Kolawole Chabi, padre agostiniano, spesso presente a Grottaglie, in esclusiva, ci parla di Papa Leone XIV nato Robert Francis Prevost
Roma – A febbraio del 2023, ho conosciuto Kolawole Chabi padre agostiniano professore presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum, un’istituzione accademica legata agli Agostiniani, l’ordine a cui appartiene Papa Leone XIV, nato Robert Francis Prevost. All’epoca ho realizzato un’Intervista a padre Kola in cui mi ha parlò del suo Paese e della sua “Fifètolu – costruisci la città con amore” un’ associazione fondata da religiosi e laici nativi del Benin. Fu fatto anche un incontro nella biblioteca San Francesco de Geronimo a Grottaglie, gestita dall’ANTEAS Grottaglie presidente Cosimo Luccarelli, dove ci parlò della sua associazione e del suo Paese di origine il Benin appunto. Questo il link dell’articolo .
È rimasta una bella conoscenza e lui spesso mi contatta tramite whatsapp per farmi gli auguri delle festività religiose oppure per sapere come sta la mia famiglia e io stessa. Una bellissima persona e per questo mi sono permessa di intervistarla sul nuovo Papa Leone XIV, un agostiniano come lui.
Proprio ieri il Santo Padre è stato in visita al Collegio Internazionale Santa Monica, situato presso la curia generalizia degli Agostiniani, che è un luogo significativo per la sua formazione e percorso spirituale di Robert Francis Prevost, oggi Papa Leone XIV.
Robert Francis Prevost è stato Priore Generale dell’Ordine per 12 anni, dal 2001 al 2013. Durante il suo mandato, ha guidato la comunità agostiniana con dedizione, promuovendo la spiritualità e la missione dell’Ordine in tutto il mondo.
Prima di diventare Papa, ha anche ricoperto ruoli importanti nella Chiesa, tra cui quello di Prefetto del Dicastero per i Vescovi. La sua formazione e il suo ministero lo hanno portato a vivere in diversi Paesi, tra cui il Perù, dove ha svolto attività missionaria per molti anni.
Come avete accolto l’elezione di Papa Leone XIV?
Kolawole Chabi: L’abbiamo accolta con gioia grande e con profonda gratitudine al Signore. La notizia della sua elezione ci ha colti mentre eravamo raccolti in preghiera, e immediatamente si è levato tra noi un canto spontaneo di lode. È stato come se l’intera Famiglia Agostiniana — frati, suore, laici — si fosse sentita improvvisamente chiamata a partecipare più intensamente alla vita della Chiesa universale.
Non si trattava solo di orgoglio umano o di una gioia di appartenenza, ma del riconoscere che Dio si serve dei suoi servi — anche dei più umili — per il bene del suo popolo. Come dice sant’Agostino: “Non per mio merito, ma per grazia sua sono vostro vescovo: servo del Salvatore, non il Salvatore.” (s. 340, 2). La sua elezione è stata per noi una conferma che il carisma agostiniano ha ancora tanto da offrire alla Chiesa di oggi.
È stata una sorpresa o girava nell’aria?
K.C.: In verità è stata una sorpresa, almeno per noi. Non era tra i nomi più citati dai media o nei circoli “esperti”, eppure lo Spirito Santo — come insegna la Scrittura — “soffia dove vuole”. È proprio questa la bellezza del mistero della Chiesa: non è governata da calcoli umani, ma dalla provvidenza divina.
Sant’Agostino diceva: “Il buon pastore cerca la gloria di Dio, non la propria.” (Trattato su Gv. 46, 9). Ed è questo che, a posteriori, abbiamo riconosciuto nella sua elezione: una chiamata non basata su visibilità o strategie, ma su una fedeltà silenziosa e solida al Vangelo, vissuta per anni in vari contesti, anche molto lontani e difficili. È la logica del Vangelo, non quella del mondo.
Che rapporto avevate col Cardinale Prevost?
K.C.: Il mio primo incontro con lui risale all’anno del noviziato in Nigeria quando era il nostro Priore Generale. Ero all’inizio del mio cammino, pieno di entusiasmo ma anche di incertezze. Lui era già una figura molto rispettata, eppure si avvicinava a ciascuno di noi con una semplicità disarmante. Al termine di quell’anno, fu proprio lui a offrirmi la possibilità di continuare gli studi a Roma, con una borsa che ha davvero segnato il mio futuro.

Arrivato a Roma, ho avuto modo di incontrarlo diverse volte perché avevamo insieme nello stesso luogo anche se in due comunità diverse. In varie occasioni come durante la mia ordinazione diaconale era sempre presente. Era un superiore che non faceva mai pesare il suo ruolo, ma lo viveva con spirito fraterno. Come dice Agostino: “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo. Il primo è una grazia, il secondo un peso.” (s. 340, 1). Questo duplice tratto – autorità e fraternità – era ben visibile in lui.
Che superiore era per voi?
K.C.:Era un uomo dalla grande autorità, ma esercitata sempre in modo pacifico e conciliante. Mai autoritario, mai rigido, ma sempre attento a costruire ponti, ad ascoltare, a mediare. Aveva il dono raro di far sentire ciascuno accolto, senza rinunciare alla verità o alla chiarezza. Era un testimone silenzioso di quella unità nella carità tanto cara a Sant’Agostino.
Ricordo che una volta, parlando di una situazione difficile nella nostra comunità, ci disse: “L’unità non si impone, si semina ogni giorno con pazienza”. Era il suo stile. E mi ha sempre colpito quanto in lui fosse evidente ciò che Agostino scrive nei Sermoni: “Servire è proprio del buon pastore; comandare con amore, non con superbia.” (s. 340, 3).
Quali sono state le prime parole che ha rivolto a voi personalmente da neo Papa?
K.C.: In realtà, ciò che mi ha toccato più profondamente non sono state le parole, ma il modo in cui mi ha guardato e sorriso. È accaduto proprio ieri in occasione del compleanno del nostro Priore Generale. Era un momento di fraternità, ed egli fatto un gesto semplice: un sorriso fraterno, un saluto colmo di pace. In quel momento, ho sentito che nulla era cambiato — era sempre lui — e allo stesso tempo tutto era cambiato — ora è il Successore di Pietro.
In quel gesto c’era la vivacità della fraternità agostiniana, la discrezione di un padre e la forza silenziosa di un uomo che ha detto il suo “sì” alla Chiesa fino in fondo.

