pilota di aerei e docente presso l’Istituto Carnaro Marconi Flacco Belluzzi, impegnato anche come pilota di Canadair per otto mesi all’anno.A 70 anni, sposata da 50 anni con Oreste Tombolini, ammiraglio MM in pensione, continua a essere operativa con la sua agenzia MT Eventi, specializzata in wedding e non solo. La sua storia dimostra che passione e professionalità non hanno età, finché la salute accompagna il cammino.E scusate se è poco!

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