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Il tempo della responsabilità: nuove linee guida CDC e il peso della memoria

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C’è un momento, in ogni storia collettiva, in cui l’eco del passato si fa più nitida del rumore del presente. Un momento in cui anche il silenzio diventa dichiarazione, e un piccolo cambiamento si carica di senso, come una crepa che incrina la superficie di una diga.

Il 27 maggio 2025, con un comunicato che ha fatto il giro delle agenzie in poche ore, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha annunciato un cambiamento epocale nella strategia vaccinale del paese: i vaccini contro il COVID-19 non sono più raccomandati per bambini sani né per donne in gravidanza. Una decisione che, sebbene presentata con linguaggio tecnico e tono istituzionale, ha il peso specifico di una svolta nella narrazione pubblica della pandemia. Secondo Kennedy, la decisione è motivata dalla “mancanza di dati clinici sufficienti a supporto di richiami ripetuti in queste popolazioni”, un’affermazione che — pur nella sua asciuttezza — apre interrogativi, sospensioni e, per molti, conferme. È stato un passo, piccolo e tardivo forse, ma pur sempre un passo. Verso cosa? Verso una scienza che torni ad essere metodo e non strumento. Verso un’epistemologia della responsabilità, non della convenienza.

Non è irrilevante, in questa cornice, che il cambiamento non sia stato elaborato né approvato dall’ACIP, il comitato consultivo del CDC che tradizionalmente guida le raccomandazioni vaccinali con rigore scientifico. Questo solleva dubbi tra molti esperti: è un atto di coraggio o un’azione populista? È trasparenza o un nuovo paradigma politico della scienza?

Quel che è certo, è che il COVID-19 ha inciso nelle nostre vite con la forza di una frattura, non solo biologica ma anche psicologica, relazionale, simbolica. Ha diviso, isolato, trasformato il linguaggio della cura in quello della sorveglianza, e della scienza in ideologia. E oggi, questo piccolo arretramento normativo sembra voler suggerire che qualcosa non era del tutto corretto in quella corsa cieca alla protezione assoluta.

Ma è davvero così?

La comunità scientifica è divisa. Molti epidemiologi, ginecologi e pediatri hanno espresso preoccupazione. “La scienza a sostegno della vaccinazione durante la gravidanza non è cambiata”, ha dichiarato un esperto del Johns Hopkins, “ciò che è cambiato è il clima politico attorno alla scienza”. Eppure, qualcosa è cambiato davvero. Se non i dati, allora la fiducia. Se non le evidenze, allora il modo in cui le abbiamo lette, gestite, imposte.

Chi scrive non è un virologo, ma ha visto, ascoltato, accompagnato centinaia di persone nel corso di questi anni. E le storie restano. Le segnalazioni di effetti avversi — alcune documentate, altre solo sospettate — sembrano essere state liquidate come “coincidenze”, come rumori statistici. Ma per chi ha vissuto un prima e un dopo, per chi ha visto cambiare il volto del proprio figlio, il battito del proprio cuore, quel “rumore” ha un nome, un cognome, un dolore. Il sistema VAERS negli Stati Uniti raccoglie queste segnalazioni. È vero, non sono prove in senso stretto, non stabiliscono un nesso causale. Ma chi può davvero ignorare il grido collettivo di chi sente di aver pagato un prezzo troppo alto per una promessa di sicurezza?

Chiedere chiarezza non è negazionismo. È dignità.

Il problema non è il vaccino. Il problema è il dogma. Quando la scienza smette di farsi domanda, e diventa imposizione, perde la sua anima. Quando la medicina dimentica la persona per imporsi come statistica, smette di curare. Questa nuova linea del CDC può essere letta in molti modi. Per alcuni, è un atto pericoloso che rischia di alimentare sfiducia e disinformazione. Per altri, è un primo segnale di umiltà, un invito a riconsiderare, a interrogarsi, a restituire alla comunità scientifica un volto umano.

La verità, come spesso accade, non abita negli estremi.

Ma ciò che ora si impone, con urgenza etica e giuridica, è l’esigenza di riconoscere la sofferenza. Non come colpa, ma come evento. Di ascoltare le voci di chi non è stato creduto. Di aprire inchieste serie, trasparenti, depoliticizzate. Di distinguere tra responsabilità e colpevolezza, tra errore e dolo. E dove necessario, di agire.

Perché se davvero la scienza vuole tornare libera, allora deve essere anche giusta. E se la memoria vuole essere maestra, allora non può dimenticare.

Io non dimentico.

Egidio Francesco Cipriano

Foto di  Frauke Riether  da Pixabay


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Egidio Francesco Cipriano

Già docente a contratto presso le Università di Teramo e di Chieti, inizia la sua attività lavorativa e di ricerca nell’ambito delle nuove tecnologie e nello sviluppo di strumenti software intelligenti, diventa Presidente della Società delle Scienze Informatiche e Tecnologiche e si occupa di Cybersecurity, CyberIntelligence e CyberCrime; è autore di diversi testi, quali “Bullismo e Cyberbullismo – Comprendere per Prevenire” per Amazon, Eucip Business & System Analyst per i tipi di Hoepli e altri; ben presto realizza che l’informatica si pone spesso come una riduzione di quello che l’uomo suppone essere la struttura della sua mente. Inizia così i suoi studi negli USA e in Italia, in ambito psicologico della comunicazione, della psicogenealogia di Annè Ancelin Schützenberger e della PNL non trascurando la Psicologia Analitica di C.G. Jung e le Costellazioni Familiari secondo Bert Hellinger. Laureatosi in Psicologia oltre che in Scienze Pedagogiche consegue in seguito tre master universitari di specializzazione in “Mediazione Familiare e negoziazione del conflitto”, “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” e “Didattica avanzata”. Si specializza in psico teatro per adulti e bambini ed elabora un sistema di Mindfulness transgenerazionale. Negli anni tra la sua esperienza in New York e quella in Italia pratica e si certifica come facilitatore di Terapia Cranio Sacrale e Traumatic Incident Reduction per il trattamento del PTSD (Post Traumatic Stress Disorder). Si specializza nella rilevazione del Disturbo Narcisistico di Personalità e nel supporto e recovery delle persone codipendenti da narcisisti ("vittime") . Ha ricoperto il ruolo di E-learning Manager presso la ASL di Taranto progettando e gestendo percorsi formativi in ambito sanitario. E' attualmente vicepresidente dell'associazione Aps Art 21 e presiede il comitato tecnico scientifico dell'osservatorio permanente sulla disabilità (Osperdi) occupandosi anche di Assistive Technology come supporto alle persone diversamente abili.

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