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“Diesis”: il nuovo monumento di Grottaglie, dell’arh. Vincenzo Del Monaco che celebra arte, tradizione e memoria

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«Quest’opera porta sulla sua “pelle” le gravine di Grottaglie, la civiltà rupestre, tutte le botteghe figuline che sono scavate nella roccia e caratterizzate dal nero-fumo delle fornaci. In questo crogiuolo ho inserito tutta la mia esperienza, da quando vedevo lavorare mio padre. Quindi ho respirato un’umanità talmente intensa e forte che poi è diventata anche “materia”».

foto di Francesco Occhibianco

Così l’architetto Vincenzo Del Monaco, 43 anni (figlio del compianto ceramista e artista professor Orazio) autore del “bronzo” alto circa due metri che da oggi svetta in via Matteotti.

 Grottaglie (Ta) – “Diesis”: è questo il titolo del monumento posizionato nell’isola spartitraffico di viale “Matteotti”, nei pressi di piazza “Principe di Piemonte”. ( foto di Francesco Occhibianco. NDR: vietato marcare le foto che sono di stretta proprietà dell’autore)

All’inaugurazione, avvenuta oggi 1 giugno alle ore 18,30, hanno preso parte il sindaco Ciro D’Alò e la sua squadra di assessori.

foto di Francesco Occhibianco

Il primo cittadino ha così esordito: «È un’opera d’arte realizzata da un figlio d’arte, l’architetto Vincenzo Del Monaco. Nelle nostre frequenti chiacchierate sull’arredo urbano, abbiamo ravvisato la necessità di abbellire Grottaglie con delle belle opere artistiche. Proprio ieri la Regione Puglia ha fatto una determina con la quale si riconosce a Grottaglie il titolo di “Città d’arte e del turismo”. Quest’opera», ha aggiunto D’Alò, «battezza questo bellissimo riconoscimento. Perché abbiamo voluto che questa statua fosse collocata in questo punto? La città è piena di monumenti e il nostro “Quartiere delle ceramiche” è già di per sé un’opera d’arte e al suo interno gli artisti realizzano splendidi manufatti. L’opera “Diesis” doveva inizialmente essere di ceramica, ma è chiaro che una statua così grande esposta su una pubblica via avrebbe potuto creare qualche problema e Del Monaco ha avuto una bella idea, e ha realizzato una statua che rimarrà nel tempo, sarà per molti un riferimento, un anello di congiunzione tra la città nuova e la città vecchia e il “Quartiere delle ceramiche”. Si tratta di un simbolo: qualcuno potrebbe chiedersi il perché di tale iniziativa. Noi diciamo», ha ripreso D’Alò, «se non si fa niente, non ci ritroveremo mai niente e quando si fanno le cose, soprattutto nel campo dell’arte, si segna un passaggio importante nella storia cittadina. Per questa opera hanno contribuito tante persone della nostra città. Stiamo riqualificando Grottaglie; la stiamo portando a quelli standard europei che ci siamo prefissati. Le opere possono piacere o non piacere», ha concluso D’Alò, «ma servono e chi le progetta ne sa più di noi. Sono progetti Pnrr e quindi sono stati valutati, approvati, finanziati e direi anche realizzati. A questo “pezzo” di città mancava anche un po’ di verde e la rotatoria ha disciplinato il traffico: le automobili “si addossavano” in seconda e terza fila e i pedoni non potevano passeggiare tranquillamente».

foto di Francesco Occhibianco – Vincenzo del Monaco al centro

Ha preso la parola l’architetto Vincenzo Del Monaco che ha spiegato ai presenti (circa un centinaio di persone) la genesi dell’opera e il suo significato.

«”Diesis” è appartenuta al mio studio per circa nove anni ed era alta 30 centimetri. Una persona in particolare (l’attuale vice direttore Rai, il tarantino Angelo Mellone) ha riconosciuto in questo bozzetto un valore immateriale del rapporto che gli artigiani, i ceramisti e i lavoratori in genere costruiscono ogni giorno in un legame con l’oggetto. La dedica e la spiegazione del significato della statua si trovano sul leggìo posto a qualche metro dalla statua. Trattandosi di un’opera di arte contemporanea», ha rimarcato Del Monaco, «non è un’opera bella, nel senso che non è immediatamente comprensibile, ma chiede a chi la guarda di fare un passo indietro, di umiltà e poi un passo in avanti per chiedersi che cosa voglia comunicare l’artista. La metafora sostanziale di “Diesis”», ha spiegato Del Monaco, «è la “pelle” di Grottaglie come “paesaggio”, come “abitudine” all’aspetto carsico delle nostre gravine. L’uomo lentamente si consuma e lascia il testimone dell’oggetto all’uomo che verrà, però non prende un vaso e lo mette su un tavolo oppure su una mensola, ma lo pone al suo stesso livello, sul suo stesso piano, perché entrambi sono materia del crescere verticale. Per questo l’opera si chiama “Diesis”.

Chi è, dunque, questa statua? È ognuno di noi», ha sottolineato Del Monaco.

«Il pavimento è fatto di tante “spine” in grès, che sono isolatori ceramici che in migliaia di esemplari ho visto fare a mia nonna e a tutte le donne della famiglia Del Monaco e delle altre famiglie di ceramisti. Servivano per distaccare l’oggetto ceramico dal piano refrattario. Per me sono diventati in questi anni una vera e propria trama, un “textum” della mia arte».

L’architetto Del Monaco ha ringraziato il sindaco Ciro D’Alò, l’assessore ai lavori Pubblici Giovanni Blasi, il direttore dei lavori Gabriele Napolitano, la fonderia “Di Giacomo” di Napoli, il maestro torniante Franco Quaranta, il video maker Andrea Basile, Angelo Caiazzo (un collaboratore), Rino Alò per l’installazione delle piastrelle, Umberto Coviello, musicista e compositore che ha dedicato il brano “Diesis” a quest’opera, “Puglia inox” che ha regalato il leggio. Infine, ha ringraziato il padre Orazio, scomparso alcuni anni fa. È stato lui il suo primo maestro e mèntore.

Francesco Occhibianco

foto di Francesco Occhibianco

 

ISCRIZIONE SUL LEGGIO: «Guardami, ho detto e tu non hai risposto, vaso piena di memoria, aspettando che mi chinassi a prenderti. Eppure quanto tempo ho impiegato per fuggire da te e ciò che contieni, e quanto tempo ci è voluto per tornare a prendere la tua acqua di lettere e farne bevanda per dissetare la mia speranza e la mia paura. Lo spazio che ci separa misura esattamente il viaggio e la sua fatica, reclino il capo e penso che sotto l’acqua sta la cenere degli antenati sigillata e conservata perché non si disperda e la brocca lo consegni a chi verrà dopo e dopo ancora, e questo panorama che vedo da quassù, queste pietre bianche, questo magazzino dei materiali selvaggi, queste urla di paesani che ascolto dall’alto e che mi tengono compagnia, queste strade che percorrevo a occhi chiusi e che bambino mi hanno visto scorrazzare a perdigiorno prima di farvi ritorno scavato dalla ruga della conoscenza, tutto questo che è tradizione e che io amo in quanto temo possa ancora amare la mia mano creatrice di forme» (Angelo Mellone).

 

«Diesis. L’opera nasce da un bozzetto in ceramica realizzato nel 2016, quando l’artista avvia un’indagine più attenta tra il ruolo dell’artigiano e la sua responsabilità verso il territorio e la storia. Il bozzetto allude a una scena in cui soggetto e oggetto si confrontano come su un palcoscenico: dal silenzio iniziale si assiste a un crescendo verso l’alto, il “diesis” appunto, percepito come alterazione e costruzione della materia tornìta dal basso verso l’alto. Dall’inizio il bozzetto e il suo contenuto si sono prestati a un contesto urbano, come messaggio valoriale di cura verso la propria storia e il proprio patrimonio di trasmissione culturale» (Arch. Vincenzo Del Monaco).

foto di Francesco Occhibianco

 


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